Festival Echi di Storia

Eugenetica oltre il nazismo: l’ombra nelle democrazie

Dalle origini ottocentesche alle politiche del Novecento, fino al caso svizzero dei Jenisch: quando il controllo dei corpi attraversa anche gli Stati democratici

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Bimbi Jenisch e Sinti in Svizzera, fu crimine contro l'umanità, 1950

Bimbi Jenisch e Sinti in Svizzera, fu crimine contro l'umanità, 1950

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Di: Emmanuel Betta, professore ordinario di Storia contemporanea al Dipartimento di Storia antropologia religioni arte spettacolo de La Sapienza, Università di Roma

30 Maggio 2026, 11.30–13.00, Asilo Ciani, nell’ambito del Festival Echi di Storia
Crimini contro l’umanità in Svizzera. Storia e storie del popolo Jenisch , con Uschi Waser, Emmmanuel Betta, Ilario Lodi, Taty Rossi, Francesca Mariani e moderazione di Francesca Mariani Arcobello

La parola eugenetica è diventata ormai familiare nel dibattito pubblico e politico, come riferimento forte, denso di implicazioni storiche. È usata spesso per criticare situazioni nelle quali le scienze biomediche agiscono sul corpo e sulla vita umana.

Sullo sfondo c’è il riferimento al nazismo, che dal 1933 avviò il progetto di costruzione di uno stato razziale, centrato sull’eliminazione degli individui e dei gruppi ritenuti d’ostacolo al primato della razza ariana. Da lì, diverse misure eugenetiche, come il progetto di eutanasia denominato Aktion T4, che soppresse migliaia di disabili psichici e fisici, proseguite nell’invasione dei territori polacchi prima e sovietici poi, lo sterminio delle cosiddette razze ritenute inferiori – ebrei, slavi, zingari -  e, ancora, il progetto Lebensborn volto alla costruzione di una razza ariana pura.

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Una scena dal film Der Lebensborn

LEBENSBORN

Modem 27.01.2016, 08:20

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Eppure, se non c’è dubbio che nei dodici anni del regime nazista l’eugenetica fu al centro della politica razziale del totalitarismo hitleriano, l’idea di agire sul corpo della comunità nazionale, per modellarlo e renderlo più sano e forte non nacque nei totalitarismi.

La parola eugenics fu coniata nel 1883 da Francis Galton, naturalista, scienziato, statistico. Fu poi lo stato dell’Indiana nel 1907 il primo a varare una legge che dava allo stato il potere legale di sterilizzare chi riteneva inadatto a riprodursi. Il bersaglio erano soprattutto i disabili psichici e fisici. Senza considerare che l’eugenetica sopravvisse alla sconfitta del nazismo e dei totalitarismi nel 1945. Fino alla metà degli anni ’70 in molti paesi, come la Svezia e la Norvegia, erano ancora in vigore leggi per la sterilizzazione dei cosiddetti inadatti, approvate a metà degli anni ’30 e che avevano portato alla sterilizzazione di migliaia di persone, per lo più donne.

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Alla scoperta dei nomadi Jenisch

Il Quotidiano 08.09.2022, 21:00

Anche nelle democrazie, dunque, un’eugenetica fondata su idee razziste e discriminatorie ha trovato spazio per molto tempo. Il caso della Svizzera, una delle più antiche democrazie europee, ne è un esempio eclatante. Tra il 1926 e il 1972, l’agenzia federale svizzera Pro Juventute organizzò e attuò il progetto Hilfswerk für Kinder der LandstrasseEnte assistenziale per i bambini di strada, con il quale intendeva contrastare il nomadismo, attraverso politiche di sedentarizzazione forzata indirizzate verso la popolazione Jenisch. 600 bambini Jenisch furono sottratti alle famiglie d’origine, e affidati, soprattutto i maschi o i bambini in età scolare, a famiglie contadine come manodopera.

Furono internati in orfanotrofi, cliniche psichiatriche, istituti penitenziari, quando l’azione rieducativa era ritenuta inefficace o di fronte al pericolo di fuga. Il progetto prevedeva il cambio di identità dei bambini, la rescissione definitiva di ogni contatto con la famiglia d’origine, la rieducazione linguistica, con il divieto di usare la lingua madre.

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La Svizzera riconosce i crimini su Jenisch e Sinti

Telegiornale 20.02.2025, 20:00

La condizione di reclusi per gran parte di loro si cronicizzò. Il progetto Kinder der Landstrasse non si proponeva il miglioramento delle condizioni di vita della “gens du voyage”, ma la loro rieducazione secondo un modello di ingegneria sociale di ispirazione eugenetica e radicato nel biologismo razzista ottocentesco.

Secondo quell’interpretazione, il nomadismo era da ritenersi espressione concreta di una natura degenerata e disordinata, incompatibile con il sogno di ordine di uno stato democratico come quello svizzero.

Le idee razziste pseudoscientifiche sui nomadi erano molto radicate nel pensiero politico e biomedico e questo permise al progetto di durare a lungo, al punto che ancora nel 1964 una diciassettenne Jenisch, la poetessa e scrittrice Mariella Mehr, dopo aver attraversato tutte le fasi più dure di quest’esperienza, dall’affidamento all’internamento in clinica, alle terapie coatte con insulina ed elettroshock, nel 1964 fu sottoposta a sterilizzazione perché aveva avuto un figlio.

Sinti nel 1958 fuori Zurigo

Sinti nel 1958 fuori Zurigo

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La Svizzera a lungo non riconobbe queste pagine dure della propria storia. Si trincerò dietro la convinzione che l’eugenetica fosse solo quella prodotta dal nazismo e quelle esperienze invece fossero altro. Solo di recente quella convinzione è stata finalmente incrinata, portando la Svizzera a prender atto che gli Jenish avevano subito era equiparabile a un crimine contro l’umanità, a riprova che quest’approccio discriminatorio e razzista ha attraversato i diversi sistemi politici.

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Echi di storia

Prima Ora 28.05.2026, 18:00

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