Clima senza bussola

Dicembre2025, il mese che si è scaldato troppo

Il terzo dicembre più caldo dal 1864, precipitazioni dimezzate e neve che resta in quota. I dati dell’Ustat raccontano un Ticino che scivola fuori stagione e un clima che cambia più in fretta dei nostri ricordi

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Inizio inverno mite e asciutto
  • ©Ti-Press
Di: Mat Cavadini 

C’è stato un momento, a metà dicembre, in cui è stato chiaro che l’inverno non sarebbe arrivato. Non come lo ricordavamo (noi boomer, perlomeno). Le giornate troppo miti, la pioggia che non cadeva, la neve che restava appesa alle quote alte.

Adesso sono arrivati i dati dell’Ustat, e quella sensazione si è trasformata in certezza. È stato un dicembre che ha respirato al contrario: caldo quando doveva essere freddo, asciutto quando la terra chiedeva acqua. Un mese sbilanciato, quasi stonato, che ha lasciato nell’aria una domanda semplice e scomoda: per quanto ancora possiamo chiamarlo inverno?

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L’ultimo ghiacciamento del Lago di Zurigo

RSI Archivi 04.02.1963, 08:15

In Ticino il dicembre appena chiuso è finito sul podio dei più caldi mai registrati: il terzo dal 1864. L’Ufficio di statistica lo palesa: la temperatura media è stata di 2,4 gradi superiore alla norma 1991-2020. Davanti, solo il 2015 (+4 °C) e il 2016 (+3 °C). Un caldo uniforme, quasi democratico: le anomalie delle stazioni oscillano tutte tra +1,9 e +2,7 gradi, senza differenze tra montagna e pianura.

Per quasi tutto il mese le temperature giornaliere hanno superato la media, sospinte da un’alta pressione ostinata e da masse d’aria miti provenienti da ovest. Solo l’ultimo giorno dell’anno ha rotto il ritmo: l’aria fredda, arrivata dal Nord Europa, prima si è travestita da favonio e poi, il 31 dicembre, ha mostrato il suo volto vero, portando le uniche deviazioni negative del mese.

Il resto è stato un dicembre asciutto, quasi svuotato. Le precipitazioni non hanno superato il 41% della media 1991-2020. Due sole perturbazioni — 16-17 e 24-25 dicembre — hanno sfiorato il Ticino, lasciando poco: 10-30 mm nel primo passaggio, una ventina nel Mendrisiotto nel secondo. Risultato: il totale mensile ha raggiunto 70% della media a Stabio, il 58% a Lugano, circa il 50% nel Ticino centrale (con l’eccezione del 72% di Cimetta). Lungo le Alpi, il dato è ancora più magro: dal 15 al 30%.

La neve è rimasta alta, sui 1’100-1’200 metri, scendendo più in basso solo per brevi momenti. Alle quote medie l’innevamento è stato «deficitario», sempre sotto la media 1991-2020. Un altro segnale che si aggiunge alla lista: l’inverno che fatica a essere inverno, la montagna che perde il suo ritmo naturale.

Il sole, questa volta, non ha esagerato: dopo due mesi luminosi, dicembre si è fermato poco sotto la media, tra l’85 e il 95% del riferimento climatico.

E nel resto della Svizzera? Stessa direzione, ma con meno intensità. La temperatura nazionale è stata di +0,6 gradi, pari a un’anomalia di +2 rispetto alla media 1991-2020. Le precipitazioni hanno raggiunto al massimo il 72% della norma e sono rimaste tra il 10 e il 30% nella maggior parte delle stazioni. Il soleggiamento ha oscillato tra il 45 e il 162%: Giura luminoso, Altopiano in ombra.

Tutto questo compone un quadro che ormai conosciamo, ma che non smette di inquietare. Un dicembre così caldo non è un incidente: è un sintomo. Le montagne che non trattengono la neve, i fiumi che aspettano acqua che non arriva, le foreste che entrano nell’inverno senza freddo.

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