Mobilità

L’auto elettrica non è un’invenzione del presente

Dalla gare di velocità di fine Ottocento ai taxi di New York, passando per prototipi visionari: la storia dei veicoli elettrici è lunga quanto quella dell’automobile stessa

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L’Œuf électrique del designer parigino Paul Arzens, 1942

L’Œuf électrique del designer parigino Paul Arzens, 1942

Di: Mat 

La storia dell’automobile elettrica, spesso sconosciuta, risale al XIX secolo, un’epoca in cui essa rivaleggiava, e talvolta superava, i veicoli a benzina e a vapore. Lungi dall’essere un’innovazione recente, l’auto elettrica ha avuto inizi promettenti, stabilendo record di velocità e dominando le flotte di taxi in città come New York.

L’invenzione della pila voltaica da parte di Alessandro Volta nel 1800, seguita dalla prima batteria ricaricabile al piombo-acido nel 1850 e dai suoi miglioramenti ad opera di Gaston Planté e Camille Alphonse Faure, ha gettato le basi per l’ascesa dei veicoli elettrici (VE). Già alla fine degli anni ‘80 dell’Ottocento, i primi VE fecero la loro comparsa in Europa e negli Stati Uniti, sebbene prototipi isolati fossero circolati cinquant’anni prima.

Tre usi principali hanno spinto lo sviluppo dei VE. In primo luogo, lo sport e i record di velocità. I motori elettrici offrivano una coppia massima fin dall’avvio, una potenza elevata per brevi periodi, senza gli inconvenienti meccanici dei motori termici dell’epoca (vibrazioni, surriscaldamento). Già nel 1895, i VE partecipavano alle prime gare automobilistiche. Tra il 1896 e il 1904, furono stabiliti record, il più famoso quello di Camille Jenatzy che superò i 100 km/h nel 1899 con “La Jamais Contente”.

La "Jamais Contente" nel 1899 alle Tuileries

La "Jamais Contente" nel 1899 alle Tuileries

In secondo luogo, le flotte di taxi urbani hanno costituito un mercato cruciale. L’affidabilità e l’autonomia erano allora più importanti della velocità. Già negli anni ‘90 dell’Ottocento, le compagnie si svilupparono negli Stati Uniti e in Europa, creando infrastrutture di ricarica e scambio di batterie. Città come New York, Boston e Baltimora videro l’emergere di centri di scambio batterie, consentendo una rapida sostituzione. Nel 1900, più di 600 taxi Electrobat circolavano a New York.

Dei taxi Electrobat a Manhattan nel 1898

Dei taxi Electrobat a Manhattan nel 1898

Infine, si sviluppò un mercato privato, in particolare tra una clientela benestante e femminile nelle grandi città. I VE erano apprezzati per il loro avviamento facile e pulito, in contrasto con la manovella sporca dei motori a benzina. Nel 1900 a New York, il 38% delle auto erano VE.

Nonostante questi inizi promettenti, l’auto elettrica conobbe un rapido declino. Diversi fattori spiegano questa emarginazione. A livello tecnico ed economico, l’autonomia limitata delle batterie, i vincoli di ricarica e il loro costo elevato hanno giocato un ruolo. I progressi delle batterie ristagnarono, mentre la guerra del 1914 evidenziò la necessità di autonomia e di approvvigionamento distribuito, favorendo i veicoli a benzina.

Il lancio della Ford T nel 1908 democratizzò il veicolo termico personale grazie alla produzione di massa, riducendo notevolmente i prezzi. Nel 1912, un veicolo termico costava circa 650 dollari, contro i 1.750 dollari per un VE. Parallelamente, l’offerta di petrolio si espanse e i prezzi diminuirono.

Ford T, 1908

Ford T, 1908

Anche fattori sociali e istituzionali contribuirono a questo declino. La Prima Guerra Mondiale portò a una formazione massiccia alla guida di camion a benzina e alla costruzione di fabbriche, facilitando l’espansione della motorizzazione a benzina dopo la guerra. L’arrivo dell’avviamento elettrico sulla Cadillac nel 1912 eliminò il vantaggio dell’avviamento facile dei VE. Le infrastrutture di manutenzione, distribuzione e riparazione si strutturarono attorno al veicolo termico, mentre l’elettrico rimase confinato alle flotte e alle ricariche programmate.

La vettura elettrica leggera non scomparve del tutto, ma fu confinata a nicchie come taxi e piccoli servizi di consegna. Nel 1942, in piena penuria di carburante, comparve a Parigi un veicolo sorprendente: una minuscola auto in alluminio progettata dal designer francese Paul Arzens, soprannominata “l’Uovo elettrico”. Con un’autonomia di circa 100 chilometri e una velocità massima di 70 km/h, rappresenta un’anticipazione visionaria della mobilità elettrica. Ma resta un prototipo isolato, senza seguito industriale.

Il resto è storia recente. Storia in cui i VE, definiti per anni come emergenti, si stanno progressivamente affermando.

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