Altare pop nazionale

Sanremo e il culto dei morti

Tra omaggi, evocazioni e lutti trasformati in rito televisivo, Sanremo sembra aver scoperto un nuovo filone narrativo: il memento mori

  • Un'ora fa
Peppe Vessicchio
  • Imago / Zuma Press
Di: Mat 

In questi due giorni di kermesse, il palco ha dato spesso l’impressione di trasformarsi in un altare laico, un luogo di commemorazioni più che di canzoni.

A più riprese infatti si è celebrato qualcuno che non c’è più. Baudo evocato come un santo patrono, Vessicchio trattato come un’apparizione mariana, Ornella Vanoni celebrata con la stessa solennità riservata ai monumenti nazionali. E poi, naturalmente, il ricordo delle vittime di Crans-Montana (per altro, magistralmente omaggiate da Achille Lauro)

Viene da chiedersi: perché tutto questo? Un improvviso risveglio spirituale? Un sincero bisogno di raccoglimento collettivo? O, più semplicemente, la consapevolezza che la nostalgia – soprattutto quella un po’ funebre – fa sempre, immancabilmente, audience?

Perché il Festival, si sa, ha un talento speciale: riesce a trasformare qualsiasi cosa in spettacolo. E se un tempo bastavano le polemiche, i fiori, le scollature e gli abiti improbabili, oggi la vera moneta emotiva è la commozione certificata, quella che garantisce picchi di share e un’ondata di tweet indignati o inteneriti. Così, tra un duetto e un monologo, si passa con disinvoltura dal ricordo di un grande della musica alla tragedia di un’intera comunità, come se tutto appartenesse allo stesso grande calderone emotivo.

Il risultato è un Festival che sembra dire: cantiamo, sì, ma ricordiamoci che dobbiamo morire. Una specie di versione pop del “De brevitate vitae”, con orchestra, luci LED e hashtag dedicato. E il pubblico? Il pubblico, come sempre, si divide: c’è chi si commuove, chi si irrita, chi sospira “era meglio Pippo Baudo”, e chi – paradossalmente – finisce per guardare proprio perché non vuole perdersi l’ennesimo momento “storico”.

Forse è questa la vera magia dell’Ariston: riesce a trasformare tutto, anche il lutto, in un rito collettivo. Un po’ kitsch, un po’ sacro, un po’ strategico. Profondamente nazional-popolare.

39:26
immagine

Il Festival di Sanremo, fra musica, cantanti e poche emozioni: finora più guizzi o più noia?

Controcorrente 26.02.2026, 11:47

  • Herbert Cioffi
  • Antonio Bolzani

Ti potrebbe interessare