Geopolitica

L’Europa e la creazione di una forza armata sovranazionale

Dalla memoria dei Patti di Locarno al progetto mancato di un esercito europeo: la Comunità europea di difesa tra Guerra fredda, federalismo e anticipazione del presente

  • Ieri, 17:30
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  • ISPI
Di: Sonia Castro Mallamaci 

Ci sono anniversari che non si limitano a rievocare il passato, ma rilanciano prospettive di ricerca, mobilitano istituzioni, opinione pubblica e mondo politico. Tra questi rientrano le recenti celebrazioni dedicate ai Patti di Locarno, che il nostro territorio ha ospitato nei mesi estivi e autunnali dello scorso anno, proponendo un ricco programma di iniziative culturali rivolte tanto agli specialisti quanto al grande pubblico.

Talvolta, però, è utile ricordare anche le occasioni mancate, proprio perché rivelano il potenziale di progetti rimasti incompiuti a causa delle contingenze storiche. È il caso della creazione di un esercito europeo, un’idea formulata nel 1950 prima dall’allora ministro degli Esteri italiano Carlo Sforza, poi, nello stesso anno, dal primo ministro francese René Pleven, promotore del piano che porta il suo nome.

La Comunità europea di difesa, la CED, nacque come tentativo pionieristico di dar vita a una forza armata sovranazionale, risposta alle tensioni della Guerra fredda e alla necessità di reintegrare la Germania occidentale in un sistema di sicurezza collettiva. Il progetto, definito in un trattato firmato nel 1952, non entrò mai in vigore a causa della mancata ratifica del Trattato da parte dell’Assemblea nazionale francese nel 1954.

Con la CED tramontò anche la possibilità di costruire una vera comunità politica sovranazionale. Lo prevedeva l’articolo 38 del trattato, che immaginava la creazione di un’assemblea incaricata di elaborare una costituzione europea, passo logico di un processo che avrebbe trasferito competenze cruciali a un livello federale.

Alcide De Gasperi nel 1953.

Alcide De Gasperi nel 1953.

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A sostenere con determinazione questo disegno fu Alcide De Gasperi, che ne colse la portata storica e politica. Fu lui a dare fiducia ad Altiero Spinelli e a sostenere l’articolo 38, convinto che la CED potesse aprire la strada a un’Europa politicamente integrata. Spinelli, così come i federalisti europei, vedeva la CED come un’occasione per trasformare l’integrazione economica in integrazione politica, e fare un passo avanti verso la Federazione europea.

Teorico del federalismo e coautore con Ernesto Rossi del Manifesto di Ventotene, Spinelli – pur senza incarichi governativi – esercitò un’influenza decisiva sul dibattito europeo. Egli era convinto che una federazione sovranazionale rappresentasse la risposta strutturale ai conflitti che avevano devastato il continente. Istituzioni comuni avrebbero infatti reso la guerra non solo indesiderabile, ma impossibile.

Altiero Spinelli negli ultimi anni di vita.

Altiero Spinelli negli ultimi anni di vita.

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La Federazione europea era dunque concepita come un progetto di pace duraturo, capace di trasformare l’Europa da un potenziale teatro di guerra a comunità politica fondata su valori condivisi, come la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e i diritti umani. Gli stessi valori riaffermati con forza nelle celebrazioni locarnesi. Già nel 1925, come nel 1954, l’iniziativa diplomatica rispondeva all’esigenza di costruire un sistema di sicurezza collettiva e di favorire un riavvicinamento tra vincitori e vinti, in particolare tra la Germania e i paesi firmatari del Trattato di Versailles.

Oggi il contesto internazionale è profondamente cambiato, così come lo stato dell’integrazione europea, passata dai sei paesi fondatori ai ventisette attuali. Eppure, comprendere storicamente il significato della comunità europea di difesa può favorire uno sguardo più consapevole su una tematica attuale, quella dell’autonomia strategica europea, e contribuire a delineare un orizzonte di aspettative ora più che mai necessario.

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