“Inizialmente eravamo molto concentrati, quindi non pensavamo alle emozioni (...), ma arrivando alla fine della nostra missione, quindi la separazione fra modulo di servizio e Orion, sono arrivate queste emozioni. Emozioni fortissime in questo momento storico”. A raccontare la sua esperienza a SEIDISERA è Antonio Preden, capo del team di ingegneri del modulo di servizio europeo dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea, che era in sala di controllo a Houston per la missione Artemis II. Una missione durata poco più di una settimana che ha permesso a quattro astronauti di circumnavigare la Luna.
“Gli obiettivi sono stati raggiunti. Era una missione di prova in preparazione di quelle di atterraggio sulla Luna, che saranno più lunghe e più complesse”, spiega Preden, che sottolinea l’utilizzo delle “solar wing”, i pannelli solari alle estremità della navicella sui quali erano montate le telecamere che hanno ripreso le immagini che abbiamo visto in questi giorni. “Questi pannelli si possono muovere avanti e indietro ed è qualcosa di abbastanza avanzato tecnologicamente”. Inoltre il meccanismo di movimento è stato fatto in Svizzera e durante la missione è stato un sorvegliato speciale. “Ogni volta che dovevamo muovere le ali avevo due o tre colleghi che controllavano i dettagli sui pannelli. Ha funzionato tutto perfettamente”, racconta l’ingegnere.
Si tratta di una missione che ha visto una grande partecipazione dell’Agenzia spaziale europea e delle industrie europee, infatti metà della navicella è stata costruita in Europa. Il progetto è guidato dalla NASA, ma con una partnership internazionale. C’è poi una grande fetta di industrie private che, spiega Preden, “dovranno dimostrare di essere all’altezza e di avere moduli di atterraggio lunari pronti in tempo”.
Una partnership di cui non fa però parte la Cina. Si tratta di un fattore di competizione che può portare a risultati ancora più eccellenti oppure è un rischio? “Negli Stati Uniti c’è questa visione della corsa con la Cina”, spiega Preden. “Ma mi sembra più una questione americana. Dal punto di vista delle persone che lavorano sul progetto si va avanti come gruppo internazionale. Non ci sono frontiere”.








