Sulla scia della popolarizzazione delle bevande gassate ed energetiche, anche il “mate” si è fatto strada, e lo si trova sempre di più nei frigoriferi dei supermercati o nella lista delle bevande al bar. Dato il suo contenuto di caffeina, è molto diffuso nella comunità studentesca e nei locali notturni, dove sta sostituendo i più classici energy drink. È particolarmente conosciuto in Svizzera, dal momento che ci sono molte aziende locali che hanno iniziato a produrlo, crescendo sempre di più; tuttavia, quello di cui stiamo parlando - ovvero quello venduto in lattina o in bottiglie di vetro, di solito gassato - ha poco a che vedere con il mate originale, che affonda le sue radici nella storia sudamericana.
El Tony Mate, un marchio svizzero di bevande a base di mate, è stato insignito del premio “Promarca Brand of the Year” per due anni consecutivi (2023 e 2024).
Da caldo a freddo
Se il mate che troviamo principalmente in commercio è freddo, quello originale non lo è affatto. Al contrario, lo si beve caldo, infondendo nell’acqua le foglie essiccate e sminuzzate di erba mate (Ilex paraguariensis), una pianta nativa del Sud America. Lo si beve con una cannuccia in metallo, la bombilla, che ha un piccolo filtro alla sua estremità per evitare di inghiottire le foglie, e in un apposito recipiente, il calabaza, tradizionalmente ricavato da una zucca essiccata.
La preparazione tradizionale consiste nel riempire il recipiente per due terzi con la yerba, per poi inclinarlo creando una “montagnetta” su un lato. Si versa quindi l’acqua calda (70-80°C) nello spazio libero e, una volta inserita la bombilla, si beve l’intera infusione. Il gusto è amarognolo e vegetale.
Le origini nella popolazione dei Guaranì
È quindi all’America Latina che si può ricondurre l’origine del mate, in particolare ai Guaranì, una popolazione indigena situata tra Brasile, Paraguay, Argentina e Bolivia, per cui la bevanda era parte della loro vita quotidiana.
Ben prima dell’arrivo dei conquistadores, il mate era consumato regolarmente, anche come rimedio naturale (ad esempio contro i problemi al fegato) e come bevanda benefica, aiutando chi lo beveva a sopprimere l’appetito e rimanere energici.
Ma oltre a queste proprietà fisiche, il mate era anche ricco di significati simbolici: era infatti considerato come un dono degli dèi, una pianta sacra che favoriva la connessione con la natura e il divino. Ecco perché veniva anche utilizzato nei loro rituali religiosi per purificare il proprio spirito. In questi casi, il mate era un veicolo per raggiungere stati di coscienza alterati, per purificarsi prima di una caccia o una battaglia, o durante cerimonie guidate da uno sciamano.
Un’evoluzione di questi rituali è la ronda de mate, una pratica ancora diffusa che simboleggia fiducia, uguaglianza e unione. Il Cebador prepara il mate, beve il primo sorso (il più amaro) e lo riempie nuovamente, passandolo poi alla persona alla sua destra. Il giro prosegue, con la stessa bombilla e lo stesso recipiente, creando un legame tra i partecipanti.
L’arrivo dei colonizzatori
All’inizio del 17° secolo arrivano i Gesuiti e inizialmente non vedono di buon occhio le abitudini dei Guaranì. Notano quanto spesso consumano il mate, a volte talmente tanto da vomitare, e la soprannominano “erba del diavolo” arrivando addirittura a vietarlo.
Non capiscono il motivo di tale apprezzamento, ma ben presto ne intuiscono il potenziale commerciale: non sono infatti solo le popolazioni indigene a consumarlo, ma anche i nuovi cittadini colonizzatori. Così iniziano a coltivarlo professionalmente per commerciare le foglie su scala mondiale, arricchendosi e sfruttando la manodopera indigena.
Il loro successo si basava sulla scoperta della germinazione dei semi: i Guaranì sapevano che dovevano passare attraverso il tratto digestivo di alcuni uccelli per poter germogliare, e scoprendolo, i Gesuiti riescono a replicare il processo e padroneggiare la coltivazione, creando enormi e ordinate piantagioni all’interno delle loro missioni-comunità.
Nel 1767 il Re Carlo III ordina l’espulsione di tutti i Gesuiti dai suoi territori, per il loro potere economico e politico diventato troppo scomodo. Le piantagioni vengono distrutte e lasciate allo stato selvaggio, molti Guaraní fuggono e con loro si disperde anche gran parte della conoscenza pratica sulla gestione della pianta. L’arte della coltivazione dell’erba mate sarà ripresa solo nel 20° secolo; nel frattempo si torna al metodo di raccolta pre-gesuita, ovvero selvaggio nelle foreste.
Il mate oggi
Oggi il mate è rimasto parte integrante della cultura sudamericana, con un consumo pro capite che vede l’Uruguay al primo posto, con 10kg di mate per persona, seguito dall’Argentina, con 6.4 kg per abitante. Il suo consumo è simile a quello del caffè: può essere sorseggiato la mattina, per svegliarsi, o durante la giornata, per rimanere concentrati o digerire. A differenza del caffè, la caffeina del mate viene rilasciata più lentamente, quindi ha meno picchi di energia.
Quello che troviamo sempre più facilmente in commercio, quindi, è distante dal mate originale. Spesso, il contenuto di erba mate si riduce dello 0.2%.
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Setteventi 26.05.2025, 07:20
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