Coscienza storica

Quando la memoria cura individui e società

La memoria come responsabilizzazione collettiva: dalla Shoah al colonialismo svizzero, ricordare è un gesto politico che smaschera rimozioni, illumina le zone d’ombra del passato e rafforza la democrazia contro semplificazioni e derive autoritarie

  • 2 ore fa
  • 2 ore fa
"Il coraggio di ricordare". Quando la memoria cura, dettaglio di copertina. Susana Baldi, Montaonda (2025)

"Il coraggio di ricordare". Quando la memoria cura, dettaglio di copertina. Susana Baldi, Montaonda (2025)

Di: Sonia Castro Mallamaci 

Venerdì 17 aprile, ore 18.00–19.30 -Biblioteca del Campus di Mendrisio
Serata pubblica: Memoria individuale e collettiva, ispirata al volume Il coraggio di ricordare. Quando la memoria cura di Susanna Baldi.

Non è consueto leggere un libro scritto da una psicanalista e trovarsi a riflettere su questioni storiche rilevanti. È quanto accade con il volume di Susanna Baldi, psicologa clinica e psicoterapeuta attiva da anni nella libera professione. Il suo ultimo lavoro, che riunisce saggi e ricordi personali, mette in luce la valenza curativa del ricordare e la capacità della memoria di generare un processo di guarigione non solo individuale ma anche collettivo. Baldi mostra come il ricordo, quando è accompagnato da un contesto di ascolto attivo, possa diventare un atto di ricomposizione interiore e, allo stesso tempo, un gesto politico che restituisce dignità alle esperienze marginalizzate.

Come suggerisce il titolo Il coraggio di ricordare (Montaonda, 2025), è nel processo storico una dinamica complessa, talvolta divisiva e sempre esposta a usi pubblici e politici. Spetta ai testimoni, come mostrano molte ricerche nate dai loro racconti, ma anche alle istituzioni creare le condizioni per una rielaborazione consapevole e rigorosa della memoria: sostegno finanziario, accesso alle fonti, promozione di programmi di ricerca e diffusione dei suoi risultati. E spetta infine alla società dimostrare apertura e capacità di autocritica nel confronto con il proprio passato, nonché riconoscere la funzione sociale delle scienze storiche e umane.

La memoria della Shoah è stata a lungo un campo privilegiato per questo genere di riflessioni. Nel suo libro I senza memoria (Einaudi, 2019) Géraldine Schwarz mostra come le amnesie individuali e collettive rispetto ai totalitarismi del Novecento producano effetti politici. La storia del nonno, Karl Schwarz, che approfittò dell’arianizzazione acquistando a prezzo irrisorio l’azienda di un ebreo, Julius Löbmann, rivela quanto la responsabilità diffusa abbia alimentato il sistema nazista. Dopo la guerra, Karl rifiutò per anni di riconoscere la propria parte di colpa e di versare il risarcimento richiesto dall’unico sopravvissuto della famiglia, mostrando come la rimozione individuale si intrecci con quella collettiva.

Queste riflessioni diventano preziose se applicate a contesti in cui la memoria è negata. La recente mostra del Landesmuseum di Zurigo sul colonialismo elvetico mostra come anche un Paese senza colonie formali abbia partecipato al sistema coloniale globale, beneficiando di reti economiche e culturali fondate sulla disuguaglianza e sulle teorie razziste, scientifiche per l’epoca. Questa storia, a lungo rimossa, mette in discussione l’idea di una Svizzera estranea alle logiche imperialistiche e conferma quanto la rimozione del passato favorisca semplificazioni e negazioni.

Anche dal punto di vista didattico la rielaborazione della memoria può diventare un processo generativo, in linea con la pedagogia trasformativa di Paulo Freire. Quest’ultima vede l’atto del ricordare come un momento di coscientizzazione collettiva: prendere consapevolezza delle proprie esperienze, riconoscere le strutture che le hanno generate e acquisire la capacità di agire criticamente per trasformare sé stessi e il contesto sociale.

È di questa capacità di ricordare e non di rimuovere le zone d’ombra del passato che ha bisogno la democrazia europea per sopravvivere alle nuove avversità. Dove questo lavoro manca, il terreno diventa fertile per la manipolazione della storia e il riaffiorare di nuove forme di totalitarismo.

immagine
02:58

Il Giorno della memoria

Telegiornale 27.01.2026, 20:00

In questo spazio la memoria assume una funzione pedagogica: non si limita a trasmettere fatti, ma invita a leggere criticamente le strutture di potere, a riconoscere le responsabilità diffuse, a dare voce a chi è stato escluso dalle narrazioni ufficiali. In definitiva, ricordare non significa restare ancorati al passato, ma convivere con la complessità e trasformarla in risorsa per costruire un presente più giusto e un futuro più consapevole.

12:58
"Homo Divinans. Aby Warburg e la filologia del futuro" di Davide Stimilli, Neri Pozza (copertina)

Aby Warburg

Alphaville 16.04.2026, 11:45

  • neripozza.it
  • Francesca Rodesino

Correlati

Ti potrebbe interessare