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Renzo Arbore, i trentacinque anni dell’Orchestra Italiana

Nella sua autobiografia, il popolare conduttore e autore ripercorre una carriera fatta di avventure musicali, incontri memorabili e «follie ben riuscite»

  • Oggi, 12:00
Renzo Arbore
  • Imago / Pacific Press Agency
Di: Musicalbox/RigA 

Nel 1991 Renzo Arbore, una delle personalità più originali della cultura italiana contemporanea, forma l’Orchestra Italiana, con lo scopo di valorizzare il repertorio della canzone napoletana. Un’avventura che si rivelerà fortunata: saranno oltre 1’600 i concerti in tutto il mondo.

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Oltre Sanremo: come Renzo Arbore ha reso immortali le canzoni napoletane

Musicalbox 24.06.2026, 16:00

  • Keystone
  • Alessandro De Rosa

Tutto nasce da una serata in onore di Raissa Gorbaciov, in visita ufficiale in Italia, e dall’intuizione che, a livello internazionale, un’orchestra così manchi. Come racconta Arbore a Rete Due, ospite di Alessandro De Rosa, all’epoca le canzoni della tradizione partenopea erano bistrattate «perfino dai cantanti napoletani, che ritenevano queste canzoni come quelle di Sanremo», cioè destinate a esaurirsi in poco tempo. 

Per Arbore, invece, quelle sono «canzoni eterne», che «si cantavano nei bar, che cantavano i muratori quando costruivano le case che erano state abbattute dai bombardamenti», oltre che la colonna sonora della sua infanzia.

Terminata “Indietro tutta” (trasmissione Rai andata in onda nella stagione 1987-88), capisce che c’è spazio per fare una tournée da musicista. Di lì a poco metterà insieme l’Orchestra, composta da 16 elementi di cui è l’unico non napoletano. È lui che si occupa di riscoprire e riarrangiare le canzoni contaminandole con jazz, blues e swing.

L’ispirazione per salire sul palco Arbore l’aveva tratta qualche tempo prima da un concerto romano di Enzo Jannacci, a cui si era recato per scriverne un pezzo di critica per il Corriere della Sera. Vedendo esibirsi il cantautore milanese, «l’ho invidiato moltissimo, e ho detto: perché non sto io sul palco e qualcuno scrive di me?». Grazie a quella serata, aveva ripreso in mano il clarinetto, col quale parteciperà pure a Sanremo. 

Ma torniamo all’Orchestra Italiana. Il primo album, Napoli. Punto e a capo, vende centinaia di migliaia di copie, ma ciò non risparmia Arbore dalle critiche. Si diffonde l’accusa di “cartolinismo”, del voler rappresentare un’immagine stereotipata e nostalgica di Napoli. Fra i suoi detrattori ci sono intellettuali e grandi nomi della canzone napoletana. 

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Napoli Caput Mundi: il sogno realizzato di Renzo Arbore

Musicalbox 25.06.2026, 16:00

  • Keystone
  • Alessandro De Rosa

«Era tutta invidia», è il commento di Arbore. Un po’ come succedeva per le canzoni, spiega, «Napoli veniva disprezzata perfino dai napoletani, che scappavano dalla città»: un sentimento alimentato dall’intellighenzia cittadina. I musicisti, secondo lui, erano gelosi del successo immediato dell’Orchestra Italiana, «tanto che dovetti comprare una pagina del Mattino [il quotidiano di Napoli] e dissi: per la prima volta le canzoni napoletane sono in testa alle classifiche dei dischi più venduti in Italia».

Con l’Orchestra Italiana, Renzo Arbore ha dimostrato come la musica della tradizione, se rinnovata nella formula, possa diventare un progetto culturale duraturo, capace di raggiungere un pubblico trasversale in tutto il mondo.

Mettetevi comodi: Arbore si racconta

Dell’esperienza con l’Orchestra italiana e delle sue tante - e geniali - avventure radiofoniche e televisive, Renzo Arbore parla nel libro Mettetevi comodi. Vita, peripezie e tutto il resto, edito da Fuoriscena.
Un autoritratto, in dialogo con il giornalista Andrea Scarpa, in cui Arbore ripercorre decenni di carriera: da “Bandiera gialla” ad “Alto gradimento”, da “Quelli della notte” a “Indietro tutta” e tanti altri ancora. Pagine che si trasformano nel racconto dell’Italia degli ultimi sessant’anni.

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