Un fucile, che incombe come una minaccia su un rapporto tra una donna e un uomo. Ma anche un paio di occhiali da sole, un barattolo di vetro, un congelatore, una moneta, un guinzaglio, e tanti altri oggetti del quotidiano, che vanno a evocare ricordi e situazioni, costituendo al tempo stesso i capitoli di Fucile, primo romanzo della scrittrice svizzera di lingua francese Odile Cornuz.
Un racconto, quello di Odile Cornuz, che con uno stile preciso, sobrio, ma al tempo stesso intenso, ci porta ad esplorare le dinamiche e i segreti di una famiglia e di una relazione, che a poco a poco si svelerà tossica e potenzialmente violenta. Un rapporto quello tra l’uomo e la donna, nel quale a seguito della passione iniziale e dell’instaurarsi di una normale quotidianità familiare, inizia infatti ad insinuarsi un senso di tensione, che diventerà con il tempo vera e propria paura.
Una storia di violenza psicologica, che per la scrittrice romanda era diventata un’urgenza tematica, perché: “quello della violenza psicologica penso sia un tema importante di cui non si parla necessariamente molto, in quanto può rappresentare ancora un tabù. E per certe donne che vivono queste situazioni a volte è difficile capire di esserci dentro. Penso quindi in questo senso che la letteratura abbia un potere, quello di tendere uno specchio alle persone che non capiscono di essere intrappolate in questo tipo di relazione tossica.”
Recentemente tradotto in italiano da Carlotta Bernardoni-Jaquinta, il libro è pubblicato da Gabriele Capelli Editore.




