* Tristan Miquel è il regista di American Yodel, il documentario che racconta la vita degli anabattisti americani. Il documentario, in onda su Storie, è disponibile anche su Play RSI fino al 17 luglio
È una pagina poco conosciuta della storia svizzera, quella del massacro degli anabattisti e della loro partenza per l’America.
Tra il XVI e il XIX secolo, infatti, migliaia di uomini e donne lasciano le campagne svizzere e attraversano il Reno per rifugiarsi in altri paesi europei. Poi, a partire dal XVII secolo, si imbarcano su navi dirette in America. Il loro crimine: rifiutare il battesimo dei bambini, predicare la non violenza, difendere una migliore distribuzione delle ricchezze e l’uguaglianza tra i credenti. Si fanno chiamare anabattisti.

Nato a Zurigo nel 1525, nel cuore dei tumulti della Riforma, il movimento anabattista rompe rapidamente con Ulrico Zwingli e le autorità civili: per questi credenti, la fede non può essere imposta dallo Stato, il battesimo deve essere una scelta consapevole, la comunità deve prevalere sul potere, la parola di Cristo su quella dei potenti. Una visione giudicata sovversiva, in un’Europa lacerata dalle guerre di religione. In Svizzera, la repressione non si fa attendere ed è sanguinosa: imprigionamenti, esecuzioni, esili... Il primo martire anabattista, Felix Manz, viene annegato nella Limmat nel 1527.
Di fronte alle persecuzioni, molti prendono la via dell’esilio. Alcuni si stabiliscono in Alsazia o nel sud della Germania; altri proseguono ancora più lontano, fino al Palatinato, poi verso i porti dei Paesi Bassi. Nel corso degli anni, da questo movimento nascono diverse correnti: i mennoniti, gli hutteriti, i “fratelli svizzeri” e gli Amish, un ramo molto conservatore fondato dal sarto bernese Jakob Ammann.
A partire dalla fine del XVII secolo, viene loro offerta una nuova terra di rifugio: l’America del Nord. Il fondatore della Pennsylvania, William Penn, promette infatti libertà di coscienza e terre da coltivare. Molti anabattisti fanno quindi la grande traversata, alla ricerca di una vita migliore.

Si stabiliscono prima in Pennsylvania, poi in Ohio, Indiana, Illinois e Kansas. Con loro, portano le loro lingue (dialetti svizzero tedeschi), le loro tecniche agricole, i loro vestiti, i loro canti e una concezione del mondo basata sulla semplicità e l’autonomia. I mennoniti, ad esempio, fondano la città di Berna in Indiana e quella di Kidron in Ohio, mentre gli Amish stabiliscono le loro comunità in numerose valli sparse tra diversi stati.
Nelle fattorie della Pennsylvania e del Midwest, ogni domenica, durante le funzioni religiose, si tira fuori l’Ausbund, il più antico libro di canti religiosi ancora in uso. L’opera, redatta in svizzero tedesco, è stampata in caratteri gotici e composta da testi scritti da martiri svizzeri. Era stata vietata nel XVII secolo dalle autorità bernesi. Gli Amish parlano il Pennsylvania Dutch, lingua ibrida derivata dall’antico svizzero tedesco, e indossano abiti ideati dal loro fondatore bernese. Più folcloristica, la città di Berna organizza ogni anno gli Swiss Days, un festival in onore delle sue radici, dove si possono incontrare yodler e suonatori di corno delle Alpi, in mezzo a food truck di hamburger e tacos.
Così, mentre la Svizzera moderna ha quasi completamente cancellato questa pagina della sua storia, le comunità americane perpetuano ancora questa memoria, tenendo vivo questo piccolo pezzo di Svizzera che ha attraversato l’Atlantico.
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