«Per ragioni della vita ignote, mi sono ritrovato ad abitare il Sentiero di Gandria durante l’estate passata. Senza avere un progetto di scrivere delle canzoni pop, perché trovandomi in una sorta di iato artistico, mi ero promesso di non farlo. La riscoperta del Sentiero ha stimolato l’urgenza di farlo». (Tatum Rush)
Aspetta l’inaspettato…
Lolito Ceresiaco di Tatum Rush è una tra le più belle sorprese discografiche del 2026 musicale svizzero. Non poteva sfuggire ai radar di Confederation Music.
Il personaggio che dà il titolo all’album è «un’entità, una derivazione del mio immaginario sensoriale emotivo, che rappresenta un genio del luogo del Sentiero di Andria, un genius loci», racconta Tatum al microfono di Marco Kohler.
Il cantautore e artista ticinese è tornato con un disco di dieci canzoni pensate e concepite lontano dal frastuono urbano, sul Sentiero di Gandria, sulla scia di una ritrovata ebbrezza spirituale, del ricordo del nonno e dei suoi vecchi, ispiranti dischi in vinile. «Il nonno Angelo, l’ultimo romantico autoproclamato», così lo descrive. «Un personaggio pazzesco, da romanzo, una sorta di Modugno mancato del Ticino. Tassista, bon vivant: mi ha molto ispirato».

Quella di Lolito Ceresiaco è una passeggiata allucinata e malinconica, una raccolta di scatti musicali a grana grossa della magia di un’estate vissuta sul Lago di Lugano giocando e flirtando con un bouquet di reminiscenze jazz, bolero, swing, klezmer, tradizione partenopea e tarantella.
Tatum Rush veste i panni di un crooner nostrano su una fotografia sbiadita dal tempo ma carica di storia e di ricerca. La bellezza di Lolito Ceresiaco sta anche nella sua essenzialità, nella forte resa data da una produzione fatta come una volta: pochi microfoni, musicisti super-preparati e zero post-produzione. Ciò che sentiamo è ciò che hanno suonato. Spontaneo e sincero, proprio come la natura che lo ha ispirato.


