Ticino industriale

Turbine, rotaie e acciaio! 

La Monteforno di Bodio e la rete industriale che ha modellato la Leventina

  • Un'ora fa
Valeria Frei - Monteforno
04:14

La storia della monteforno

RSI Cultura 31.01.2026, 08:00

  • RSI
  • Lorena Pianezza, Debora Huber
Di: Valeria Frei 

In occasione dei trent’anni dalla chiusura dell’acciaieria Monteforno di Bodio, il prezioso libro di Sara Rossi Guidicelli (2024) e il successo dello spettacolo presentato al Teatro Sociale di Bellinzona (2025) hanno riportato l’attenzione sulla storia di una delle più importanti realtà industriali del Ticino. Con tatto e sensibilità hanno riacceso emozioni e restituito voce, anche in senso letterale, grazie alla presenza del coro SCAM sul palco del Sociale, a tutte le persone che hanno condiviso un tratto di vita con la grande acciaieria di Bodio: lavoratori, mogli, figli, protagonisti e testimoni di un capitolo significativo dal punto di vista economico, industriale e umano.
 

Gli inizi

L’Acciaieria Monteforno prese il suo nome dal pizzo Forno, una montagna di 2907 metri che si scorge da Bodio guardando verso nord. Ed era un nome davvero appropriato per una fabbrica che scioglieva rottami di ferro all’interno di grandi calderoni bollenti.

L’attività iniziò nel 1946. Ad avere l’idea furono Luigi Giussani, Cesare Giudici e Aldo Alliata Nobili. Quest’ultimo era un vero e proprio direttore di fabbrica alla vecchia maniera: creava una famiglia e agli operai offriva lavoro, vacanze, corsi, attività sportive ecc. Questo era forse uno dei modi migliori per far restare i molti operai sardi o siciliani che dal mare arrivarono in mezzo alle montagne della Leventina.

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Alla Monteforno di Bodio

RSI Archivi 08.03.1963, 00:00

La fabbrica andava a gonfie vele e i dirigenti intrapresero degli investimenti all’estero, in particolare seguendo il sogno americano. Nel 1973 aprirono la NJSCO – New Jersey Steel Corporation – e questa iniziativa si rivelò un buco nell’acqua e soprattutto un buco nelle finanze della Monteforno. Quando nel 1977 il direttore, Alliata Nobili, morì, il figlio vendette la Monteforno alla solettese Von Roll, con sede a Gerlafingen. La Von Roll era una delle due concorrenti della Monteforno (l’altra era la von Moos), che aveva risentito dell’arrivo di una terza acciaieria su suolo elvetico. A Bodio la Von Roll investì in nuovi macchinari più performanti, ma nel contempo iniziò anche a licenziare. Da lì in avanti iniziò il declino e la fabbrica chiuse nel 1994, con grande sconcerto e incredulità dei dipendenti e di tutta la regione

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Chiude la Monteforno

RSI Archivi 27.09.1994, 00:00

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Elettricità

Cesare Giudici era il direttore della Aar e Ticino SA, poi diventata Atel. La Atel era un’azienda che distribuiva, e quindi vendeva, l’elettricità. Non è un caso, infatti, che la Monteforno si stabilì proprio sulla piana tra i comuni di Giornico e Bodio. A pochi passi dal sedime era attiva dal 1911 la centrale elettrica della (vecchia) Biaschina: oggi è dismessa (è stata sostituita con la più performante centrale della Nuova Biaschina, a Personico) e ospita il Campus formativo Bodio (CFB), ma ai tempi era una produttrice fondamentale per la Valle.

All’inizio del Novecento nella piana si erano insediate diverse industrie, una tra l’altro ancora attiva oggi. Molte invece chiusero dopo l’esplosione nel 1921 di una delle fabbriche, la Nitrum, e poi con l’arrivo della guerra. Si persero così acquirenti dell’industria elettrica e soprattutto lavoro e lavoratori in valle. L’arrivo di una nuova fabbrica era quindi una visione politica fondamentale e la rivitalizzazione delle zone periferiche era un importante progetto cantonale. Un tema tra l’altro sempre vivo!

Trasporti

La Leventina non era una valle qualunque. Da lì passava una delle più importanti vie di comunicazione nazionali e internazionali: la linea ferroviaria del San Gottardo. Un’industria pesante, per funzionare, oltre a disporre di energia elettrica a basso prezzo, deve essere ben collegata alla ferrovia. Rispetto al sedime della Monteforno, i treni transitano a cinquanta metri (in linea d’aria), oltre il fiume Ticino; il binario di raccordo inoltre c’era già, costruito per le fabbriche preesistenti.

Dai rottami ai tondini d’acciaio

I vagoni arrivavano a Bodio carichi di rottami di ferro, li scaricavano nell’immenso campo rottami a cielo aperto e ripartivano con il prodotto della fabbrica: i famosi tondini di ferro usati per l’armatura del cemento. Gli anni Cinquanta e Sessanta, si sa, erano anni di grande fervore per l’edilizia e in particolare per il cemento armato, usato per costruire case, palazzi amministrativi e abitativi, dighe, ponti e strade.

La fabbrica di Bodio era famosa non perché produceva acciaio di alta qualità. Il ferro arrugginito infatti non veniva solamente sciolto e ricomposto, ma veniva miscelato con altri ingredienti studiati in laboratorio per ottenere un acciaio forte e irresistibile! All’interno dello stabile amministrativo e dei servizi si trovava infatti anche un laboratorio chimico.

La fabbrica

Quello della Monteforno era un grande comparto industriale e oggi rimane ancora molto. Si accede dall’edificio amministrativo, munito di un accesso rappresentativo formato da otto colonne giganti: questo stabile fu disegnato dal pittore e architetto Carlo Basilico. L’ala est ospitava l’ufficio del direttore, la segreteria, vari uffici, sale riunioni e addirittura un ascensore, nonostante lo stabile salisse di un unico piano (PT e primo piano), oltre a quello interrato. Nell’ala ovest c’erano una mensa, docce e spogliatoi. C’erano poi un’infermeria, dei posteggi (con un’apposita pompa di benzina), i binari, la pesa e diversi capannoni. Verso Giornico c’era un Motel con un ristorante (il Ristorante Cramosina), e in paese si trovavano sei casette – costruite sempre da Basilico – riservate ai dirigenti della fabbrica; nel paese di Bodio invece la Monteforno aveva fatto costruire delle palazzine d’appartamenti.

La produzione avveniva all’interno di un immenso fabbricato a tre campate, con una struttura a traliccio metallico, lungo 700 metri (più di 7 campi da calcio!). Per dare uniformità all’insieme e nobilitare il cortile interno, Basilico aveva progettato un elemento (con alcuni uffici) anteposto, come una sorta di facciata, al capannone di produzione: questo fronte principale era tagliato verticalmente da lunghe fessure vetrate. In questo modo il prospetto principale della fabbrica si presentava in maniera unitaria come combinazione tra l’orizzontalità del basso corpo amministrativo e la verticalità dell’elemento arretrato del corpo produttivo.

Bibliografia minima e consigli di lettura
  • Sara Rossi Guidicelli, «Quaderno della Monteforno. Un racconto di fabbrica», iet Edizioni, 2024.

  • Mattia Pelli, «Monteforno. Storie di acciaio, di uomini e di lotte», Fontana Edizioni, 2014.

  • Valeria Frei, «Ticino industriale. Una guida architettonica», Casagrande-industriekultur, 2024.

  • «Carlo Basilico. Pittore, progettista e designer (1895-1966)», a cura di Nicoletta Ossanna Cavadini, Chiasso 1998.

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