L’estate ha un ritmo diverso: si stacca la spina e finalmente si trova il tempo per approfondire i propri interessi culturali, dedicandosi a libri, film e serie TV, accantonati nei mesi più intensi. Da qui nasce l’idea di coinvolgere alcuni colleghi – che di cultura si nutrono tutto l’anno, ma che raramente vediamo in video – per chiedere loro quali saranno le loro scelte per l’estate.
Sono un ascoltatore stagionale. Ci sono dischi che mi vanno solo d’estate e altri solo d’inverno: due anime sonore dalla scarsa permeabilità, in cui lo scambio è limitato a rari sfizi del momento. E poi ci sono le mezze stagioni. Ciò significa che per selezionare degli ascolti per l’estate devo attingere a circa un quarto della mia collezione. Chiamiamola una forma di razionalizzazione sonora.
Andiamo sul classico, con la dicotomia tra mare e montagna, perché anche le mete più tipiche possono ospitare avventure sonore.
Le chicche estive di Andrea Rigazzi, redazione RSI Cultura
RSI Cultura 17.06.2026, 15:00
Il suono che associo alle scorribande balneari è quello di Zen Arcade degli Hüsker Dü. Dentro c’è la melodia, ma anche una ricerca sonora in cui gli strati di distorsioni chitarristiche amplificano stati d’animo. Uscì nel 1984 e fu una piccola rivoluzione per il punk hardcore.
È un doppio concept album che racconta la storia di Zen, adolescente in fuga, le cui peripezie sono scandite dai brani in scaletta. Pezzi che si estendono oltre la durata di riferimento del genere (calcolando che nell’hardcore si può stare sotto il minuto), in cui la scrittura poggia sulle emozioni e, tra tensione e rilascio, conduce lungo traversate psichedeliche. Brani come l’acustica Never Talking to You, Chartered Trips e Pink Turns to Blue sono fra le gemme più brillanti di un disco che trafigge il cuore.
Zen Arcade (Babylon’s Burning, Rete Tre)
RSI Cultura 01.07.2024, 08:00
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Al mare la psichedelia mi aiuta a superare le ondate di calore, rallenta i battiti e crea una bolla dove stare riparato (prima di fare il bagnetto). Quella anni ’90 dei primi Verve rinfresca con le sue vibrazioni del nord d’Inghilterra.
A Storm in Heaven è il debutto sulla lunga distanza della band capitanata da Richard Ashcroft. Senza nulla togliere al buon Riccardo, ancora acerbo ma già sufficientemente magnetico, brani come Star Sail, Slide Away, Beautiful Mind e Already There esaltano il lavoro alle chitarre di Nick McCabe, tessitore di blues dilatato a dovere dall’ampia effettistica impiegata.
Se invece vogliamo fuggire dalla calura salendo in montagna, il disco caldamente consigliato è l’omonimo di Fred Neil. Uno che ai tempi del Greenwich Village fu mentore pure di un certo Bob Dylan.
Fred Neil è il disco di Everybody’s Talkin’ - resa celebre da Nilsson nella colonna sonora di Un uomo da marciapiede - e The Dolphins. Quest’ultima potrebbe sembrare un controsenso, viste le atmosfere evocate, ma è il nostro trait d’union. Tutto si chiarisce quando girano la sua versione di I’ve Got a Secret e quella di Green Rocky Road, in cui tradizione folk e cifra cantautorale stanno in perfetto equilibrio mentre ti accompagnano a spasso tra imponenti conifere.
Scegliere è sempre difficile. E allora infilo ancora qualche dischetto. A partire dai Lost Dogs, raccolta di rarità dei Pearl Jam: il secondo disco contiene alcune delle loro migliori cose acusticheggianti.
Il mio segreto meglio custodito invece è Sperm Whale Trip Over degli inglesi AR Kane. Un pezzo etereo, sospeso, che si discioglie nelle sue componenti dub. Questo flusso mi porta ad ascoltare qualunque cosa uscita dagli studi di Kingston mi capiti a tiro. Gente come King Tubby o Lee “Scratch” Perry (che visse nelle terre d’Elvezia) concilia a suon di ultrabassi.
Poi, siccome un battito tira l’altro, al crepuscolo (e oltre) ci sta anche qualche selecta hip hop di quelle messe assieme da abili produttori/dj e reperibili sulle piattaforme digitali. Spesso sono lunghe sequenze di strumentali, i cui appoggi jazzati su ritmi boom bap riverberano d’asfalto della città.
Buona estate con la musica, che è sempre un’ottima compagna di viaggio.


