Stando a quanto dichiarato a fine estate nel bilancio della società che ne gestisce i diritti, tra la «fine del 2025 e il primo trimestre del 2026» ci sarebbe stato un ritorno dei Måneskin, se non discografico almeno dal vivo, in tour. Ebbene, eccoci qui: niente, tutto tace. Tradotto, era più che altro una frase di circostanza, legata a motivi di semplice continuità aziendale: la fine dei progetti solisti dei vari membri della band italiana più famosa al mondo - e già il fatto che una band italiana sia arrivata sui palchi rock di tutto il mondo da protagonista assoluta è una notizia - è in realtà lontana, Damiano David e soci se interrogati sul tema, ovviamente singolarmente, danno per appurato che prima o poi succederà, ma senza sbilanciarsi sul quando, segno che - anche qui - si tratta soprattutto di lanciare un messaggio per cui il gruppo esiste ancora, mentre la pausa è pur sempre a tempo indeterminato.
I Måneskin forse torneranno insieme (Café soirée, Rete Tre)
RSI Cultura 14.01.2026, 20:35
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Dall’inizio del 2024, infatti, i quattro si sono dedicati a progetti solisti. All’appello manca solo il batterista Ethan Torchio - sempre che voglia presentarsi, è l’unico a non aver dato segnali di vita artistica, finora - mentre l’ultimo a mettersi in proprio, in ordine di tempo, è il chitarrista Thomas Raggi, che a ridosso di Natale ha pubblicato il suo primo album in solitaria, Masquerade. Sul piatto, otto canzoni registrate a Los Angeles e prodotte da Tom Morello, collega dei Rage Against the Machine, conosciuto ai tempi di Gossip, proprio con i Måneskin. Lì Raggi suona (tanto) e canta (poco), lasciando il microfono a colonne portanti del rock statunitense anni Novanta e Zero come Matt Sorum dei Guns N’ Roses, Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, Nic Cester dei Jet, Alex Kapranos dei Franz Ferdinand, Sergio Pizzorno dei Kasabian, a volte coinvolti anche da autori. Da un lato, la critica di settore ne ha riconosciuto il valore simbolico, vista la sfilata di mostri sacri che si è messa a disposizione. Dall’altro, ne ha segnalato la vena calligrafica, a fronte di un lavoro in cui la cabina di regia Raggi e Morello fatica a mantenere coerenza e personalità tra così tanti ospiti. Ci torniamo tra poco.
Nel dubbio, Raggi è comunque la mela caduta più vicina all’albero. Lui stesso, nelle interviste, si è definito come il più appassionato di chitarre dei quattro, “il più puro”, e Masquerade è una sorta di omaggio - pure ingenuo, se vogliamo - al rock con cui è cresciuto, una giornata al parco giochi in cui il suo protagonista ha voluto togliersi la soddisfazione di collaborare e divertirsi con questo o quel mito. Il resto è su coordinate più lontane: Victoria De Angelis al momento ha lasciato il basso per mettersi dietro la consolle e dedicarsi alla techno e all’house in primis come dj e poi anche come produttrice; David - il frontman, quello dai cui mal di pancia sembra sia partita tutta la diaspora - si è dedicato a un pop a vocazione internazionale, a partire dalla scelta dei collaboratori, sempre con a modello Harry Styles e Bruno Mars, come ha dimostrato nel 2025 il suo album di debutto, Funny Little Fears, presentato dal vivo, in autunno, con un tour mondiale in palasport e sale da concerto di per sé più piccole delle arene che di solito frequentavano i Måneskin.
Uno scarto di lato, quello di Damiano, che ha pagato in termini relativi - vuoi anche per l’enorme copertura mediatica offerta, certo figlia del personaggio e del suo talento, Funny Little Fears è il progetto, tra i tre, che ha raccolto numeri migliori - ma non in senso assoluto, visto che i fasti della band sono ancora lontani, almeno in termini di apprezzamento del pubblico. Non è detto che questa forma di successo più ridotta debba per forza convincerlo a tornare all’ovile, certo l’idea è che si sia messa da parte, almeno per ora, una gallina dalle uova d’oro.
I Måneskin, ecco, evidentemente funzionavano proprio come gruppo, per quanto nel 2026 - con la quasi totale scomparsa delle band concepite in maniera pluralista, almeno su certi livelli - possa suonare strano: i quattro non erano solo Damiano, basti pensare all’impatto anche immaginifico di De Angelis, tuttavia sia lei e sia Raggi hanno patito l’assenza di un frontman. Dall’altro lato, un fenomeno come il loro ha rappresentato un’eccezione su scala mondiale, frutto d’incastri: figli del rock dei lustrini in un’epoca in tutti l’hanno abbandonato, orgogliosamente italiani ma non legati alla tradizione musicale del loro paese d’origine (specie a quella esportata), fuori dal tempo eppure perfettamente calati nella loro epoca. Di Måneskin, insomma, c’erano solo loro, dovunque. Ed è stata - e resta, visto quanto se ne chiede una reunion - la loro fortuna. Di Damiano, Victoria e Thomas presi singolarmente, be’, sembra che il mondo ne sia pieno.


