Letteratura

Quando spostare una biblioteca rivela nuovi significati

Il trasferimento dei 45’000 libri di Umberto Eco da Milano a Bologna diventa un’operazione di senso: non un trasloco, ma un modo per rileggere e rinnovare il suo pensiero

  • Un'ora fa
Umberto Eco
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Di: Laser/EBo 

Per Umberto Eco una biblioteca non è mai una semplice collezione di volumi, ma un organismo vivente, un sistema complesso dove ogni libro parla agli altri generando significati sempre nuovi. Una memoria vegetale, nutrita di carta e pensiero, capace di conservare e trasformare allo stesso tempo. Trasferire i suoi circa 45’000 volumi nella Biblioteca Universitaria di Bologna significa dunque compiere un gesto delicato: non un trasloco, ma una traduzione.

Lo sottolinea Riccardo Fedriga, direttore scientifico della Fondazione Umberto Eco: «Stiamo trasferendo una biblioteca privata in un luogo pubblico. Sembra semplice, ma è molto complesso perché occorre creare criteri nuovi affinché una mente vegetale privata diventi una mente vegetale pubblica». Una traduzione, appunto, che comporta perdite e guadagni, perché «il trasferimento è una traduzione, è un tradimento», come ricordava lo stesso Eco.

Francesca Tancini, storica dell’arte e bibliotecaria, racconta il lavoro intimo che si compie sugli scaffali: «Si comincia ascoltando i libri: il dialogo che hanno tra loro, sulle mensole, nelle diverse altezze. La biblioteca di Eco era pensata per uno sguardo che cammina». In quel camminare si rivelano le linee del tempo delle letterature, intrecciate tra loro orizzontalmente e verticalmente, dove il teatro incontra la poesia e la poesia sfiora la cultura popolare. Un organismo vivo, mobile, esposto all’evoluzione naturale di ogni forma di sapere.

Molti di questi intrecci non potranno essere ricreati nello stesso modo negli spazi bolognesi. E tuttavia, aggiunge Tancini, «quello che saremo costretti a perdere nello spazio, vogliamo salvarlo con la memoria», anche grazie agli strumenti digitali. La traduzione, allora, non distrugge: ricolloca, reinterpreta, rende possibile un nuovo racconto.

Per Fedriga, ciò che la biblioteca di Eco può offrire ai lettori di oggi è l’inesauribile libertà del movimento: «I libri sono protesi della memoria, strumenti per muoverci nel mondo». L’immagine, presente nel docufilm di Davide Ferrario, di una bambina in pattini che attraversa gli scaffali, diventa così simbolo di una conoscenza non più custodita in alto sugli altari, ma attraversabile, condivisibile, viva.

Trasferire la biblioteca di Eco significa dunque custodire un respiro: quello di pagine che non smettono di dialogare, trasformarsi, generare nuove scintille di senso. Come ogni vera traduzione, dire quasi la stessa cosa. Ma sempre, inevitabilmente, far nascere qualcosa di nuovo.

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Tradurre una biblioteca

Laser 04.03.2026, 09:00

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  • Letizia Bolzani

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