STAND-UP COMEDY

Josh Johnson, se la comicità diventa l’unico luogo serio

Mentre la politica americana scivola nella parodia, il presentatore e corrispondente del Daily Show ridefinisce la stand-up comedy tra vulnerabilità, calma e una produzione fuori scala

  • Oggi, 10:00
Josh Johnson sul red carpet di Garden of Laughs

Josh Johnson sul red carpet di Garden of Laughs

  • IMAGO / UPI Photo
Di: Alessio von Flüe 

Quando la politica diventa una barzelletta, la comicità si fa seria. Negli ultimi anni, mentre i leader scivolano nella caricatura di loro stessi, dalla stand-up comedy arriva una risposta. Anomalia contro anomalia, la politica di Donald Trump e i monologhi di Josh Johnson

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Il capo della Casa Bianca, qui ripreso ieri durante alcune dichiarazioni ai giornalisti

Trump e il potere della risata: quando la politica diventa stand-up comedy

Kappa e Spalla 22.04.2026, 18:15

  • keystone
  • Natascha Fioretti

Un nome, quello del trentaseienne della Louisiana, che chi segue la comicità statunitense ha probabilmente già sentito, soprattutto in relazione al The Daily Show. Johnson è entrato a far parte del team del notiziario satirico nel 2017. Nel 2024 è diventato uno dei corrispondenti, e da poco meno di un anno fa parte dei presentatori che si susseguono a rotazione dopo l’addio di Trevor Noah nel 2022. Detta così, quello di Johnson potrebbe sembrare solo un nome come molti nell’industria dell’intrattenimento. Nel migliore dei casi, una promessa per il futuro della stand-up comedy a stelle e strisce. Ma lui è un’anomalia. 

La prima cosa a stupire del suo lavoro è la mole. Da diversi anni Johnson sfida qualsiasi regola del settore, pubblicando una media di almeno quaranta minuti di materiale inedito a settimana sul suo profilo YouTube. Una produzione frenetica, data la natura dei contenuti: estratti di monologhi, sempre diversi, ripresi durante le sue esibizioni dal vivo. Per chi non avesse un metro di paragone, gli stand-up comedian considerati prolifici lavorano a uno special per circa un anno prima delle riprese. Durante quel periodo presentano il monologo nei tour, lo adattano alle reazioni del pubblico. Questo permette loro di avere circa un’ora di materiale all’anno. Calcolando solo il 2024, i contenuti inediti di Johnson superano abbondantemente le trenta ore, pari a una trentina di speciali; da allora non si è mai fermato. Il 22 di maggio uscirà il suo primo vero speciale per HBO, Symphony, a conferma di come la quantità della sua produzione non sembra scalfirne la qualità. 

Ma come fa a essere così produttivo, calcolando anche il suo lavoro per il Daily Show? Oltre a una dedizione totale alla professione, espressa in diverse interviste, Johnson sembra aver trovato il perfetto equilibrio tra il racconto di esperienze personali e l’analisi dell’attualità. Questo gli permette di avere un pozzo quasi inesauribile di materiale. Nei suoi spettacoli passa agilmente dal proprio vissuto alla politica statunitense, dai fenomeni di costume agli Epstein Files: Johnson analizza, sovverte, cerca di capire insieme al pubblico se esista ancora la possibilità di trovare una direzione in un mondo che sembra averla persa. Guardandolo, si ha la sensazione di ascoltare qualcuno che si sta confidando, più che esibendo.

Per ottenere questo effetto si affida a ingredienti spesso poco presenti nella comicità contemporanea. Non è un comico interessato agli one-liner, al numero di risate al minuto, non fa un tipo di comicità energica. Johnson ha la capacità di non temere la lentezza, di adottare uno stile colloquiale, di rompere il desiderio di velocità che spesso caratterizza l’intrattenimento odierno. Dopo pochi minuti smetti di aspettare la prossima battuta e inizi ad ascoltarlo con attenzione. Guardandolo sul palco hai la sensazione che non stia cercando di intrattenerti, ma di comunicare con te; e questo, nella sua semplicità, crea una connessione potente. Senza che tu te ne renda conto, ridere diventa secondario, è solo uno strumento per arrivare a un momento catartico, comunitario. Ci si ritrova insieme a Johnson in un territorio neutro, in cui la vulnerabilità del comico fa specchio alla propria, la accoglie. 

Ed è questa la cosa più stupefacente del suo lavoro: il contrappeso che porta. In un mondo dove sembra sia inevitabile la gara a chi urla più forte, Johnson comunica con calma e tranquillità; alla velocità risponde prendendosi del tempo, tra una battuta e l’altra, da dedicare all’analisi dei fenomeni; alla forza contrappone una sincera vulnerabilità. Che piaccia o meno, il suo lavoro è originale nel suo non cercare di esserlo, nel presentarsi senza tutte le impalcature che siamo abituati a fingere di non vedere nell’intrattenimento. E la più grande delle anomalie è proprio questa, il ritorno sul palco di qualcuno che non sembra essere lì perché è il migliore o quello che grida più forte, ma perché ha qualcosa che sente il bisogno di dire.

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