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I Rolling Stones non hanno più niente da dimostrare

Esce “Foreign Tongues”, il 25° album: nessuna nostalgia, tanto divertimento e collaborazioni eccellenti, da Paul McCartney a Robert Smith, fino a Bruno Mars

  • Oggi, 08:00
  • Un'ora fa
Rolling Stones
  • Imago / Everett Collection
Di: Patrizio Ruviglioni 

E se il migliore album dei Rolling Stones da più di vent’anni a oggi fosse proprio il nuovo Foreign Tongues (esce il 10 luglio 2026), 25esimo della carriera, addirittura a 64 anni dall’esordio ufficiale, ora che le carte d’identità di Mick Jagger e Keith Richards, insieme, recitano più di 160 primavere? Tutto è possibile, anzi, è probabilmente realtà, merito di una band unica, che ha sconfitto il tempo e sovvertito lo stesso ordine naturale delle cose. Nate dalle stesse sessioni in studio del precedente Hackney Diamonds (2023), come in un’esondazione creativa non annunciata, a distanza siderale dal modesto A Bigger Bang (2005) e con in mezzo solo le cover di Blue & Lonesome (2016), queste 14 canzoni riprendono il vocabolario classico e storicizzato degli e dagli Stones - un blues-rock indiavolato e sporcaccione, a tratti tirato a lucido e a tratti più sgangherato, come sbagliarsi? - e certificano l’ascesa del gruppo a un nuovo, definitivo status: quello di entità immanente, che non ha più niente da dimostrare, specie dopo il Grammy vinto dallo stesso Hackney Diamonds, dimostrazione che anche da venerati maestri e dopo la morte dello storico batterista Charlie Watts (2021) avessero ancora qualcosa da dire.

E adesso? E adesso niente, ci si diverte e basta. Lasciato alle spalle il deserto da attraversare degli anni Novanta (con lavori minori come Voodoo Lounge, del 1994, ma il mito si costruisce anche così), ora gli Stones fanno, semplicemente, gli Stones, in gran forma - la voce di Jagger puntualissima, ma anche i riff scolpiti di Richards - e liberi da pressioni di sorta, come rispondendo a un istinto vitale, in un eterno presente. Se al loro fianco, infatti, un compagno di rivoluzioni come Paul McCartney - peraltro ospite al basso, ma ci sono anche Robert Smith dei Cure e Bruno Mars - ha appena pubblicato The Boys of Dungeon Lane, un album antologico nei suoni e che, per testi e immaginario, è un viaggio nostalgico nei ricordi di un signore cresciuto in un mondo che non esiste più, com’è normale che sia per l’orizzonte di un artista di 83 anni, Foreign Tongues racconta invece una voglia, se non di futuro, almeno di attualità. E non è poco.

Classico, lucido, contemporaneo. È questa la ricetta, condensata in una micidiale sequenza di quattro brani, composta In the Stars, Jealous Lover, Mr. Charm e Divine Intervention, divertente e divertita, compendio di ciò che il gruppo rappresenta oggi, a questo punto della propria carriera (tradotto: ben oltre qualsiasi umanissima aspettativa), tra allusioni all’apocalisse e una morte spettacolare e da raggiungere rigorosamente continuando a bruciare, accuse ai potenti del mondo (e quindi a Trump, ma era un po’ che non si sentivano degli Stones così politici), ma anche una sorta di commediola in cui Jagger lascia la compagna perché gelosa e un’altra in cui s’inventa seduttore di una donna ricca, pure non nascondendo la carta d’identità (altra novità non da poco). Ironia, autoironia e il giusto mestiere dunque, per declinare come nessuno quel rock che loro, più di tutti, hanno trasformato in stile di vita irraggiungibile.

Voci dicono che nel 2027 potrebbero tornare in tour a tre anni dall’ultima volta, a patto che Richards riesca a superare l’artrite che aveva fatto sì che i concerti del 2026 venissero cancellati prima ancora di essere ufficialmente annunciati. Il sottotesto è chiaro: arrivati a questo punto, l’eventuale prossima serie di live potrebbe anche essere l’ultima, così come Foreign Tongues, numeri alla mano, potrebbe essere il loro ultimo disco. Ebbene, sarebbe già di per sé un finale perfetto: niente nostalgia né toni apocalittici da lungo addio, solo i Rolling Stones che si comportano da tali, come se niente fosse, che si spengono suonando ciò che hanno sempre suonato, anzi, perfino meglio degli ultimi vent’anni. Liberi. Come avessero sottoscritto un patto con il Diavolo per entrare in Paradiso. Come se il ciclo naturale delle cose si fosse per sempre interrotto: scena di per sé improbabile, non fosse che Jagger e compagni sembrano averlo già sovvertito da tempo.

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Foreign Tongues: tornano gli Stones (Parzialmente scremato, Rete Tre)

RSI Cultura 10.07.2026, 07:10

  • Imago / Everett Collection
  • Tijana, Riva, Joas Balmelli

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