È il mio chiodo fisso: la costante ricerca del presente, del vivere ogni momento della propria vita con intenzione, con attenzione. Mi ossessiona dalla prima stagione de La Cavia quando, attraverso la meditazione, ho cercato di imparare a essere meno spettatore e più attore delle mie giornate. Sfida che si è dimostrata molto più dura del digiuno o dei bagni ghiacciati a cui mi ero sottoposto; mettere un guinzaglio alla mente, cercare di tenerla ferma, immobile, in semplice ascolto, è risultato pressoché impossibile.
Nella seconda stagione ho di nuovo tentato di essere più presente affrontando la mia dipendenza dallo smartphone, con i suoi buchi neri dell’attenzione chiamati social media, che risucchiano come mulinelli secondi, minuti, ore intere delle nostre giornate.
E in quest’ultima puntata della terza stagione ci provo di nuovo: la tecnologia in questo ultimo anno è diventata ancora più avvolgente con l’arrivo ingombrante dell’intelligenza artificiale, che si propone di risolvere qualsiasi problema, di rispondere a qualsiasi quesito, ci consiglia, ci intrattiene… In un presente che continua a proiettarci al futuro, la mia domanda resta sempre quella: e il presente? Non ce lo stiamo perdendo?
Eppure ci sono persone che di tutti questi stravolgimenti sono a malapena a conoscenza; come Francesco, che vive come se fosse ancora agli inizi del Novecento in una casa raggiungibile solo a piedi a Bigorio, in Capriasca.
Se gli serve una scure, Francesco accende la forgia e se la costruisce, intaglia il legno per creare utensili di ogni tipo e per ogni uso, falcia i prati a mano, cucina sul fuoco con la stufa economica e coltiva i quattro orti che circondano la sua casa per sostentarsi.
Una vita molto faticosa, senza scorciatoie tecnologiche, eppure, in questa casa ai margini del bosco, c’è qualcosa che mi attira. Si respira una calma e una serenità contagiose.
Nell’ultima puntata de La Cavia ho cercato, insieme alla mia famiglia, di vivere una vita simile a quella di Francesco; rinunciare ai comfort e tornare alla natura può essere la chiave per una vita più presente?






