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Il Ticino degli anni ‘80: dove fiorisce l’arte (e si sbraga pure)

Il libro di Roberto Raineri-Seith ripercorre i fermenti new wave a Sud delle Alpi, tra personaggi e luoghi simbolo

  • Un'ora fa
"Ticino underground. Arte, moda e sbraghi negli anni della new wave" di Roberto Renieri-Seith, Istituto Editoriale Ticino (copertina)
11:58

“Ticino Underground. Arte, moda e sbraghi”

Konsigli 18.06.2026, 18:00

  • libreriacasagrande.ch
  • Enrico Bianda
Di: Vasco Viviani 

«In conclusione, riguardo all’underground che fa da specchio all’establishment per illuminarne il buio, vorrei ricordare un pensiero di Brian Eno; noi creativi, me compresa, credevamo di essere l’underground, gli esponenti e promotori di una controcultura con la C maiuscola, positiva, aperta, inclusiva; e nella presunzione che fosse nostro il compito per cambiare il mondo, ci abbiamo dormito sopra per poi scoprire, oggi, che l’underground del nostro tempo è, ad esempio, il deep web, gli incels, l’Alt Right, gli Epstein Files e tutto quel mondo settario e criminale, che si nutre di ombre.

E una mattina ci siamo svegliati ed eravamo noi i terroristi».

È con queste parole di Giulia Maria Beretta che si chiude Ticino underground. Arte, moda e sbraghi negli anni della new wave di Roberto Raineri-Seith, edito da IET.

Un libro che è diario e testimonianza, macchina fotografica e ricordo di un’epoca lontana, in cui Locarno, Lugano, Ligornetto e Fusio erano luoghi dove potevano succedere cose collegate alle reti artistiche mondiali. Semplici impulsi ri-creativi, a tratti lampi di genio che sferzarono il quieto vivere di un cantone intero. Genio che si esprimeva cercando di trovare una propria via, un indirizzo che poteva partire dalla Dublino dei Virgin Prunes per arrivare alla Chicago di Laurie Anderson. 

Nomi che in questo libro hanno un peso per una generazione: quella dei Gio Cleis, dei Guy Bettini e dei Giuseppe de Giacomi, dei Walter e dei Carlo Butti. Artisti che hanno operato in Ticino tessendo reti importanti ma che forse restano impressi in maniera bidimensionale in queste pagine, personali come possono essere quelle di un Marco Philopat in Costretti a sanguinare, ma poco tormentate. In queste righe Raineri-Seith racconta una fase di passaggio a tratti interlocutoria e didascalica, ma anche onesta e convinta. Contraddittoria come solo una fase che va dal Morandi di Lugano alla Rada di Locarno può essere, onesta come chi da diversi decenni surfa e lavora con la cultura.

Di certo, Ticino underground è un libro che va letto e forse preso d’esempio, ché testi e testamenti non sono la medesima risma, ma in ognuno di essi si trovano interessanti spunti, corsi e ricorsi. Sarà interessante capire come i legami tracciati con il presente (l’Associazione Idra e il festival Chiasso Means Noise) possano condurre a una rifioritura sostenibile e con prospettive stabili. Del resto fra coltura e cultura passa soltanto una vocale e tutto ciò che si semina prima o poi si raccoglie: i frutti possono essere misteriosi e bizzarri ma spesso assaggiandoli si aprono nuove porte sensoriali. È successo nelle vetrine del Black Velvet e sulle pagine del T-Ribalta, negli androni del macello locarnese e nelle cantine di Casa Bacilleri. 

Nessuno crederebbe alla storia dei Dinosaur (non ancora Dinosaur Jr) a Locarno nel 1987, ma a foraggiarne le gesta forse ora ce ne staremmo a raccontare della Valle Maggia come della nuova Death Valley. Bene quindi alzarsi, uscire, aprire le porte, anche quelle meno raccomandabili, per cercare di vivere un presente fresco e vitale. Del resto, e implicitamente lo scrive l’autore, si può essere Virgin Prunes oppure U2, prendendo il caso dei fratelli Evans. Luce e ombra, successo e tormento, scelte che possono avvenire per un preciso indirizzo stilistico oppure per indole personale. 

Riprendendo e serbando il messaggio in Fenomenologia di Franco Battiato, che Roberto vide su un palco asconese:

È incerto il processo mentale

La voce è marmo e cemento

Vivo malgrado me stesso

Difficile attuare il controllo

Attorno i miei occhi c’è nebbia

I contorni si fanno imprecisi

Ho già scordato la mia dimensione

E forze sconosciute mi strappano da me

Non dobbiamo far altro che seguire la nostra strada: la direzione la conosciamo fin dagli anni ‘80.

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