Architettura e memoria

Sanatori: cosa fare dell’eredità che cade a pezzi

Tra memoria della tubercolosi, degrado e progetti incompiuti, Piotta, Medoscio e Agra interrogano il Ticino su come trattare un patrimonio che ha perso la sua funzione ma non il suo valore

  • Un'ora fa
L'ex sanatorio di Piotta

L'ex sanatorio di Piotta

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Di: Alphaville/Mat 

All’inizio del Novecento la tubercolosi non era solo una malattia: era un fatto sociale, un’emergenza che modellava il territorio e le sue architetture. I sanatori ticinesi nacquero così, come infrastrutture necessarie, pensate per rispondere a un bisogno collettivo che attraversava tutte le classi sociali: edifici nati per combattere una malattia che all’inizio del Novecento colpiva senza distinzione di classe, lasciando dietro di sé numeri che oggi fanno impressione. Nel 1901, su 140.000 abitanti del Cantone, la tubercolosi causò 260 decessi. Francesca Corti, nel volume Il mal sottile, ricorda come questi luoghi fossero “infrastrutture sanitarie fondamentali”, presidi di cura e di speranza in un’epoca in cui la malattia era una minaccia quotidiana.

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Il Sanatorio di Medoscio negli anni Trenta

RSI Notrehistoire 01.06.1935, 15:32

Piotta, Agra e Medoscio nacquero dentro questo contesto: tre risposte diverse a un’unica emergenza. Piotta, il “sanatorio del Gottardo”, fu pensato nel 1905 come struttura di lusso per una clientela italiana benestante; Agra, costruito nel 1913, era un’iniziativa filantropica germanica destinata a pazienti con minori possibilità economiche; Medoscio, inaugurato nel 1932, fu voluto dal vescovo di Lugano per i bambini malati della diocesi. Tre storie, tre visioni, tre modi di declinare un’idea di cura che oggi appare lontana, ma che ha lasciato un’impronta profonda nel territorio.

Oggi quegli edifici non curano più nessuno, ma continuano a porre domande: cosa fare di un patrimonio che ha perso la sua funzione, ma non il suo significato? E perché, nonostante il loro valore storico e identitario, continuiamo a lasciarli scivolare verso il degrado o verso recuperi che cancellano più di quanto salvino?

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Un'isola chiamata Medoscio

Storie 01.04.2018, 20:40

Il destino dei grandi sanatori ticinesi è tornato al centro del dibattito pubblico, soprattutto con la battaglia legale che coinvolge l’ex Sanatorio di Piotta. Accanto al recupero — controverso ma perlomeno compiuto — di Agra, restano irrisolti i casi di Piotta e Medoscio, sospesi tra progetti di rilancio, vincoli pianificatori e crescenti problemi di sicurezza. «Sono architetture fortemente identitarie», osserva l’architetto e storico Riccardo Bergossi (al microfono di Barbara Camplani e Mario Fabio in Alphaville), che ha studiato questi casi per l’Archivio del Moderno dell’Accademia di Architettura. E proprio per questo il loro abbandono pesa più di altri.

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Sanatori ticinesi, fra memoria e futuro

Alphaville 22.01.2026, 11:05

  • Ti-Press / Benedetto Galli
  • Mario Fabio e Barbara Camplani

Piotta è forse il caso più emblematico. L’edificio, un notevole esempio di liberty alpino con facciate in pietra e terrazze terapeutiche, non gode di alcuna tutela cantonale, nonostante lo Stato ne sia stato proprietario per un secolo. È diventato un landmark involontario, visibile a chiunque percorra l’autostrada, eppure continua a scivolare verso un degrado che sembra inarrestabile. Medoscio, dal canto suo, rappresenta il volto più cupo dell’abbandono: occupazioni abusive, crolli, problemi di sicurezza. La responsabilità è diffusa: la Curia ha venduto a privati che non sono riusciti a concretizzare alcun progetto, e senza un intervento pubblico il rischio è quello di una perdita definitiva.

Agra, invece, è il caso che divide. Il recupero ha riportato vita nel luogo, ma al prezzo della demolizione totale dell’edificio storico, sostituito da un nuovo volume che ne richiama solo la facciata principale. «La sostanza storica è andata persa», nota Bergossi, e la domanda che ne deriva è inevitabile: è meglio una ricostruzione che salva almeno la memoria formale, o la cancellazione totale, come accaduto al grande albergo Bella Vista sul Monte Generoso, di cui non resta traccia?

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Il Sanatorio di Agra

RSI Shared Content DME 09.11.2021, 10:48

In fondo, la questione non riguarda solo tre edifici. Riguarda il modo in cui trattiamo il nostro patrimonio quando smette di essere utile ma continua a essere significativo. Riguarda la nostra capacità di riconoscere valore a ciò che non produce reddito ma produce identità. E riguarda anche una nuova sensibilità: quella di chi oggi cerca modi diversi di abitare, recuperando edifici dismessi come accade nell’archeologia industriale. È una tendenza che potrebbe offrire a Piotta una via d’uscita, se solo si avrà il coraggio di immaginare un futuro che non cancelli il passato.

La riflessione sul destino dei sanatori ticinesi non è un esercizio nostalgico. È un test sulla nostra idea di territorio, di memoria e di responsabilità collettiva. E ciò che decideremo di fare — o di non fare — parlerà di noi molto più di quanto crediamo.

L'ex sanatorio di Piotta
03:19

Cercasi investitori per il sanatorio di Piotta (Il Regionale 09/02/2000)

RSI Info 06.05.2015, 15:04

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