Grande è la confusione sotto il cielo: c’è bisogno di Paul McCartney, della sua accademia di musica pop. A cinque anni e mezzo - era il dicembre del 2020 - dall’ultimo McCartney III, il leggendario musicista britannico è appena tornato con un nuovo album d’inediti, il 37esimo da solista, The Boys of Dungeon Lane. In mezzo: mostre varie, autobiografie, concerti, riedizioni dei lavori degli Wings e perfino un’ultima canzone dei Beatles, quella Now and Then (2023), in duetto con John Lennon, in origine solo abbozzata e portata a compimento con l’uso dell’intelligenza artificiale; ma anche un mondo della musica che, con la fine della pandemia, si è ancor più balcanizzato e accelerato, in un continuo presente che ha trasformato i classici in veri e propri dinosauri. Insomma, cos’ha da dire McCartney - che il prossimo 18 giugno compirà 84 anni - a questo 2026? Sorpresa: tantissimo.
Nuovo album per Paul McCartney (Cip Cip, Rete Tre)
RSI Cultura 29.05.2026, 16:30
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Anche solo parlare di testamento spirituale non sarebbe corretto: la forza di The Boys of Dungeon Lane è proprio quella di rifiutare ogni tono massimalista, apocalittico o semplicemente conclusivo a cui pure avrebbe potuto ambire. Semmai, è un lavoro come tanti, immerso nel flusso creativo di quello che, si sa, è un genio. Potrebbero arrivarne altri dopo, potrebbe essere l’ultimo; di certo è un disco - in tutti i sensi - sul presente del suo autore. E cioè quello di un uomo che vive serenamente l’età e che, più che concentrarsi sulla fine, mette in fila i ricordi, ciò che ha di prezioso: è questa, evidentemente, la sua realtà. In primo piano, quindi, ci sono l’infanzia e l’adolescenza, le strade e i quartieri della Liverpool tra gli anni Quaranta e Cinquanta, dal ricordo dei genitori (Salesman Saint) agli stessi Beatles, rievocati sia in Home to Us (in duetto proprio con Ringo Starr) sia in Down South, dedicata alle avventure vissute con George Harrison. Sono quadretti, cartoline da un mondo che non c’è più; soprattutto, a tratti sembrano estratti di un biopic, grazie alla capacità, ancora una volta, di non farsi schiacciare dal passato. È una lucida nostalgia, questa del McCartney 84enne, un ritratto fedele, paradossalmente, del suo quotidiano di oggi.
Mediamente più ispirato dei suoi lavori degli ultimi 15 anni, sempre con accesa quella fiammella che non derubrica tutto a mero mestiere (e che resta il vero asso nella manica di Macca, a dispetto dell’età), non si fa sconfiggere dalla nostalgia - e non era semplice - neanche sul piano strettamente musicale. Merito, in parte, anche del produttore Andrew Watt, che negli ultimi anni ha fatto incetta di giganti - dai Rolling Stones allo stesso Elton John - con una garanzia tutt’altro che passatista: nessuno scimmiottamento delle mode (e questo sì che sarebbe stato nostalgico), semmai un lavoro minimale per far suonare tecnicamente puliti e contemporanei i mostri sacri in questione, come con un aggiornamento di sistema. Tradotto: è il solito McCartney, fatto di folk, rock e cantautorato, per nulla vintage ma profondamente classico, cristallino e di classe come sempre.
E poi, dall’altro lato, parlano le canzoni, nella loro essenza. La promozione è stata, come da prassi, accompagnata da interviste nel segno dell’aneddotica di rito, con McCartney impegnato a parlare dei Beatles e della propria storia, guardando al passato. Le voci su un tour europeo - dopo le prime due date, intime, a Los Angeles lo scorso marzo - non hanno ancora trovato conferma, ma non servono rilanci in avanti per rendersi conto che The Boys of Dungeon Lane non è comunque un pezzo d’antiquariato. Anzi, più che una prova della vitalità e della creatività del suo autore, è la conferma definitiva che, nonostante il mondo sia cambiato, il suo pop da manuale - qui c’è tutto l’armamentario, dalle melodie ariose agli incastri armonici, come se il tempo non fosse mai passato - rimane la pietra angolare di ciò che ascoltiamo oggi. Beatles e non solo, McCartney è l’alfa e l’omega della musica leggera, l’architetto e l’inventore, in un brodo primordiale da cui ancora tutto comincia e a cui tutto torna da lui, in un gioco di tracce e rimandi continuo. Altro che nostalgia.
