«Ahimè, mio Dio, perché non mi hai fatto nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere». Parole ironiche e pungenti che sembrano uscite da un manifesto femminista moderno. E invece risalgono al 1405. A scriverle fu Christine de Pizan, una donna straordinaria, troppo poco celebrata, che osò sfidare il pensiero dominante e rivendicare il valore femminile, tanto da meritare il titolo di prima femminista della storia.
All’epoca, il genere femminile era considerato inferiore in quasi ogni ambito, simbolo di vizio e di debolezza fisica e psicologica. In questa oscurità Christine riuscì a insinuarsi attraverso la forza della scrittura, sfidando pregiudizi radicati e aprendo la strada a una nuova visione del ruolo femminile. Ben presto prese parte alla celebre querelle des femmes, un ampio dibattito sviluppatosi in Europa tra la fine del Medioevo e il XVIII secolo sulla natura e il ruolo dei sessi. Attraverso testi filosofici, teologici e politici, si discuteva soprattutto dell’inferiorità femminile e della presunta superiorità maschile.
Chi è Christine de Pizan?
Geronimo 26.11.2019, 11:35
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In un contesto che la voleva silenziosa e sottomessa, Christine non solo può essere considerata la prima femminista della storia, ma fu anche la prima donna in Europa a esercitare la professione di scrittrice. Merito di un padre lungimirante che, nonostante le convenzioni dell’epoca, le permise di studiare storia, filosofia e medicina. La vita, però, non le fu benevola: in breve tempo perse sia il padre sia il marito. «Dovetti diventare uomo», scriverà, riferendosi al compito ormai solitario di crescere i figli e sostenere la madre. Da quel momento, la scrittura divenne la sua unica fonte di sostentamento e la consacrò come autrice celebre in tutta Europa. Anche in questo fu rivoluzionaria: riuscì a mantenere la famiglia in un’epoca che relegava le vedove all’emarginazione, accusandole di avidità e lussuria.
La sua opera più celebre è La città delle dame (1405). Decenni prima che Tommaso Moro e Campanella scrivessero delle loro città ideali, Christine riuscì a comporre una vera e propria utopia tutta al femminile. Convinta che la mancanza d’istruzione fosse l’unico limite del genere femminile, immaginò una città fittizia abitata solo da donne. «Sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d’accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline ad ogni tipo di vizio»: in una società dominata dai pregiudizi, le donne dicono che è necessario fondare una città in cui siano le “dame” a regnare.
Non tutti gli uomini (e soprattutto i più saggi) condividono l’opinione che sia un male educare le donne. Ma è vero che molti uomini sciocchi lo hanno sostenuto perché non gli piaceva che le donne ne sapessero più di loro.
Christine de Pizan
Le protagoniste che popolano questa città sono figure straordinarie che, con i loro gesti e le loro scelte, hanno contribuito in modo decisivo allo sviluppo della società: Saffo, Didone, Semiramide… persino Lucrezia, che scelse il suicidio dopo la violenza subita. Eroine, vittime, mistiche, sapienti e imperatrici: Christine raccoglie alcune tra le più emblematiche donne della mitologia e della storia e, per la prima volta, affronta temi cruciali come la disparità culturale, il diritto all’istruzione, la violenza sessuale e di genere.
“Un giorno e una donna”
Alice 27.04.2024, 14:40
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Verso la fine della sua vita, Christine depose la penna, ritirandosi in convento dopo aver assistito agli orrori della Guerra dei Cent’anni. Ma l’apparizione di Giovanna d’Arco la colpì come un fulmine: una ragazza giovanissima, non un’intellettuale, che con una scintillante armatura guidò l’esercito francese, liberò Orléans e ridiede forza a Carlo VII. Christine non poteva restare in silenzio. Nelle sue parole traspare l’ammirazione: «Che onore per il sesso femminile quando questo regno devastato fu salvato da una donna, cosa che cinquemila uomini non hanno fatto…». Come finisce, però, lo sappiamo tutti: all’eroina spettò il rogo perché accusata di essere strega.
Avide, lussuriose, sottomesse, streghe. Per secoli alle donne sono stati cuciti addosso aggettivi negativi, trasformandole in figure mitologiche: incomprensibili, sante e maledette. Immaginate l’audacia di Christine nel voler spezzare questa narrazione, nel dare voce a metà dell’umanità oppressa e denigrata. Oggi non si bruciano più le streghe sul rogo, eppure a volte un mondo davvero paritario sembra possibile solo per magia e incantesimi. Ma non dobbiamo cedere alla disillusione: serve ritrovare, ogni giorno, il coraggio di Christine.
Di amicizie, ossessioni e una città delle dame
Alice 17.12.2022, 14:35
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