Musica d’autore

José González: cantare nella tempesta perfetta

Crisi climatica e intelligenza artificiale al centro del nuovo album del cantautore

  • Oggi, 10:00
José González
  • Imago / Zoonar
Di: Paola De Angelis/RigA 

La tempesta perfetta è l’uragano che colpisce il punto più vulnerabile e fa il massimo dei danni. Nel discorso comune è un’espressione che indica lo scenario peggiore. José González la usa in entrambi i sensi nel brano di apertura del suo nuovo disco, Against the Dying of the Light, che è una citazione dalla poesia di Dylan Thomas, Non andartene docile in quella buona notte.

La vecchiaia dovrebbe ardere e infierire quando cade il giorno;
E infuriare contro il morire della luce 

Dylan Thomas, “Non andartene docile in quella buona notte”

José González è un musicista svedese, figlio di esuli della dittatura argentina che si rifugiarono in Svezia, ed è cresciuto con le canzoni di protesta di Mercedes Sosa, Silvio Rodríguez e Victor Jara. È arrivato al cantautorato voce e chitarra dopo un passato da scienziato ed esordi musicali hardcore punk: esordi che rimangono nell’approccio chitarristico. La voce di José è soave, carezzevole, soprattutto quando canta in spagnolo. Il connubio voce-chitarra ci riporta a predecessori illustri come Nick Drake e John Martyn. Ma c’è un piglio che può diventare molto rabbioso e rumoroso in certi brani.

La questione del cambiamento climatico e dell’intelligenza artificiale sono due temi che gli stanno molto a cuore. In A Perfect Storm lancia l’allarme: siamo noi a provocare la tempesta perfetta, l’avidità di pochi che ignorano le masse senza voce in capitolo. Ed è un azzardo contro il nostro destino comune. Anche il video di questa canzone, in un certo senso, toglie il respiro. Forse anche voi sentirete la mancanza di esseri viventi che non sono mai esistiti e vi sentirete spiazzati e manipolati, che è esattamente l’obiettivo di González.

C’è una dolcezza maccartiana in Pajarito, vignetta familiare che ricorda certe ballad liriche di Paul McCartney: «Continua a camminare per la tua strada / Ogni tanto ti guarderai indietro / Per vedere fin dove siamo arrivati / Quanta pazienza ci vuole / A provare tutto senza capire / Una piccola pausa se ti senti annoiato / Un piccolo salto e poi volerai via dal nido». C’è uno sguardo molto paterno e affettuoso, di grande tenerezza, ma allo stesso tempo c’è anche lo sguardo nitido dello scienziato interessato ai tentativi empirici della nuova creatura da poco venuta al mondo.

Josè ha iniziato un dottorato in biochimica prima di dedicarsi a tempo pieno alla musica, e questo gli consente un atteggiamento razionale e pacato nei confronti delle questioni del mondo che gli stanno a cuore: dall’escalation della crisi climatica e dell’intelligenza artificiale, a questioni come la libertà delle donne dove è più repressa. Come in U / Rawls Slöja, brano cantato in svedese che racconta di una donna che si toglie il velo e paga questo gesto con la vita. Il titolo sembra fare riferimento alla teoria del velo dell’ignoranza del filosofo americano John Rawls. Il cantautore è anche un seguace dell’altruismo efficace, un movimento che, attraverso l’evidenza scientifica e la ragione, cerca i modi più efficaci per migliorare il mondo.

C’è un altro brano cantato in svedese, Gymnasten, anche questo dedicato a una donna. Stavolta è una ginnasta impegnata in una competizione: il brano richiama le vicende di Simone Biles. La chitarra rallenta durante le attese e accelera nelle rincorse; nella sezione spoken word González sembra un telecronista sportivo che descrive la ginnasta mentre esegue gli esercizi. Il finale è da realismo magico: la ginnasta prende la rincorsa e vola dritta fuori dalla finestra aperta atterrando sul dorso di una tigre alata; insieme volano via nella notte stellata, mentre il pubblico, sbalordito, resta senza parole di fronte a questo exploit spettacolare.

In due brani di Against the Dying of the Light - For Every Dusk e Sheet - si percepisce l’eco dichiarata del desert blues maliano di Ali Farka Tourè, Ballaké Sissoko e Tinariwen: con questi ultimi José González ha collaborato nell’ultimo disco Hoggar. Sheet chiude il nostro percorso: un brano ipnotico nelle linee di chitarra e nel testo. Pochi versi ripetuti che invitano a smettere di far finta di sapere quello che non si sa e ad andare avanti.

15:21
"Against The Dying Of The Light" di José González, City Slang label (copertina)

José González, Against The Dying Of The Light (City Slang)

La Recensione 12.06.2026, 10:45

  • shop.cityslang.com
  • Paola De Angelis

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