Donne avvolte in lunghi mantelli rossi, con un caratteristico copricapo bianco: sembrano arrivare da un passato lontano o da un mondo fantastico. Invece queste figure femminili sono reali, vivono nel presente. E si sono unite alle proteste negli Stati Uniti, scoppiate dopo l’uccisione di una donna a Minneapolis da parte degli agenti dell’Immigrazione americana (ICE). In piazza hanno sfilato brandendo cartelli con la parola shame, vergogna.
Il loro abbigliamento non è casuale: richiama quello delle protagoniste del romanzo di Margaret Atwood «Il racconto dell’ancella», pubblicato nel 1985 e ancora oggi tra i libri più contestati e banditi nelle scuole e biblioteche statunitensi. L’uso di quell’immaginario non è solo estetico, ma politico: un modo per trasformare la narrativa distopica in un linguaggio di protesta.
Il racconto immagina un futuro cupo e opprimente nella Repubblica di Gilead, un regime teocratico sorto sulle ceneri degli Stati Uniti e fondato sul controllo dei corpi e sulla cancellazione dell’identità femminile. Le donne fertili, ridotte al ruolo di «ancelle», vengono trasformate in strumenti di riproduzione al servizio dei potenti e private di ogni diritto. Tra atmosfere soffocanti e rituali inquietanti, la protagonista Difred, descrive un mondo in cui le donne non godono più di alcuna libertà, i soldati controllano ogni angolo della città e le università sono ormai solo un ricordo. Un universo narrativo che, per molti manifestanti, risuona con timori molto concreti.
La scrittrice canadese Margaret Atwood
Margaret Atwood ha più volte spiegato che nel romanzo non c’è nulla di inventato: l’opera attinge a forme storiche di totalitarismo e discriminazione, dalla schiavitù ai regimi teocratici. Ed è questa base reale a renderla così inquietante. L’autrice ha osservato che la distopia appare oggi «sempre più plausibile». Non sorprende quindi che, complice anche il successo dell’omonima serie televisiva (2017–2025), l’estetica delle ancelle sia diventata un simbolo globale delle proteste contro l’erosione dei diritti delle donne.
L’offensiva contro i diritti riproduttivi
Negli Stati Uniti, questo processo di erosione ha preso forma concreta nel giugno 2022 con l’annullamento della sentenza Roe v. Wade, che per quasi cinquant’anni aveva garantito il diritto all’aborto a livello federale. Dopo la revoca, circa tredici Stati conservatori hanno introdotto divieti totali, mentre altri hanno imposto restrizioni significative, che costringono le donne ad affrontare viaggi costosi o soluzioni clandestine e pericolose.
Il clima di allarme si è intensificato fin dai primissimi giorni del secondo mandato di Trump: il 23 gennaio 2025, il Presidente ha concesso la grazia a ventitré attivisti antiaborto, condannati per aver bloccato l’accesso a cliniche che praticano l’interruzione volontaria di gravidanza. Il giorno seguente, nel suo primo discorso pubblico da vicepresidente, J.D. Vance ha insistito sulla necessità di «aumentare il numero di bambini negli Stati Uniti». Un messaggio che molti osservatori hanno collegato al più ampio dibattito conservatore sulla natalità e sul ruolo dello Stato nella sfera riproduttiva.
Project 2025 e la trasformazione politica in corso
In questo quadro si colloca Project 2025, un documento elaborato da una rete di organizzazioni conservatrici coordinata dalla Heritage Foundation. Il testo propone una riorganizzazione dell’amministrazione federale, con un rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e un ripensamento delle politiche su temi quali aborto, welfare, diritti LGBTQ+ e tutela ambientale.
Donald Trump aveva dichiarato durante la campagna elettorale del 2024 di non voler adottare formalmente Project 2025. Nel corso del 2025, tuttavia, diversi osservatori hanno evidenziato come alcune delle priorità espresse dalla nuova amministrazione presentino punti di contatto con il documento, già riscontrabili in direttive, ordini esecutivi o indirizzi di governo. Per molti analisti, questo allineamento parziale contribuisce a spiegare la crescente mobilitazione civile.
In questo contesto, l’immagine delle donne avvolte nei mantelli rossi torna a essere più di una semplice citazione letteraria: assume il valore di un monito. Un richiamo alla possibilità che la distopia immaginata da Margaret Atwood non resti confinata nella finzione, ma offra una chiave di lettura per un presente in cui l’autonomia delle donne è nuovamente messa in discussione.

USA: le proteste di Minneapolis
Telegiornale 16.01.2026, 20:00

