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In Svizzera un quarto della popolazione non legge, mentre in Ticino...

I dati sulla lettura rivelano differenze marcate tra regioni, età e condizioni di vita, e mostrano quanto la lettura sia uno specchio delle nostre vite

  • Oggi, 11:05
  • 23 minuti fa
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Di: Mat Cavadini 

In Svizzera si legge, ma non abbastanza. E soprattutto non ovunque allo stesso modo. I dati dell’Ufficio federale di statistica del 2024, riletti da Mauro Stanga nella pubblicazione Extra dati, raccontano una storia che ha a che fare con il nostro tempo, le nostre vite, il nostro rapporto con il mondo. Gli svizzeri leggono in media 8,1 libri all’anno, i ticinesi 6,9. Non è una differenza abissale, ma è un segnale: nella Svizzera italiana la lettura fatica a essere un’abitudine stabile, un gesto quotidiano. E il dato più eloquente è un altro: un quarto della popolazione non legge affatto. Non un libro in dodici mesi. Un silenzio che pesa più di qualsiasi statistica.

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In Svizzera si legge sempre meno

Alphaville 07.05.2026, 11:05

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  • Mario Fabio

Colpisce che questa ammissione non imbarazzi nessuno. Un tempo si mentiva per apparire “buoni lettori”; oggi si dice la verità senza esitazioni. Forse perché la lettura non è più percepita come un dovere culturale, ma come un optional, un lusso, un’attività che compete con mille schermi e mille distrazioni. Eppure i dati mostrano che quando il tempo si apre — nelle pensioni, nei part‑time — la lettura torna a fiorire: gli ultrasessantenni superano i 10 libri l’anno, i pensionati arrivano a 12. Non è solo questione di tempo libero: è questione di spazio mentale. Lo conferma il dato sui disoccupati, che leggono meno dei lavoratori a tempo pieno. Non perché non abbiano tempo, ma perché non hanno serenità.

Le donne leggono molto più degli uomini: 10,5 libri contro 5,6. E tra i “lettori forti” — almeno 12 libri l’anno — una donna su quattro, contro un uomo su otto. È un divario culturale che dice molto su chi tiene in piedi, ancora oggi, la vita simbolica di un paese.

Il Ticino, poi, mostra una fragilità strutturale: solo il 15% di lettori forti, contro il 18‑19% della Svizzera tedesca e francese. E se allarghiamo lo sguardo all’Europa, il confronto diventa impietoso: l’Italia, con il suo 64% di non lettori, è un monito che incombe appena oltre il confine.

Sguardo europeo

Se allarghiamo lo sguardo oltre i confini svizzeri, il quadro europeo conferma una tendenza netta: più si sale verso il Nord, più si legge. I Paesi scandinavi restano i campioni della lettura: in Finlandia oltre l’80% della popolazione legge almeno un libro all’anno e la quota di lettori forti è tra le più alte d’Europa; Svezia, Danimarca e Paesi Bassi seguono a breve distanza, con sistemi bibliotecari capillari e politiche culturali molto aggressive. La Germania mantiene livelli elevati e stabili, mentre Francia e Belgio mostrano un profilo simile a quello svizzero, con una buona base di lettori ma una progressiva erosione tra i giovani. Il vero spartiacque resta il Sud Europa: Italia, Portogallo e Grecia registrano le percentuali più alte di non lettori, attorno al 60% di popolazione che non apre un libro in dodici mesi. In questo panorama, la Svizzera si colloca in una fascia intermedia: lontana dall’eccellenza nordica, ma molto sopra la media mediterranea. Il Ticino, invece, tende ad avvicinarsi più ai comportamenti culturali italiani che a quelli elvetici, confermando che la geografia della lettura non segue solo i confini politici, ma quelli culturali.

In mezzo a questi numeri, però, c’è una verità semplice: leggere non è un passatempo, è un modo di stare al mondo. È un esercizio di attenzione, di profondità, di lentezza. È un gesto che ci restituisce a noi stessi. E se un quarto della popolazione non legge, non è solo un problema culturale: è un problema democratico. Perché una società che non legge è una società che rinuncia a pensare.

La sfida, allora, non è lamentare ciò che manca, ma capire come riaccendere il desiderio. Non con campagne paternalistiche, ma con politiche intelligenti, spazi accoglienti, scuole che non trasformino i libri in compiti. Perché, come ricordava Sciascia, un libro aperto “diventa un mondo”. E un paese che non apre libri è un paese che chiude mondi.

Altri elementi significativi

La lettura e profondamente intrecciata con le condizioni sociali e culturali. Il livello di formazione è il fattore più determinante: chi possiede un titolo terziario legge molto di più, mentre tra chi ha solo la scuola dell’obbligo si concentra la maggior parte dei non lettori. Anche la nazionalità incide: le persone con cittadinanza straniera leggono meno libri, ma consumano più contenuti digitali, segno di un accesso linguistico e culturale diverso. E poi c’è il nodo delle biblioteche: in Ticino vengono frequentate meno che nel resto del Paese, eppure chi le usa è molto più spesso un lettore forte. Infine, la lettura digitale — e‑book, audiolibri, articoli online — non compensa il calo dei libri: i giovani leggono molto, sì, ma altrove, in un ecosistema frammentato che non sempre favorisce profondità e continuità. Tutti questi elementi dicono che la lettura non è solo un’abitudine individuale, ma un indicatore di equità, accesso e partecipazione culturale: una cartina di tornasole del modo in cui una società distribuisce le sue opportunità simboliche.

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