Donne ribelli

Antiche guerriere

Amazzoni e Lemniadi: il mito classico racconta figure femminili che sfidano l’ordine della pólis, rivelando paure, rovesciamenti e poteri inattesi

  • 2 ore fa
Amazzone ferita, opera su tela di Franz von Stuck, 1903.

Amazzone ferita, opera su tela di Franz von Stuck, 1903.

  • Wikipedia
Di: Leonardo Marchetti  

Nell’antica tradizione epica del ciclo troiano, conservata nell’Aithiopis attribuita al poeta Arctino di Mileto, si narra che, dopo la morte di Ettore, giunse in aiuto dei Troiani la regina delle Amazzoni Pentesilea, alla guida di un contingente di guerriere provenienti dalle regioni del Ponto. Ancora una volta il duello decisivo coinvolse Achille. Affrontata e uccisa la regina, l’eroe le tolse l’elmo e rimase colpito dalla sua bellezza. Riaffiorava nel corpo della guerriera la figura della donna.

Achille uccide Pentesilea. Tondo di una kylix attica a figure rosse, 470–460 a.C. Da Vulci.

Achille uccide Pentesilea. Tondo di una kylix attica a figure rosse, 470–460 a.C. Da Vulci.

  • Wikipedia

Quasi come un doppio di Achille, Pentesilea era entrata nel mondo degli uomini ma soltanto per esserne subito espulsa, poiché la sua presenza sul campo di battaglia non rimandava semplicemente a una donna che combatte, bensì a una donna che combatteva come un uomo, infrangendo una delle frontiere più sensibili dell’immaginario greco, quel connubio strettissimo tra guerra e cittadinanza, il confine che definiva la pólis come uno spazio eminentemente maschile.

30:06
immagine

Amazzoni alla riscossa

Voi che sapete... 14.01.2022, 14:32

  • iStock

Donne, schiavi e stranieri restavano esclusi e, nel caso femminile, venivano confinati in una dimensione domestica separata dalla sfera pubblica. È precisamente questo nesso fra cittadinanza, guerra e appartenenza maschile che Pierre Vidal-Naquet avrebbe poi messo a fuoco parlando della città greca come di una comunità civica che si definisce anche attraverso l’esclusione della donna e dello schiavo. L’Amazzone Pentesilea viola esattamente questa soglia, dal momento che prende le armi, entra nello spazio dell’uomo, lo occupa e, in alcune versioni del mito, giunge persino a sostituirlo.

Le fonti antiche raccontano infatti che le Amazzoni vivevano separate dagli uomini, formando eserciti femminili. Combattevano a cavallo e allevavano le figlie alla guerra, mentre i maschi entravano nella loro vita soltanto in funzione della riproduzione. I figli nati da quelle unioni, se maschi, venivano eliminati o al massimo restituiti ai padri. Non a caso la tradizione definiva le Amazzoni antianeirai, pari agli uomini in battaglia, e vedeva in loro la nemesi della comunità civica.

Una simile configurazione rovesciava radicalmente il kósmos, l’ordine, della pólis, perché profilava una comunità di donne che combattevano e si governavano da sole. Agli occhi di un uomo dell’età greco-classica, le Amazzoni rappresentavano per questo una figura di crisi nella quale l’equilibrio normale della società risultava sospeso e insieme minacciato. Eva Cantarella lo ha indicato con particolare chiarezza in Ambiguo malanno, mostrando come le Amazzoni e le donne di Lemno inscenassero l’idea di un potere femminile separato, libero, quindi inquietante.

L’ambiguo malanno. La donna nell’antichità greca e romana, Eva Cantarella, Feltrinelli (2013) - copertina

L’ambiguo malanno. La donna nell’antichità greca e romana, Eva Cantarella, Feltrinelli (2013) - copertina

Proprio il mito delle Lemniadi radicalizzava il rovesciamento poiché, secondo la tradizione, le donne dell’isola di Lemno, offese e respinte dai loro mariti a causa del cattivo odore che Afrodite aveva fatto cadere su di loro, li uccisero tutti e trasformarono l’isola in una comunità esclusivamente femminile, nella quale le donne non si limitavano più a combattere come uomini, ma eliminavano questi ultimi e con essi il principio stesso del matrimonio, che era uno dei fondamenti del ordine sociale maschile. Lemno si configurava così come un mondo capovolto, una fase di disordine radicale che il mito non poteva lasciare durare, tanto che l’approdo degli Argonauti guidati da Giasone segnava il ristabilirsi dell’equilibrio tra i sessi e il ritorno della comunità a un ordine che riconosceva nuovamente la presenza maschile.

Il racconto di Lemno non solo radicalizza l’idea di una società femminile separata dall’uomo e nella quale la donna da vittima diventa carnefice dei maschi, ma conferma anche che la donna guerriera, lungi dal documentare un passato matriarcale realmente esistito, doveva essere considerata soprattutto una figura del rovesciamento costruita dall’immaginazione maschile per rappresentare il contrario della pólis e del suo ordine. Se le donne fanno le guerriere il mito le condanna comunque alla sconfitta perché la loro esistenza doveva essere ricondotta entro i confini dell’ordine tradizionale. Da carnefice la donna doveva tornare a essere vittima.

Illustrazione di Calaide e Zete nell'isola di Lemno

Illustrazione di Calaide e Zete nell'isola di Lemno

  • Wikipedia

Sbaglieremmo, ciononostante, a confinare la figura della donna guerriera soltanto al territorio del mito, poiché negli ultimi decenni l’archeologia ha portato alla luce diverse sepolture femminili del IV sec. a.C. accompagnate da armi, cavalli ed equipaggiamento militare nelle regioni delle steppe euroasiatiche comprese tra il Mar Nero e l’Altaj, suggerendo che, nelle società nomadi associate dai Greci ai popoli scitici e sarmati, le donne potessero partecipare effettivamente alla guerra.

Probabilmente racconti come quello delle Amazzoni hanno preso forma anche a partire da incontri con queste popolazioni, magari riattivando il dispositivo interpretativo del mito, capace di nominare, classificare e in qualche modo contenere una presenza percepita come destabilizzante. Del resto, le stesse Amazzoni non restavano immobili nello spazio del mito, ricollocate continuamente nella geografia della conquista, prima in rapporto ad Alessandro e poi al romano Pompeo, entrambi conquistatori giunti ai margini estremi del mondo conosciuto.

Rilievo marmoreo con gladiatrici, da Alicarnasso (odierna Bodrum, Turchia), I–II secolo d.C.

Rilievo marmoreo con gladiatrici, da Alicarnasso (odierna Bodrum, Turchia), I–II secolo d.C.

  • The British Museum, Londra

Proprio nel mondo romano la presenza della donna armata riaffiorerà ancora, talvolta in una forma diversa ma non meno sorprendente: le gladiatrici.

Correlati

Ti potrebbe interessare