Che cosa può la letteratura? Una domanda enorme, quasi consumata dall’uso, eppure inevitabile. Forse perché la risposta cambia ogni volta, coincidente con quei libri che continuano a parlarci anche quando il tempo che li ha generati è passato. In questo senso Alberto Moravia resta un esempio evidente: autore del Novecento, ma ancora capace di raccontare fragilità e contraddizioni del presente. Di questo dialogo tra passato e contemporaneità ha parlato a Laser Alessandra Grandelis, ricercatrice e docente all’Università di Padova, che ha curato per Bompiani alcune tra le sue opere più importanti.
Per Grandelis, confrontarsi in particolare con La noia e Gli indifferenti (di cui ha curato le nuove edizioni) significa dialogare con due snodi storici fondamentali: l’alba del Novecento e gli anni Sessanta della piena industrializzazione. Due romanzi che, sottolinea, conservano una sorprendente attualità e che proprio per questo non richiedevano interventi interpretativi invasivi: parlano ancora da soli.

Scena dal film "La noia" di Damiano Damiani (1963)
È soprattutto La noia a restituire una condizione ancora riconoscibile: il vuoto del benessere, l’inquietudine che nasce dall’eccesso di possibilità, dall’accumulo di stimoli e dalla difficoltà di attribuire senso al desiderio. Anche se il contesto economico è mutato rispetto agli anni Sessanta, quel tedio irrequieto attraversa ancora il presente. Lo riassume una delle frasi più emblematiche del romanzo: «non volevo fare assolutamente niente, pur desiderando ardentemente fare qualche cosa».
Il rapporto tra Moravia e il cinema è un altro snodo essenziale della sua fortuna culturale. Le trasposizioni cinematografiche hanno dato nuova vita ai suoi testi: da Gli indifferenti di Francesco Maselli, molto apprezzato dallo stesso autore, fino alla versione del 2020 firmata da Leonardo Guerra Seràgnoli. Anche La noia ha avuto più riletture, dalla prima di Damiano Damiani alla versione francese diretta da Cédric Kahn. In totale, tra romanzi e racconti, si contano circa quaranta adattamenti tratti dalla sua opera: una scrittura che, nonostante il passare del tempo, continua a ispirare nuove interpretazioni.
Grande attenzione Grandelis l’ha dedicata anche agli anni della formazione dello scrittore, curando il volume Se questa è la giovinezza, vorrei che passasse presto. Un lavoro nato da anni di ricerca archivistica, che raccoglie testi dagli anni Venti agli anni Quaranta e restituisce il laboratorio del giovane Moravia mentre costruisce la propria idea di realismo. Sono anche gli anni successivi alla lunga malattia, la tubercolosi ossea, e della riscoperta della vita: viaggi, osservazioni, primi sguardi sull’Europa e sul mondo, già con il profilo del futuro saggista.

Scena da "Gli indifferenti" di Francesco Maselli (1964)
Moravia, infatti, resta anche il grande osservatore del mondo contemporaneo. Nelle raccolte L’America degli estremi e L’inverno nucleare (sempre a cura di Grandelis) torna la sua capacità di leggere il presente. Da un lato gli Stati Uniti attraversati in trent’anni di viaggi, descritti nelle loro contraddizioni profonde; dall’altro la riflessione nata dopo la visita a Hiroshima, che porterà lo scrittore fino all’impegno politico sul tema del disarmo nucleare.

Sul versante più intimo, Grandelis ha curato anche Quando verrai sarò quasi felice, dedicato alla relazione tra Moravia e Elsa Morante. Un corpus affrontato con cautela: le lettere, racconta, sono rimaste “a riposo” per anni prima di trovare la forma giusta. Ne emerge un rapporto complesso, attraversato da fortissima intesa e profonde differenze di temperamento e origine sociale, ma anche uno spaccato del Novecento vissuto da due intellettuali mai disposti a rinunciare al proprio ruolo pubblico.
Dall’esistenzialismo novecentesco alle pagine politiche, dal racconto di viaggio al reportage, così si è espresso – e ancora si esprime – Alberto Moravia. Le sue opere continuano a vivere perché non appartengono a un’epoca sola: parlano al presente, al futuro, a chi è disposto ad ascoltarle. È per questo che un corpus rigoroso, capace di accogliere ogni sfumatura della sua scrittura, diventa essenziale per preservarne la voce e la visione.
Dalla luna agli abissi
Laser 16.03.2026, 09:00
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