C’è un momento, dopo che la vita abbandona un corpo, in cui il silenzio sembra assoluto. Eppure, in quell’istante ha inizio un complesso processo biologico, invisibile e frenetico. Per capire cosa sia successo, il medico legale deve iniziare a osservare l’intero ecosistema che abita un cadavere. Perché sì, c’è qualcuno che arriva sulla scena del crimine prima di tutti, prima degli investigatori e degli scienziati. Sono gli insetti.
Ed è qui che entra in scena l’entomologia forense.
L’entomologo forense è colui che applica lo studio degli insetti e di altri artropodi alle indagini giudiziarie. Il suo compito è quello di un traduttore: deve trasformare il ronzio di una mosca o di un coleottero in una data precisa e reale. Questi piccoli organismi diventano così testimoni fondamentali, capaci di fornire prove anche dove il DNA o le impronte digitali non bastano.
“Storie di ordinaria entomologia”
Nella tana del bianconiglio 29.11.2025, 15:45
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Un falcetto e le mosche: una storia antica
Anche se sembra una scienza da serie TV moderna, l’entomologia forense ha radici antiche.
Il primo caso documentato risale alla Cina del XIII secolo.
Un investigatore locale, Song Ci, per risolvere un omicidio in un villaggio chiese a tutti i contadini di posare i propri falcetti a terra. Nonostante fossero apparentemente puliti, le mosche si radunarono in massa su uno solo di essi, attirate da tracce microscopiche di sangue, invisibili all’occhio umano. L’assassino, messo davanti all’evidenza, confessò immediatamente. Song Ci (1186–1249) viene oggi considerato il primo entomologo forense della storia.
Bisogna poi attendere l’Ottocento per vedere la disciplina diventare scienza, grazie a pionieri come Jean Pierre Mégnin, che codificò le “ondate” di insetti che visitano un corpo, e successivamente a figure come Bernard Spilsbury, che portò queste prove nelle aule di giustizia inglesi per la prima volta.
Piccoli testimoni biologici
Quando le tracce umane svaniscono, gli insetti diventano indicatori biologici inequivocabili. L’esperto non vede semplici mosche, ma degli “orologi biologici”. Grazie allo studio del ciclo vitale delle larve e alla successione con cui diverse specie arrivano sul corpo è possibile determinare il PMI (Post Mortem Interval, o intervallo Post-Mortem), ovvero il tempo trascorso dal decesso. Un dato fondamentale nelle indagini.
Ma c’è anche altro: una delle branche più affascinanti è l’entomotossicologia. Gli insetti che si nutrono di un corpo ne assorbono le sostanze chimiche, quindi, se un cadavere è troppo decomposto per le analisi del sangue, si possono analizzare le larve presenti. L’aspetto interessante è che tracce di farmaci, veleni o stupefacenti trovate nei tessuti degli insetti diventano una sorta di “scatola nera” biochimica della vittima, capaci di fornire informazioni cruciali.
Eccellenza svizzera e grandi casi mediatici
Oggi, centri come lo SHIFT (Swiss Human Institute of Forensic Taphonomy) di Losanna rappresentano l’avanguardia europea in questo settore. In questi istituti, la decomposizione è studiata con il massimo rigore scientifico per capire come l’ambiente possa influenzare il lavoro degli insetti e, di conseguenza, l’accuratezza delle indagini.
Anche in Italia questa disciplina è stata decisiva in alcuni casi mediatici complessi:
Nel mistero di Elisa Claps, lo studio dei resti entomologici ha contribuito a confermare l’ipotesi che il corpo fosse rimasto nel sottotetto della chiesa di Potenza per diciassette anni.
Nel caso di Yara Gambirasio l’analisi della fauna presente sui resti ha stabilito con certezza che la ragazza fosse rimasta nel campo fin dal momento della scomparsa, smentendo ipotesi alternative di spostamenti successivi del corpo.
Il giallo di Elisa Claps
Telegiornale 13.09.2023, 20:00
Una sfida attuale: il clima cambia, e gli insetti?
Tutto bellissimo, ma da profani ci sorgono alcune domande: quanto può influire il cambiamento climatico su questa scienza?
Poiché l’entomologia forense si basa su parametri biologici stabili, le repentine variazioni stagionali pongono certamente delle nuove sfide.
Se l’entomologia forense si basa sulla precisione dei cicli vitali, cosa succede quando le stagioni sfumano l’una nell’altra o addirittura si invertono?
La comparsa di determinati artropodi sui cadaveri dipende proprio dalle condizioni atmosferiche esterne, che fanno sì che alcuni insetti possano colonizzare o meno un corpo. Quindi variano in base alla temperatura, all’umidità e anche alla presenza autoctona della fauna.
Il riscaldamento globale sta perciò inevitabilmente alterando i tempi della decomposizione. Temperature più elevate accelerano il metabolismo delle larve e accorciando i tempi di sviluppo. Questo potrebbe indurre l’esperto in errore?
Inoltre, l’aumento delle temperature favorisce la migrazione di specie in altre aree, ciò significa che, almeno teoricamente, insetti che un tempo non avrebbero mai colonizzato un corpo in una determinate zona, oggi compaiono sulle scene del crimine, costringendo gli entomologi a ridisegnare le mappe della fauna locale.
