Letteratura
Anniversario

Tra il disastro di Seveso e l’aborto: Laura Conti

A cinquant’anni da una delle peggiori tragedie ambientali della storia, l’eredità di Laura Conti e del romanzo “Una lepre con la faccia di bambina”, che stabiliva un legame tra la contaminazione da diossina della Brianza e la battaglia per il diritto all’aborto in Italia

  • Oggi, 12:00
Moria di animali a seguito del disastro di Seveso (1976)
  • IMAGO / TT
Di: Alessio von Flüe 

Un odore pungente, un forte bruciore agli occhi. In alcuni paesi della bassa Brianza gli abitanti cominciano ad avere reazioni cutanee. Nessuno si rende conto della gravità della situazione. È il 10 luglio 1976. 

Nei giorni seguenti piccoli animali cominciano a morire, le piante seccano. Si scopre che il guasto a un reattore dello stabilimento chimico-farmaceutico Icmesa ha sprigionato nell’aria una nube tossica di diossina. È l’inizio di quello che passerà alla storia come il “disastro di Seveso”.

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Il disastro di Seveso

Prima Ora 22.04.2026, 18:00

All’epoca le conoscenze sulla pericolosità della sostanza erano lacunose. Si erano osservate malformazioni nei feti animali, uno dei principali timori era la possibilità di problemi analoghi per le donne incinte. L’aborto, tema centrale nel dibattito politico di quegli anni (sarà depenalizzato solo nel 1978, due anni dopo il disastro), trova in Seveso un inaspettato terreno di discussione pubblica. Una guerra combattuta sul corpo delle donne.

Tra le tante voci si distingue quella di Laura Conti. Medico, politica, pioniera dell’ecologismo italiano, scrittrice: all’epoca consigliera regionale in Lombardia, Conti offre da subito il suo sostegno alle donne brianzole. Lamenta come la politica, sia quella a favore sia quella contraria all’aborto, le tratti come un esperimento sociale, incubatrici deumanizzate e giudicate moralmente, private del diritto di salvaguardare la propria salute. Su quei giorni scrive un reportage, Visto da Seveso (1977), ma è soprattutto con il romanzo Una lepre con la faccia di bambina (1978) che ricostruisce le dinamiche umane e sociali, spesso contraddittorie, delle comunità investite dal disastro. 

Copertina del libro "Una lepre con la faccia di bambina", di Laura Conti

Attraverso gli occhi di Marco, dodicenne protagonista e narratore della storia, siamo catapultati nel periodo immediatamente successivo al 10 luglio del 1976. La quotidianità del ragazzo è espressa con un linguaggio mimetico, orale, la realtà filtrata dalla rappresentazione che un ragazzo ne può dare. Nelle intenzioni dell’autrice, l’opera doveva avere una natura divulgativa, essere indirizzata ai giovani per capire cosa fosse successo. Ne emerge però un romanzo per adulti, in cui vengono rappresentate incertezze, paure e contraddizioni di un’intera comunità:

Insomma, il veleno c’era, oppure non c’era? E a che cosa serviva dire che non era vero niente, e poi tutti potevano vedere che le foglie erano bruciate e che le bestie erano morte? Se mia madre voleva sapere la verità bastava che veniva nell’orto di Sara, potevo togliere la terra e farle vedere tutte le bestie che avevamo seppellite.
Ma la sapeva già, la verità, tanto è vero che mi mandava a Rapallo.

Laura Conti

Marco viene mandato via da Seveso, da una zia che vive a Rapallo. Ci sta però solo pochi giorni, poi la madre si convincerà che il pericolo è scampato. Tornato a casa, la sua famiglia riceve l’ordine di evacuazione. 

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Specialisti con tute protettive controllano i terreni attorno a Seveso

Seveso 50 anni dopo

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Se tutta la prima parte del libro è una fotografia delle preoccupazioni della comunità, in costante tensione tra i timori per la propria salute e quelli economici, nella seconda diventa centrale il tema dell’aborto. Lo fa attraverso il personaggio di Assuntina, sorella maggiore della migliore amica di Marco, rimasta incinta prima del disastro e ora al centro del dibattito tra femministe e antiabortisti.

Attraverso lo sguardo di Marco osserviamo le preoccupazioni per il rischio di malformazioni nel feto. Il ragazzo sarà ossessionato soprattutto dal labbro leporino, dai «bambini con il muso di lepre», tanto da avere incubi ricorrenti:

Quella notte ho fatto ancora il brutto sogno, della gran confusione di animali che parevano bambini e bambini che parevano animali. C’erano i cacciatori e miravano a una lepre, qualcuno gridava “non sparate, è una gatta”; loro sparavano, e la gatta, o lepre, cascava stecchita e io vedevo che aveva la faccia di bambina.

Laura Conti

Assuntina deciderà infine di abortire recandosi da una zia in Sicilia, considerata esperta in aborti clandestini. Perderà la vita durante il tentativo di interruzione di gravidanza mediante due ferri da calza. 

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“Cristo si è fermato a Seveso”

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Quello di Laura Conti in La lepre con la faccia di bambina è uno sguardo lucido, capace di cogliere e cristallizzare le storie che stanno dietro la Storia. Oggi l’opera diventa un modo per immergersi in quei giorni attraverso una voce ingenuamente umana, di vivere le dinamiche sociali comuni a ogni disastro eppure sempre peculiari. Con gli occhi di chi teme per la nascita di bambini con il muso di lepre, e di lepri con la faccia di bambina.

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