La scelta degli Zen Circus di ritornare alle nostre latitudini portando il disco di 10 anni fa, La Terza Guerra Mondiale, non sembra di buon auspicio. Del resto il compito degli artisti non è mai stato quello di proteggerci o nascondere le loro visioni, quanto di aprirci la mente con la loro energia. E allora Andrea Appino, Massimiliano “Ufo” Schiavelli e Karim Qru tornano in un momento storico forse decisivo, come molte volte ci è parso negli ultimi anni.
Due date, il 17 ed il 18 aprile 2026 allo Studio Foce di Lugano, apriranno un tour europeo che toccherà anche Monaco, Berlino, Parigi, Bruxelles, Londra e Barcellona. Zen Circus, nome nato dall’unione dei titoli di due album degli Hüsker Dü (Zen Arcade e Metal Circus), band che fin dal suo nome (“Ti ricordi?” in danese) lasciava spazio al ritornare sempre e per sempre.
Attraverso 15 uscite, il terzetto pisano si è costruito una storia personale e riconoscibile, che ha portato Andrea a trovare i perfetti sodali (nel 2003 si chiude infatti il triangolo della formazione attuale) per portare avanti una poetica unica in Italia, che si è via via trasformata unendo punk, folk, canzone italiana, rock’n’roll e country.
ZEN CIRCUS
RSI Cult+ 09.03.2026, 17:07
Negli anni mi è capitato di incrociarli in diverse fasi della loro carriera: una prima volta, nei primi 2000, a un vecchio MEI a Faenza (storico meeting delle etichette indipendenti), dove li vidi esibirsi sulle scale esterne; poi in diverse occasioni luganesi… Ma il tempo è passato, siamo cresciuti e intriga capire cosa porti una band ormai storicizzata a riprendere un momento preciso del suo percorso.
Una decisione che la band spiega sul suo profilo Instagram con parole sintetiche: «Perché vogliamo tornare al passato guardando avanti senza nessuna nostalgia. Il modo migliore di farlo è unire questo viaggio indietro nel tempo a qualcosa che non avevamo mai fatto: un tour europeo. Passato e futuro insieme. Cosa suoneremo? Suoneremo tutto il disco, insieme alle canzoni che erano in scaletta all’epoca (che non facciamo da una vita)».
Sorge il dubbio su come siano cambiati gli Zen Circus, su come siano maturate la rassegnazione e la speranza che hanno saputo instillare in questo loro lavoro. La libertà di Ilenia, le lettere di un ragazzo invecchiate di altri dieci anni, il razzismo vomitevole della gente onesta e il consumismo: un disco che già allora tendeva a tirare bilanci parlando di crescite, come in Niente di spirituale, di confini (anagrafici e geografici) in una San Salvario che spirava verso il Nord Africa, di nuove aspettative occupazionali o della ricerca di tranquillità e sicurezza in un mondo incerto (Terrorista). Una musica che sa essere semplicemente ed efficacemente rock, inteso come un calderone brillante e potente, tirato ed emozionale nel quale inserire mille rivoli e influenze senza mai assomigliare a nessuno se non a sé stessi.
Resta da capire chi si sentirà chiamato in causa da queste vicende: se un pubblico coerente, dedito e maturato con i pisani oppure nuovi appassionati arrivati a loro tramite passaparola, algoritmo o chissà come. Lo vedremo al Foce, magari un po’ in disparte, per vedere di nascosto l’effetto che fa.
Non sappiamo se andrà tutto bene, come recita il brano che chiude il disco in questione, ma il suono della sua lunga coda strumentale potrebbe risvegliarci o ipnotizzarci di nuovo, facendoci credere di essere tornati al 2016. «Fate silenzio tutti (state zitti)», sibilavano nella canzone a un pubblico che cercava soltanto certezze. Ora gli interrogativi riguardano la composizione del pubblico: quando gli Zen Circus inizieranno a suonare, chi ci sarà ad ascoltarli?
Zen Circus al Foce (Dai che è venerdì, Rete Tre)
RSI Cultura 15.04.2026, 14:00
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