Il Medioevo, spesso liquidato come un’epoca “oscura”, dominata da guerre e fanatismi, rivela invece una trama più complessa, attraversata da tentativi di mediazione, riflessioni sulla pace e movimenti religiosi ispirati alla non violenza. È questa la prospettiva che il professor Ermanno Orlando propone nel suo saggio Pace, pace, pace (Il Mulino), un viaggio attraverso secoli di storia medievale che mostra come l’ideale della pace fosse tutt’altro che marginale.
Figura centrale di questa tradizione è San Francesco d’Assisi, che Orlando (al microfono di Marco Pagani in Alphaville) definisce «l’uomo della pace del Medioevo», una presenza divenuta «quasi una figura iconica… antesignano del pacifismo moderno e contemporaneo». Il libro, nato nel contesto del centenario francescano, segue questo filo sotterraneo che attraversa il Medioevo come un “grido carsico”, riaffiorando nei momenti di maggiore crisi.
Il volto pacifista del Medioevo
Alphaville 27.03.2026, 11:45
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Un grido che risuona anche nella letteratura. Nel Trecento, Francesco Petrarca denunciava un’Italia lacerata da conflitti fratricidi con il suo celebre appello: «Pace, pace, pace!». E Santa Caterina da Siena, rivolta ai potenti del tempo, ricordava che «non c’è cosa più soave della pace», interrogandosi sul perché la penisola dovesse essere «dilaniata da continue guerre». Queste voci minoritarie, osserva Orlando, rappresentano un controcanto alla narrazione dominante: «Ho voluto far vedere che il grido della pace era altrettanto sentito di quanto lo è tutt’oggi».
Il libro affronta anche la posizione ambigua della Chiesa medievale. La Chiesa delle origini, ricorda Orlando, «rifuggiva da ogni forma di violenza», fondata sul Vangelo e sulle beatitudini. Ma con la cristianizzazione dell’Impero e l’elaborazione dottrinale di Sant’Agostino, si affermò l’idea che «la guerra può essere giusta, anzi in alcuni momenti diventa necessaria». Da qui nacque anche il concetto di guerra santa, giustificata come strumento di difesa della cristianità.
Eppure, accanto alla crociata armata, si sviluppò una vera alternativa pacifista. Dopo la caduta di San Giovanni d’Acri, al grido di Deus vult si contrappose un Deus non vult, secondo cui «Dio non vuole la conversione in armi degli infedeli». Questa via pacifica fu poi ripresa dall’Ordine francescano. Francesco stesso raccomandava: «Bisogna andare tra gli infedeli… ma la nostra presenza deve essere discreta, silente». Ruggero Bacone, un altro francescano, sosteneva che la crociata «non serve a nulla», proponendo invece la conoscenza delle lingue e delle culture orientali come strumento di incontro.
Un capitolo è dedicato alle figure femminili — Caterina da Siena, Cristina da Pisa, Giovanna d’Arco — spesso mediatrici di pace nelle loro comunità. Le fonti, quando disponibili, mostrano donne capaci di influenzare sovrani e famiglie, sostenendo che la pace fosse una prerogativa del buon governo e un dovere morale degli intellettuali.
Orlando invita però a evitare letture anacronistiche: «Noi li leggiamo come precursori del pacifismo moderno, ma bisogna sempre calarli nella realtà del loro tempo». Anche Caterina, pur mediatrice, non rinnegava la guerra giusta e arrivò a sostenere la crociata come ultima tappa verso una pacificazione universale.



