Contro tutti

Madame non è solo intrattenimento

Un disco che smaschera il potere, attraversa il dolore e rifiuta le regole del gioco

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La copertina (provocatoria) dell'ultimo album di Madame, "Disincanto"

La copertina (provocatoria) dell'ultimo album di Madame, "Disincanto"

  • Sugar Music
Di: Elia Bosco  

Disincanto nasce da una resa dei conti. È il disco in cui Madame, cantautrice e rapper italiana già ospite tre anni fa di “LAC en plein air”, mette in discussione il contesto che l’ha consacrata e, allo stesso tempo, il percorso personale che l’ha portata a fermarsi per anni (l’ultimo progetto, infatti, risale al marzo del 2023).

Il primo fronte è quello dell’industria musicale italiana, raccontata come un ambiente chiuso, autoreferenziale, regolato da equilibri di potere che poco hanno a che vedere con la qualità artistica. Festival, radio, uffici stampa, producer e media specializzati emergono come snodi di un sistema che chiede allineamento in cambio di visibilità. Madame smonta l’idea che il successo sia frutto di talento e lavoro, mostrando come spesso dipenda dalla disponibilità a partecipare a un gioco fatto di favori, narrazioni costruite e compromessi creativi.

I ricatti della radio per i festival
Che non ti passano se non passi alla festa loro
Le ladrate dei producer che fan cresta su
Del lavoro che fanno altri al posto loro

Madame, “Come stai?”

Nel disco si avverte un rifiuto netto della musica prodotta in serie, pensata per funzionare sugli algoritmi e sulle classifiche prima ancora che come espressione artistica. Il bersaglio è la retorica dell’autenticità brandizzata, quella che celebra la “verità” solo quando è funzionale alla promozione. Anche il Festival di Sanremo, simbolo massimo della consacrazione mediatica, viene smascherato nelle sue ambiguità: criticato pubblicamente, ma indispensabile per restare rilevanti. In questo contesto, la scelta di Madame è precisa: sottrarsi alla recita quando coincide con l’inganno, anche a costo di isolarsi.

Mi chiudo in studio e guardo da lontano
Per me la finzione finisce dove c’è inganno
Ho finto anch’io di cantare prima di farlo
Ho finto anch’io di essere qualcun altro
Ma grazie a Dio non sarò mai qualcun altro

Madame, “Mai più”

L’altra linea portante di Disincanto è il racconto di un conflitto interiore profondo. Il disco arriva dopo un periodo segnato da silenzi, ricoveri, terapie e un blocco creativo che diventa crisi identitaria. Madame mette a nudo la fragilità senza cercare attenuanti né romanticismi: parla della difficoltà di esistere al di fuori del proprio ruolo pubblico, dello smarrimento provocato da un’esposizione costante, di un dolore interiorizzato al punto da diventare irriconoscibile. L’immagine dell’artista di successo viene svuotata dall’interno, lasciando spazio a domande essenziali sul valore personale e sulla sovrapposizione tra vita e musica.

In due anni non ho partorito un pezzo, sai
Sono stata in un ricovero per settimane
E non mi alzo se non con gli psicofarmaci
No, non sono un bell’esempio a cui affezionarsi

Madame, “Come stai?”

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Proprio attraversando questo buio arriva una forma di chiarezza. Non si può parlare di una risoluzione pacificante, ma più di una liberazione dalle aspettative esterne. Disincanto è il risultato di questa presa di coscienza: un disco che rifiuta la semplificazione, che non cerca il tormentone, che accetta di risultare scomodo, seppur melodicamente coerente e di alta qualità. La produzione di Bias, fratello artistico di Madame, accompagna questa scelta con un’estetica essenziale e street, lasciando che siano le parole a guidare l’ascolto.

Mi hanno puntato addosso così tanti flash
Da non capire più quale luce venisse da me
All’ombra dell’ultimo LED tiro un sospiro che
Guardo allo specchio e chi c’è? Un lato nascosto di me
Panico puro, davanti a un buio digiuno
Da quel calore fasullo, da quel bel niente di che
Dentro mi sento nessuno, ma fuori sono qualcuno

Madame, “Rosso come il fango”

Anche l’immaginario visivo è coerente: la copertina, con il codice a barre schiacciato sul titolo, dichiara apertamente il rifiuto della riduzione dell’artista a merce. Disincanto è quindi un gesto di rottura, un diario senza filtri, un atto politico mascherato da album. In un panorama che chiede intrattenimento continuo, Madame sceglie di fermare lo spettacolo e parlare ad alta voce.

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