Wendy Eisenberg è una virtuosa della chitarra che negli ultimi dieci anni si è mossa sulla scena indipendente, dall’art-rock al jazz, dall’improvvisazione free al folk e all’avanguardia. È il folk il genere più prossimo nel nuovo album che porta il suo nome, pubblicato per Joyful Noise.
Il disco nasce nel 2020 e coincide con il suo trasferimento dal Massachusetts (dove studiava al Conservatorio del New England) a Brooklyn. Passa quindi da un ambiente bucolico alla metropoli, con tutti i suoi vantaggi e ricchezze. È un cambiamento drastico, ma resta nell’animo una nostalgia che istintivamente fa gravitare Eisenberg fra country e folk. Si colgono le influenze di Gillian Welch, John Prine e Willie Nelson, ma anche sconfinamenti verso il weird folk, il folk “strano”, come quello dell’arpista Joanna Newsom e nelle orchestrazioni folk-pop della geniale quanto trascurata Judee Sill, così come nel lavoro di artisti più celebrati come Jimmy Webb e Van Dyke Parks.
Scorrendo i brani, troviamo David Lynch in Meaning Business: una canzone scritta dopo la morte del regista, figura molto importante per Eisenberg, fan in particolare di Twin Peaks. L’universo creato da Lynch è la rappresentazione del microcosmo surreale e fosco dell’America: opere che descrive come importanti non solo a livello personale, ma anche per altre persone che hanno subito violenza. «Il recupero dal trauma è un processo allucinatorio e psichedelico, perché ti confronti con il vero orrore», dice. In pratica, è la tesi al centro di Twin Peaks, secondo cui il male e il trauma, radicati nell’essere umano, frammentano l’identità in modo non risolvibile. Nel brano, cerca di ritrovare la bambina che era e che ha sopportato quel trauma, e alla fine cerca di liberarla dalla trappola di quel ricordo.
Tra il 2023 e il 2024 l’artista ha avuto un’esperienza che definisce «semi-mistica»: si è ritrovata a vagare per ore, da sola, dopo aver rinunciato a un amore e una vita convenzionali, abbracciando la sua identità queer. In Another Lifetime Floats Away ripercorre l’arco di una vita, il modo in cui il passato ci abita e riaffiora a suo piacimento, anche quando non ce lo aspettiamo. Scorre una serie di immagini familiari: la madre che prepara la colazione e il padre al lavoro; oggi si sente nei panni dei suoi genitori, ed è lei la persona che determina la sua vita.
Eisenberg ha riunito amici e collaboratori, come il bassista Trevor Dunn - già con Mike Patton e John Zorn - e Mari Rubio, che ha coprodotto il disco. Rubio, polistrumentista, nel disco suona pedal steel, synth e ha curato anche gli arrangiamenti d’archi. Un album registrato insieme a persone da cui Wendy Eisenberg si sente accettata, in cui prende atto di un cambiamento nella sua vita. E ogni nuova consapevolezza richiede coraggio ed energia, per cui voleva che queste canzoni fossero confortanti.
Per riassumere la ricerca sonora di Wendy Eisenberg, valga ciò che l’artista ha dichiarato: «Le canzoni sono autentiche canzoni folk, ma io non cerco tanto di esplorare le potenzialità della chitarra, quanto di includere i linguaggi più strani che questo strumento ha espresso nell’ultimo secolo e mezzo».
Wendy Eisenberg
La Recensione 19.06.2026, 10:45
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