Ogni estate c’è qualcuno che parte per Bali, qualcuno che prenota la Sardegna con sei mesi d’anticipo e qualcuno che posta tramonti greci accompagnati dalla frase: “Ne avevo proprio bisogno.”
Qui, invece, abbiamo le pozze. E, a pensarci bene, ci è andata piuttosto bene. Perché c’è qualcosa di profondamente assurdo nell’attraversare mezzo mondo alla ricerca dell’acqua cristallina quando, a venti minuti da casa, esiste il corso d’acqua più cristallino che l’universo abbia mai creato.
Le pozze ticinesi non sono semplicemente un luogo dove fare il bagno. Sono un rito sociale. C’è il picnic da preparare con prodotti di ogni tipo, rigorosamente, comprati la mattina stessa in un qualche distributore di benzina. C’è il ticinese che, nonostante conosca almeno venti pozze diverse, continua a dire: “Questa però la conoscono ancora in pochi”. Una frase pronunciata da almeno trent’anni.
Il fiume (9./10)
Alphaville: le serie 14.05.2026, 12:35
Contenuto audio
Poi arrivano gli svizzeri tedeschi. Puntualissimi. Ordinatissimi. Dotati di una quantità di crema solare sufficiente a proteggere l’intera valle dall’assottigliamento dell’ozono. Li riconosci dagli asciugamani perfettamente allineati, dalle scarpe da trekking anche per percorrere cinquanta metri e dalla naturale capacità di entrare nell’acqua gelida senza emettere un suono. Il ticinese, invece, il fiume lo affronta come una prova iniziatica. Prima infila un piede. Poi l’altro. Poi impreca in almeno due lingue nazionali. Fa tre passi indietro. Ci riprova. Infine qualcuno grida: “Dai che dopo è buona!”, la più grande bugia mai raccontata sulle rive di un torrente alpino. Eppure, dopo cinque minuti, è davvero buona.
Le pozze sono forse uno degli ultimi posti dove il tempo rallenta davvero. C’è una roccia che diventa il proprio posto per la giornata, un libro che forse verrà letto, bambini che costruiscono dighe destinate a essere distrutte dopo dieci minuti e adulti che, improvvisamente, ricordano cosa significhi non guardare il telefono ogni tre minuti. Forse è proprio questo il loro segreto.
Sulle rive del tempo
Alphaville 27.02.2026, 11:05
Contenuto audio
Le pozze non vendono l’idea della vacanza perfetta. Ti ricordano semplicemente che, a volte, la felicità è a portata di mano. È il profumo del bosco dopo un temporale. È il coraggio (stando attenti e seguendo tutte le indicazioni) di tuffarsi da una roccia alta due metri che da bambini sembrava l’Everest. È l’acqua gelida che ti mette alla prova. È quel silenzio interrotto da qualcuno che, inevitabilmente, ha portato una cassa Bluetooth convinto che tutta la valle desiderasse ascoltare la sua playlist.
Le pozze della Svizzera italiana sono anche un piccolo manifesto culturale. Raccontano un territorio che ha capito, molto prima delle mode contemporanee, che il lusso non è avere di più, ma aver bisogno di meno. Così, mentre il resto del mondo rincorre spiagge tropicali, voli intercontinentali e resort all inclusive, noi continuiamo ostinatamente a tornare sempre nello stesso posto. Con il panino ormai schiacciato nello zaino. Con il costume ancora umido del giorno prima. E con quella convinzione tutta ticinese che, in fondo, il mare è bellissimo. Ma vuoi mettere una pozza.



