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Quando Shakespeare vendeva solo 2’000 copie

In vita, il grande drammaturgo inglese non considerava le sue opere teatrali neppure degne di essere stampate, tanto che molta della sua produzione rischiò di andare perduta. La storia delle prime edizioni del Seicento, dal First Folio in poi

  • Oggi, 17:00
Una copia del First Folio di William Shakespeare

Una copia del First Folio di William Shakespeare

  • IMAGO / Panama Pictures
Di: Andrea Kerbaker / Alphaville / MrS 

La tempesta è un’opera fenomenale, anche tra quelle di William Shakespeare. Fenomenale anche il traduttore: Salvatore Quasimodo, negli anni Cinquanta del Novecento. 
Pensare che abbiamo rischiato di non averle neppure, molte delle opere di Shakespeare – inclusa La tempesta

Shakespeare muore nel 1616 a 52 anni – che oggi ci sembrano pochissimi, ma all’epoca era un’età piuttosto matura – dopo aver dato alle stampe solo una piccola parte delle sue opere, e avendo sempre considerato il teatro un’attività abbastanza secondaria. Nonostante di teatro ne abbia fatto – e molto bene – in tutti i generi, un teatro straordinariamente poetico, drammatico… ma lui pensa che la sua fama sarà legata ai poemetti che scrive e stampa – e che oggi leggiamo perché sono di Shakespeare, l’autore dell’Amleto, non certo per i poemetti in sé. Shakespeare però pensa di essere un poeta, destinato a essere ricordato per queste opere più tradizionali.

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Shakespeare: “La tempesta” (2./10)

Alphaville: le serie 10.03.2026, 12:35

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  • Andrea Kerbaker ed Enrico Bianda

Del suo teatro esistono solo i copioni, tanti e molto diversi tra loro (oggi i filologi si accapigliano per dire qual è quello buono): alcuni brani venivano infatti tolti o aggiunti a seconda delle esigenze di chi recitava, tanto che addirittura in alcune versioni non ci sono parti famosissime – penso proprio all’Amleto

Alla morte, Shakespeare nomina come suoi esecutori testamentari due attori, John Heminges e Henry Condell, che decidono di dare alle stampe tutte le opere di Shakespeare. Un’impresa grandiosa, che li occupa per sette anni, perché devono recuperarli, questi testi; trovare qual è la versione giusta; mettersi d’accordo… l’impresa è così laboriosa che di questa prima edizione, che viene pubblicata nel 1623, esistono diverse versioni. Esistono fogli, nello stesso libro, tirati prime o dopo, con delle correzioni: ulteriore materia sulla quale accapigliarsi, per gli studiosi del futuro. Questa prima edizione, già molto ricercata nel 1623, è il cosiddetto First Folio, là dove Folio indica la dimensione del libro, che è piuttosto grande. Del First Folio vengono stampati circa 500 esemplari, e oggi ne sopravvivono davvero pochi. Se lo trovate su una bancarella, meglio comprarlo: vale milioni di dollari. 

Al First Folio, che va esaurito dopo un po’, seguono in tutto il Seicento altre edizioni che – con una certa mancanza di fantasia – gli editori hanno chiamato Second Folio, Third Folio, Fourth Folio e così: si distinguono, naturalmente, per la data di stampa. Ce n’è uno già nel 1632, e uno al principio degli anni Sessanta, che forse è perfino più raro degli altri, perché nel 1666 il famoso incendio di Londra brucia mezza città e quasi tutte le copie. 

L’impresa della pubblicazione delle opere di Shakespeare rimane straordinaria, perché come detto da un’edizione all’altra vengono aggiunte o tolte alcune parti, quindi questo alimenta curiosità e anche leggende sulla paternità di alcune opere di Shakespeare, così come del resto ci sono leggende sulla sua vera origine. 
William Shakespeare, com’è noto, è nato a Stratford, a un’ora circa da Londra: ancora oggi lì si celebra la sua vita, c’è la sua casa, eccetera. Ma sulle sue origini, in seguito, si sono spesi fiumi fiumi di inchiostro. Ci sono perfino leggende che riguardano una sua presunta origine italiana, visto che molte delle sue opere sono ambientate in Italia: a Verona, a Mantova... 

Rimane sorprendente pensare che, al momento della sua morte, molte delle sue opere non fossero neppure disponibili: abbiamo rischiato di non conoscere capolavori assoluti. E in ogni caso, anche in tutto il Seicento, Shakespeare ha solo queste quattro edizioni, peraltro molto costose: un Folio è un libro importante anche fisicamente, ingombrante, e solo persone molto facoltose potevano permetterselo. In tutto, nelle varie ristampe sono state tirate circa 2.500 copie, le stesse che vende oggi un autore di calibro medio-piccolo. E ovviamente, non c’erano traduzioni: le prime sono in francese, tradotta da Voltaire, nel Settecento, e in italiano, dopo la metà dello stesso secolo. Quasi nessuno conosceva Shakespeare all’estero, ai tempi, se non quei pochissimi che parlavano inglese, una lingua molto poco praticata. Altro che traduzioni con i sottotitoli in tempo reale …

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