Celebrata il 2 febbraio, la Candelora è una delle feste più antiche e stratificate del calendario europeo: un punto di snodo tra religione, storia e immaginario collettivo, la cui forza simbolica risiede nella luce. Luce che ritorna. Luce che purifica. Luce che orienta.
Il nome deriva dal latino festum candelarum, “festa delle candele”, durante la quale, nel rito cristiano attestato in Occidente almeno dal V secolo, i ceri vengono portati in processione e benedetti per celebrare Cristo come “luce destinata a illuminare le genti”, espressione che fonda teologicamente la festa come celebrazione della rivelazione e del compimento dell’attesa.
La festa della Candelora in Ticino
RSI Notrehistoire 02.02.2002, 19:57
Sul piano liturgico la Candelora commemora la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria, quaranta giorni dopo la nascita, secondo la legge mosaica (Luca 2, 22-40). Nelle Chiese orientali, dove è chiamata Hypapante (“incontro”), l’accento cade in particolare sull’incontro tra Antico e Nuovo Testamento, tra promessa e compimento.
E la collocazione della festa non è casuale. Le fonti attestano infatti che nel V secolo papa Gelasio I condannò i Lupercali, antica festa romana di purificazione e fertilità di metà febbraio, favorendone la sostituzione con una celebrazione cristiana. Pur senza una continuità diretta riconosciuta dalla Chiesa, la sovrapposizione simbolica è evidente: luce che vince le tenebre, corpo che si purifica, comunità che attraversa una soglia stagionale. La Candelora si inserisce così nel più ampio processo di trasformazione del calendario tardoantico.
https://rsi.cue.rsi.ch/cultura/storia/Breve-storia-culturale-del-lupo-dai-lupercali-ai-licantropi--3172836.html
Accanto alla liturgia, si è sviluppato un ricco patrimonio di tradizioni popolari. Nei contesti rurali italiani la festa si intrecciava con osservazioni della natura e riti simbolici: proverbi meteorologici (come “Madonna della Candelora, dell’inverno semo fòra; ma se piove o tira vento, de l’inverno semo ancora dentro”), cera benedetta nelle mangiatoie per proteggere il bestiame, frittelle e crêpes lanciate in aria con una moneta per propiziare prosperità, o il conteggio delle stelle per prevedere la produzione di uova.
Tradizioni affini ricorrono in tutta Europa. In Francia e Belgio la Chandeleur è associata alle crêpes quale simbolo popolare principale; nei paesi germanici e slavi compaiono feste della luce e della fine dell’inverno; nel mondo anglosassone, in particolare tra Stati Uniti e Canada, si celebra poi il Groundhog Day (Giorno della marmotta), derivato da tradizioni europee e che conserva l’idea popolare di una previsione stagionale nel secondo giorno di febbraio.

Monticello festeggia la Candelora
RSI Archivi 06.02.1973, 11:42
In Svizzera la Candelora, nota come Mariä Lichtmess (“Festa della luce di Maria”), è una solenne ricorrenza liturgica che mantiene la benedizione delle candele (Kerzenweihe). Accanto al rito, in molte regioni alpine vi erano tradizioni (in alcuni casi ancora in uso) per segnare il passaggio tra inverno e primavera: ceri benedetti portati nelle case, gesti di protezione e rituali legati alla ripresa dell’anno agricolo, agli scambi e ai pagamenti annuali che chiudevano il ciclo festivo invernale.
Nella Svizzera italiana la giornata aveva anche un significato comunitario, con le confraternite impegnate nell’assegnazione degli incarichi e nell’organizzazione delle celebrazioni religiose. Erano inoltre diffusi proverbi meteorologici, analoghi a quelli della tradizione italiana, a conferma del legame profondo tra calendario sacro e ritmo stagionale. Nelle valli del Grigioni italiano (Mesolcina, Bregaglia e Poschiavo) – così come nell’intera area romancia – la Candelora si affianca poi indirettamente ad altre feste di passaggio stagionale: il Chalandamarz (Calende di marzo) celebrato il 1° marzo, che segna simbolicamente l’inizio della primavera e riflette la sensibilità alpina verso il ritorno della luce e la ripresa del lavoro nei campi.

Il calendimarzo a Mesocco
RSI Archivi 01.03.1966, 00:00
La Candelora rimane dunque una festa-soglia: tra inverno e primavera, tra buio e chiarore, tra ordine cosmico e vita quotidiana. Una celebrazione in cui la luce, religiosa o simbolica, continua a offrire all’essere umano una promessa di orientamento e di rinnovamento.




