«Ho perso la mia magia?», si chiede To Athena nel suo ultimo album, Have I Lost My Magic? (Mouthwatering Records).
È un’opera personale e audace in cui un’estetica sonora, calda e avvolgente (arpa, archi e grandi arrangiamenti per band) fa da sfondo a una narrazione introspettiva che racconta la riscoperta di una magia interiore che sembrava perduta.

Have I Lost My Magic? contiene 12 canzoni che invitano all’introspezione e alla guarigione, con uno scopo: riscoprire la propria luce interiore. La propria magia. Tra queste, anche Collide, scelta per una campagna di Greenpeace e diventata “live performance” in una grotta del ghiacciaio del Morteratsch. «Ero esaltata, ci tenevo», ricorda. «Potevo sostenere pienamente Greenpeace, schierarmi e richiamare l’attenzione sul tema del riscaldamento globale». Ancora oggi si emoziona al ricordo: «Aver potuto legare la mia musica a un messaggio è stato un dono immenso per me».
Collide, in origine, era ispirata al suo esaurimento: «Me l’avevano diagnosticato circa tre anni fa, e ripensandoci ne sono grata, perché ho dovuto superare i miei limiti per scoprirlo». Capire di non poter andare sempre a mille, che fare musica è un privilegio ma servono comunque delle pause, le ha permesso di assumere una nuova prospettiva sulle cose. «Ora sto alla grande, ma quella diagnosi mi ha costretta a cambiare la mia vita ed è stato un bene», racconta.
Dentro Have I Lost My Magic?, To Athena parla apertamente di sopraffazione, vulnerabilità e del desiderio di connessioni autentiche. Sono temi alimentati da relazioni interpersonali vissute, dal burnout e dagli abusi. La cantautrice lucernese volge uno sguardo discreto e fiducioso verso il futuro, con un’estetica cinematografica velatamente vintage e nostalgica che è diventata marchio di fabbrica di un pop da camera che fa grandi numeri e raccoglie consensi all’estero.



