Le discriminazioni su base religiosa sono in aumento in Europa e colpiscono in modo sproporzionato la popolazione musulmana. Secondo il rapporto dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, intitolato Essere musulmani nell’UE (2024), il 50% dei musulmani europei ha subito episodi di islamofobia. Anche in Svizzera il fenomeno cresce: nel 2025 sono stati segnalati 1.245 casi di discriminazione razziale, con il razzismo antimusulmano al 23%. Un quadro che riflette un clima più ampio, dove percezioni, paure e stereotipi si intrecciano con dinamiche storiche e sociali profonde.
I dati svizzeri sono contenuti nel secondo rapporto annuale della Rete di consulenza per le vittime del razzismo, reso pubblico nei giorni scorsi. In generale i casi più frequenti sono il razzismo nei confronti delle persone nere (33%) e la xenofobia (30%), seguiti dal razzismo antimusulmano (per il 23%) e dall’antisemitismo (5%).
Intervistato da Cristina Artoni e Mattia Pelli in Alphaville, Renzo Guolo, sociologo dell’Islam, ricorda che il razzismo anti-musulmano si è consolidato negli ultimi decenni, parallelamente alla globalizzazione e ai flussi migratori. Le società europee sono diventate multiculturali, e l’“altro” non è più solo forza lavoro, ma portatore di identità e valori percepiti come in contrasto con quelli europei. A ciò si aggiunge il peso dell’eredità coloniale: conflitti come quello franco-algerino continuano a influenzare il livello di xenofobia in alcuni paesi.
Il razzismo anti-musulmano
Alphaville 29.04.2026, 12:05
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La Svizzera rappresenta un microcosmo di questo fenomeno. Sebbene i musulmani costituiscano una comunità relativamente piccola (circa il 6% della popolazione), il 34% degli svizzeri ha un’immagine fortemente negativa nei loro confronti. Eppure molti di loro sono residenti di lunga data, spesso arrivati con la guerra dell’ex-Jugoslavia, e il 40% possiede la cittadinanza svizzera. Come osserva Gaelle Courtens, teologa e direttrice del Portale svizzero d’informazione Voce Evangelica, la paura della radicalizzazione continua a pesare, alimentando diffidenze che non trovano riscontro nella realtà quotidiana.
Un nodo cruciale è la distinzione tra islamofobia e razzismo anti-musulmano. L’islamofobia si focalizza sull’Islam come religione e cultura, invece il razzismo anti-musulmano si riferisce alle persone toccate. Questo tipo di razzismo funziona come gli altri: costruisce un’immagine “monolitica e spaventosa” dell’altro, cancellandone la complessità. Courtens ribadisce che l’Islam è una religione plurale, e ridurre i musulmani a un blocco unico è un errore concettuale prima ancora che politico.
Il razzismo anti-musulmano è ormai un fenomeno strutturale. A pesare è lo stereotipo che equipara Islam e fondamentalismo, dimenticando che «il fondamentalismo riguarda tutte le religioni». La diffidenza è alimentata da una memoria storica selettiva, dove le fasi di conflitto – come le Crociate – prevalgono su quelle di cooperazione.
Un ulteriore elemento è la difficoltà di rappresentanza: l’Islam è una religione “senza centro”, priva di un’autorità unica. Per le istituzioni europee questo rende complesso individuare interlocutori, e per l’opinione pubblica può tradursi in una percezione di disordine, che alimenta ulteriori pregiudizi.
Islamofobia
Strada regina 28.03.2026, 18:35
Nonostante ciò, esistono segnali positivi. Courtens ricorda che la scuola è il luogo dove più si manifestano discriminazioni, ma anche quello dove è possibile contrastarle con efficacia. In Svizzera, iniziative come racconti invisibili danno voce ai giovani musulmani e alle ragazze che portano il velo, mostrando la quotidianità dietro gli stereotipi.
L’aumento delle discriminazioni religiose in Europa è una sfida complessa, che richiede conoscenza, dialogo e la capacità di distinguere tra paure culturali e razzismo strutturale. Riconoscere la pluralità interna all’Islam e smontare le narrazioni semplificate è il primo passo per costruire società più inclusive e meno ostaggio delle percezioni.




