Forse serviva solo un pretesto - uno dei tanti: l’almanacco dice che sono passati quarant’anni dal 1986 - per celebrare l’ennesima reunion di questa stagione della musica italiana, specie quando si parla di rock. O forse il motivo è davvero questo: ridare un posto nella storia a un disco che gli stessi autori hanno definito “incompreso” e trasformarlo - come da comunicazioni ufficiali - in uno che avrebbe effettivamente cambiato per sempre la musica italiana. Sorpresa: non è vero. 17 re, il secondo album dei Litfiba, che la band toscana ha appena ripreso in mano per il quarantennale, con tour di reunion in estate (si parte il 27 giugno 2026 da Perugia), è a tutti gli effetti un’opera di culto: allora poco capita, poi rivalutata, senza però essere mai stata davvero influente nel rock italiano. Ma è anche per questo, si capisce, che resta meravigliosa: un sogno lucido, un cortocircuito, un cerchio aperto e impossibile da chiudere.
Siamo nella Firenze anni Ottanta, culla dell’underground italiano del periodo. Dalle cantine stanno emergendo fenomeni, su tutti Diaframma e, appunto, Litfiba. Ma se il gruppo di Federico Fiumani, con la pietra miliare Siberia (1984), si muove nel solco post-punk dei Joy Division e punta sui testi, ispirati e rigorosamente in italiano, Pelù e soci, già dall’immenso esordio di Desaparecido (1985), raccontano un’altra storia: una via tricolore al rock internazionale - allora soprattutto new wave e post-punk - perfino in ritardo rispetto alla tabella di marcia mondiale, ma capace proprio da quello scarto provinciale, derivativo e in fondo originale, oltre che da un enorme talento dal vivo e compositivo, di costruire la propria forza. Tanto da aprirsi una breccia perfino in Francia. Per il resto, nessuno è profeta in patria e in casa i Litfiba sembrano quasi condannati a una vita bohémien fatta di oltre cento concerti l’anno e guadagni minimi. Più che musica, una missione: dimostrare che anche un rock cantato in italiano è possibile. Ed è qui che nasce 17 re.
Rispetto a Desaparecido, che aveva uno stile più sognante e il fascino dell’opera prima, qui tutto è ammantato di un viola livido, di una patina di pessimismo in stile dark che rende i sedici brani ora claustrofobici, ora maledetti, ora semplicemente allucinati. Le canzoni portano la firma dei Litfiba - testi e musiche, indistintamente - e quindi di Piero Pelù, Antonio Aiazzi (tastiere), Ghigo Renzulli (chitarra), Gianni Maroccolo (basso e arrangiamenti) e Ringo De Palma (batteria). Eppure è quasi impossibile trovare un collegamento con il rock di un El Diablo (1990), e quindi con la versione mainstream della band a trazione Pelù-Renzulli. Perfino molti dei ponti che avrebbero potuto legarlo allo stesso Desaparecido saltano: new wave, rock, post-punk, garage rock, punk duro e puro; testi astratti, se non disallineati, senza un ordine apparente che non sia l’arte per l’arte.
La formazione così com’era, la cosiddetta Storica, si sarebbe sciolta nel 1990, dopo la morte di De Palma e la fuoriuscita di Maroccolo verso i CCCP, questa è la seconda volta in cui si ritrovano e la prima dall’addio alle scene definitivo del 2022. Per l’occasione, Pelù ha tirato in ballo la Trilogia del Potere: tre dischi, tra cui di nuovo Desaparecido e 3 (1988), album di world music di cui 17 re non è in alcun modo un’anticamera. Schierato contro ogni forma di regime già dal titolo, 17 re è riferito a una canzone in realtà esclusa dalla tracklist perché non all’altezza e recuperata solo ora. Insomma, un lavoro “attuale” da Resta, sulla tragedia di Chernobyl (ma i testi vanno sempre letti controluce), a manifesti anti-violenza come Apapaia e Ferito. Ma è solo una parte della verità. L’altra è che, nonostante tutto, 17 re è così fuori dal tempo da non aver mai avuto né cercato eredi. E proprio per questo continua a parlare a tutti. È un capolavoro, ecco, perché è una sorta di White Album del rock italiano, sempre e comunque fuori tempo massimo, perfino barocco, un compendio estremo di tutto ciò che il genere avrebbe potuto essere nel decennio precedente alla sua uscita, e che non è stato.
Litfiba: tour per quarant’anni “17 re” (Radio Monnezza, Rete Tre)
RSI Cultura 17.06.2026, 21:00
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