Il 28 aprile 2001, con il decollo della Soyuz TM‑32 dal cosmodromo di Baikonur, lo spazio cessò di essere un dominio esclusivo di astronauti professionisti e agenzie governative.. A bordo della navicella russa viaggiavano tre persone: il cosmonauta kazako Talgat Musabayev, comandante della missione, il cosmonauta russo Jurij Baturin e Dennis Tito, ingegnere aeronautico ed imprenditore statunitense, che divenne il primo civile a raggiungere la Stazione spaziale internazionale per iniziativa personale e non istituzionale. Quel volo, accolto allora con diffidenza e persino con imbarazzo da parte della comunità scientifica, inaugurò invece una trasformazione destinata a mutare profondamente il rapporto tra l’umanità e l’orbita terrestre.
L’impresa di Tito non fu soltanto un episodio curioso o una stravaganza da milionario. Fu, piuttosto, il segnale anticipatore di una nuova fase della storia spaziale: quella in cui l’accesso allo spazio iniziava lentamente a sganciarsi dalle logiche della competizione geopolitica per aprirsi anche a dinamiche economiche, culturali e simboliche inedite. Nei primi anni Duemila il turismo spaziale rimase un fenomeno episodico, limitato a pochissimi individui e legato quasi esclusivamente alla collaborazione con la Russia post‑sovietica. Eppure, sotto la superficie, si stava preparando un cambiamento più ampio.
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A distanza di un quarto di secolo, quel gesto appare oggi come l’atto fondativo di un settore che, pur restando elitario, ha acquisito una dimensione industriale e narrativa propria. Il turismo spaziale contemporaneo non coincide più soltanto con il soggiorno orbitale di pochi pionieri facoltosi, ma si articola in forme diverse: voli suborbitali di pochi minuti, missioni private di lunga durata, programmi di addestramento che mutuano linguaggi e rituali dell’astronautica classica. La breve esperienza dell’assenza di peso, la visione della curvatura terrestre, l’attraversamento simbolico della linea di Kármán sono diventati elementi di un nuovo immaginario del viaggio.
Inizia il turismo spaziale
Telegiornale 08.06.2019, 22:00
Nel frattempo, lo spazio stesso si è trasformato. La Stazione spaziale internazionale, per decenni avamposto scientifico e diplomatico, si avvia verso la fine della sua vita operativa con un rientro controllato nell’atmosfera previsto per l’inizio del 2031. Al suo posto si profilano infrastrutture commerciali: stazioni orbitali private, moduli abitabili pensati per la ricerca, la produzione industriale in microgravità e, non ultimo, l’ospitalità di visitatori paganti. In questo scenario, il turismo spaziale smette di essere una curiosità marginale e diventa uno dei motori economici e culturali della nuova economia orbitale.
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Resta aperta, naturalmente, una domanda di fondo: che cosa significa “viaggiare” nello spazio? Se per secoli il viaggio è stato esperienza di scoperta geografica e poi di incontro culturale, oggi si confronta con l’estrema rarefazione dell’ambiente extraterrestre, dove l’altrove è al tempo stesso prossimo e assoluto. Il turismo spaziale, nella sua ambiguità, riflette così questa tensione: tra desiderio di conoscenza e consumo dell’esperienza, tra slancio utopico e selezione sociale.
Eppure, come spesso accade nella storia, le pratiche nate come privilegio anticipano trasformazioni più profonde. Il volo di Dennis Tito, letto oggi, non parla soltanto di ricchezza o tecnologia, ma anche di una mutazione dello sguardo umano: la consapevolezza che lo spazio, da frontiera irraggiungibile, sta diventando un nuovo orizzonte abitabile della nostra esperienza.

Turismo spaziale: il decollo e l’atterraggio di Blue Origin
RSI Info 14.04.2025, 17:19





