Briciole sonore: un lembo di rete dove andare a zonzo tra canzoni, suoni, pensieri.
Stomp, dall’inglese “calpestare”. I passi di chi si affanna per necessità. Qui non si corre in vista della gara, qui il trofeo da portare è la vita.
Prendiamo la rincorsa della Nera Mietitrice evocata in Run Run Run. Nel disco con la banana dei Velvet Underground è forse il pezzo in cui la sensazione di urgenza emerge di più. Lou Reed intreccia le storie di Teenage Mary, Marguerita Passion, Seasick Sarah, Beardless Harry: una piccola galleria di tossici, spacciatori e personaggi ai margini. Fuggono per non soccombere. Un blues irregolare, nervoso e incessante, con quella frasetta di chitarra che si apre come un ghigno affilato.
Lou Reed
Alphaville 20.10.2023, 12:35
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Jason Pierce è un esperto di corse per la vita: nel 2005 fu portato al pronto soccorso per una polmonite bilaterale gravissima. Al personale che lo strappò alla morte dedicò un disco dei suoi Spiritualized, Songs in A&E. Un’esistenza in bilico già ai tempi degli Spacemen 3: The Perfect Prescription racconta questa storia meglio di quanto potrei fare con millanta parole.
Velvettiana e velvettata fin dal titolo è Run, sempre degli Spiritualized. Quel «They call me the breeze» introduce l’atto incorporeo: un corpo provato da tanto vivere che ritrova leggerezza, rotolando libero sull’asfalto. Il pezzo ricama un sottile gioco fra i Cale: John, dei Velvet Underground, ispira il movimento; J. J. il soffio della brezza.
Corsa come metafora di una vita da rockstar condotta a perdifiato, senza pentimenti. Per saperne di più, chiediamo ai Van Halen, quelli del primo, omonimo disco. Runnin’ with the Devil è il sigillo su un patto che non si può sciogliere. Da qualche parte c’è l’imbroglio, se ne sente il sulfureo olezzo, il meccanico incedere suona di orologio impostato sulla fine. Ma se David Lee Roth ti dice chiaro e tondo che «vivo la mia vita come se non ci fosse un domani», in fondo che gli importa?
Van Halen
Facciamo una band? 30.09.2025, 06:10
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Chi percorre il sentiero terreno a braccetto con il Tentatore e chi - racconta la leggenda - gli dovette un’intera carriera. Si narra che fu lui a insegnare a suonare la chitarra a Robert Johnson, fin lì ritenuto un mediocre strimpellatore, quando si incontrarono a un crocicchio. Il debito perseguiterà Johnson per tutta la vita. Lo inseguirà come un cane inviato dall’inferno: Hellhound on My Trail.
Paragrafo che vai, bluesman che trovi. Pur suonando in scalcinate juke joint del Mississippi, Junior Kimbrough si guadagnò la stima di tipi come Iggy Pop, Black Keys e Blues Explosion, che ne hanno reinterpretato le canzoni.
Gli Stooges lo hanno omaggiato con una cover di You Better Run. Qui la minaccia è in carne e ossa: un uomo armato di coltello. Non possiamo vederlo in faccia, si intuisce solo il luccichio della lama. Da un momento all’altro potrebbe afferrarci.
Un’istantanea cruda, in cui la voce narrante sembra oscillare tra il punto di vista della ragazza in fuga e quello dell’uomo sull’auto a cui chiede aiuto. Non sapremo mai com’è andata a finire: Kimbrough fissa il pericolo, consapevole che il compito del suo blues è raccontare, non offrire vie d’uscita.

