Il podio del 76mo Sanremo
1. Sal da Vinci, Per sempre sì
2. Sayf, Tu mi piaci tanto
3. Ditonellapiaga, Che fastidio!
Dunque il Festival di Sanremo consacra al primo posto Sal da Vinci. La prima cosa che viene da dire è che o cambia il regolamento o sarà sempre così. Sempre. Ci sarà sempre quel momento, che potrebbe essere anche di tensione, di divertimento, che finisce per consacrare il nazionalpopolare, perché è così. Perché l’Italia è un paese fatto così. Al direttore artistico non viene in mente che facendo determinate scelte musicali solleticherà una certa risposta di massa?
E attenzione: se venisse confermato Sal da Vinci all’Eurovision, potrebbe anche essere un prodotto assolutamente valido. Pieno di sé, espressione di una certa cultura napoletana, potrebbe andare anche molto bene su quel palco. Ma spetta alla Rai vidimare questa scelta, perché si era arrogata il diritto di decidere all’ultimo minuto.
Al secondo posto il giovane Sayf, con una bella canzone che lentamente si deposita, che ha conquistato tutti durante il percorso di queste giornate, e che invece di avere un ritornello leggero ha una certa profondità. È una canzone importantissima che dice delle cose. Il terzo posto di Ditonellapiaga è un bel successo. Forse meritava molto di più, noi della giuria tecnica abbiamo molto caldeggiato la sua prima posizione. Ma contro il televoto non c’è possibilità.
Masini e Fedez non ce la fanno a entrare in podio dopo che ho detto - dopo che abbiamo detto tutti - che avrebbero meritato. E questo dimostra una falla nel regolamento, anche perché quando è stato proclamato Sal vincitore c’è stato un grandissimo “no”, almeno nella sala stampa, che comunque è il cuore pulsante del Festival. Poi siamo d’accordo che Sal da Vinci farà ballare tutti nelle case anziani e in tutti i matrimoni, e probabilmente potrà andare personalmente a cantarla, però tendenzialmente questo no evidenzia qualcosa che va cambiato.
Le regole dovrebbero essere che il televoto si esprime su una rosa scelta dalla giuria di qualità. Se non viene fatta questa cosa, saremo sempre davanti al teleschermo a veder piombare immediatamente personaggi che tutto sommato sono sì è espressione di un volere popolare, di un divertimento, di un balletto, ma magari non hanno la statura artistica di altre esibizioni.
Ricorderemo questo Festival perché innanzitutto è il primo nella storia in cui un direttore e conduttore fa le consegne in diretta, in questo caso a Stefano De Martino che dovrà gestire il prossimo Festival di Sanremo. Sono curioso di vedere cosa sarà in grado di fare, perché è un giovane presentatore prestante, ma per gestire tutta questa macchina, che si sviluppa in un lavoro di cinquantun settimane, c’è bisogno di una certa statura, che non è una statura solo culturale e musicale, è anche generazionale. Se non hai questa diventa molto molto difficile poter realizzare un buon prodotto. Secondo me dietro gli costruiranno una squadra, come si faceva in passato.
È stato il Festival di Sanremo del ritorno alle melodie anni ’90: completamente abbandonato il rap, che addirittura con Luchè finisce in fondo alla classifica e non in zona podio (ricordiamo i tempi in cui Lazza rischiò di vincere). È stato il Festival dei ragazzi giovani che conquistano questo palco dopo esser diventati virali attraverso i social, il Festival dei giovani che durante le loro esibizioni scendono in platea e ballano con la madre, come hanno fatto Sayf e Samurai Jay. Ma soprattutto il Festival di Sanremo dove Bocelli arriva a cavallo con sotto la colonna sonora del Gladiatore. Sono tanti i perché, molti rimangono insoluti. Perché che si risolvono solo con un’espressione: perché Sanremo è Sanremo.
Il Festival di Sanremo, fra musica, cantanti e poche emozioni: finora più guizzi o più noia?
Controcorrente 26.02.2026, 11:47
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