Non conta quanto sia grande la finestra dalla quale scegli di guardare il mondo. Conta che cosa sei pronto a vedere.
Il primo disco solista di chi ha condiviso anni e chilometri di musica è un gesto personale che sa di necessità fisiologica e ha il sapore dell’epifania. Healing Winters, pubblicato il 10 aprile 2026 da Safe Port Production, è la prima testimonianza individuale del chitarrista, cantautore e maestro Andrea Zinzi, che conosciamo come l’altra metà dei Make Plain.
L’album «nasce da un confronto che forse non ho mai avuto con questa forza», racconta il musicista a Confederation Music. Un lavoro di introspezione «che mi ha permesso di scavare un po’ all’interno di me stesso e capire quale fosse il fulcro della mia volontà di esprimere della musica».

La forza delle otto canzoni di Healing Winters sta nella loro essenzialità, nella loro registrazione in presa diretta, nel calore delle melodie e, soprattutto, nella potenza primordiale dell’uomo da solo con il suo strumento.
Fra le stagioni Zinzi preferisce l’estate, eppure il titolo del disco celebra il potere curativo dell’inverno. Scelta dettata dall’esperienza personale: «L’inverno per me è sempre stato una sorta di meditazione, e non per forza con esiti positivi. Ho fatto dei periodi di fatica in inverno, anche nella creazione. Curativo nel senso che per la prima volta, in inverno, sono riuscito a concretizzare un discorso musicale».
In questo sorprendente disco folk ticinese cantato in inglese, un faro, una grotta e una piccola finestra che guarda sui Denti della Vecchia, sono il catalizzatore generativo che ha scosso l’anima, trasformando la percezione in narrazione artistica. Silenzio e distacco diventano un cocktail che stimola la riflessione; nel caso di Healing Winters, sull’inverno, sui luoghi significativi e sulla cura.
I progetti con i Make Plain proseguono: l’obiettivo ora è andare a Nashville per produrre nuovi brani. Al suo album solista, invece, Zinzi riserverà situazioni che privilegino l’ascolto, in linea con la direzione musicale intrapresa: «Non è un progetto che voglio portare al bar, non è quello il senso. Non è un album che si suonerà prevalentemente live».


