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San Valentino si avvicina e con lui i menù cosiddetti "afrodisiaci"

Mito da sfatare o verità?

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Quante volte sentiamo parlare di ostriche, champagne, cioccolato e peperoncino in periodo San Valentino, con annesse classifiche e top ten dei cibi che non dovrebbero mai mancare sulle tavole così dette “afrodisiache”? In realtà non ci sono cibi riconosciuti “scientificamente” come afrodisiaci, non esistono prove che dimostrino quanto le fragole scaturiscano sogni peccaminosi rispetto a una mela. In realtà ci si basa su esperienze, su simbolismi che ci portiamo dal passato e da antiche credenze, ma anche da valutazioni personali che possono essere influenzate da colori, profumi e forme. Poi c’è la letteratura sul tema, che inizia quasi più di cento anni fa con Omero Rompini e la pubblicazione del suo "La cucina dell’amore", un volumetto che mi è stato regalato anni fa, comprato ad un’asta di beneficienza, prima edizione originale del 1926, che non poteva mancare nella mia libreria!

Il Dott. Omero Rompini – pseudonimo sotto il quale si cela il vero autore de "La Cucina dell'Amore" – è il primo a scrivere un libro interamente dedicato alla cucina dell’amore, e lo fa rivolgendosi agli amanti, suggerendo persino determinati menù e piatti adatti per conquistare una bionda e quelli invece sicuramente più giusti per una mora, compresa la suggestione del locale da scegliere in cui invitare la fortunata a cena… è effettivamente da qui che inizia la bibliografia sul tema ed è a Rompini che molti scrittori si ispirano per parlare di eros in cucina e quindi di alimenti afrodisiaci.

Come dicevo prima, comunque, è indubbio che alcuni cibi abbiano una reputazione più afrodisiaca di altri, vuoi per credenze che ci portiamo dal passato, vuoi per odori o forme. Per esempio, la mela è da sempre riconosciuta come simbolo del peccato, rotonda e invitante, ma anche l’onnipresente cioccolato, e ancora il tartufo, così profumato e ricercato da diventare affascinante anche solo per l’essere elitario. E se le ciliegie, come la mela, rientrano nella categoria per la loro forma, le fragole si aggiungono all’elenco per il colore vivace e perché perfette per imboccare l’amato. E per la sua forma, anche il peperoncino entra di corsa negli immancabili cibi dell’amore; a quanto pare, fin dal loro arrivo in Europa dalle Americhe, è il portafortuna per eccellenza secondo credenze più “hot” che mai: per i Romani, infatti, come per gran parte dei popoli indoeuropei, la simbologia fallica era utilizzata come augurio di fertilità, sia familiare che economica legata all’agricoltura, da qui deriva il cornetto rosso usato come portafortuna. Ah, dimenticavo, in tutto questo elenco non sono da tralasciare le uova, simbolo di fertilità e di vita, così come la carne di pollo grande ricostituente come il suo brodino e quella di fagiano (Omero Rompini, per esempio, dà grande risalto ai “perniciotti” e alla selvaggina di piuma). Carote e sedano, poi, potranno essere una novità per alcuni, ma storicamente riservano grandi sorprese in questo campo; la carota, sia i greci che i romani, la utilizzavano per combattere l’impotenza e per agevolare concepimenti… verrebbe da dire che ci sarebbe da sbizzarrirsi con i soffritti!

Ingredienti e innamorati a parte, per quel che mi riguarda, cucinare è l’atto d’amore e di affetto più grande che ci sia, ergo, che siate amici, famigliari o single, per volersi bene e dimostrarlo, basta cucinare per qualcuno, anche se non si è provetti cuochi – anzi, il risultato e lo sforzo saranno ancor più apprezzati! – ergo, viva l’amore sempre con del buon cibo che unisce e alimenta i buoni sentimenti.

 

Fonti:
Rompini, "La cucina dell’amore", Catania Libreria Tirelli, 1926

Alice Tognacci 
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