Ritratti e storie

Foraging in città

Una passeggiata con Alessandro Di Tizio alla ri-scoperta di profumi selvatici da portare in tavola

  • 9 novembre 2022, 09:25
  • FOOD
Foraging in città - Alessandro Di Tizio
  • ©Alice Tognacci
Di: Alice Tognacci

Tra le tendenze del mondo alimentare c’è di certo il ritorno alla natura e sempre più numerose sono le persone che si affidano alle mani esperte dei cosiddetti forager, in primis gli chef stellati famosi in tutto il mondo.
Avevamo già anticipato il tema in questo extra firmato Luisa J. Rusconi:

Oggi, però, vorremmo accompagnarvi in un’esperienza più “completa” grazie all’incontro avvenuto in occasione dell’evento internazionale Terra Madre Salone del Gusto 2022, tenutosi a Torino lo scorso settembre, e dove Alice Tognacci si è fatta accompagnare da Alessandro Di Tizio, etnobotanico di professione – da quando la pratica del “foraging” non era ancora di moda – in una passeggiata in pieno centro urbano alla ricerca di erbe spontanee commestibili.

Prima di immergerci in questo racconto, è bene introdurre chi è il nostro cicerone: Alessandro Di Tizio, gastronomo ed etnobotanico di origine abruzzese, si occupa di etnobotanica sin dai tempi della sua tesi di laurea all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – fondata da Slow Food nel 2004 in Piemonte – conseguita con uno dei massimi esperti internazionali di settore, il professor Andrea Pieroni. Oggi, Alessandro, oltre a collaborare con la stessa università in cui ha studiato dove tiene corsi di foraging in due master, lavora nel centro R&D (ricerca e sviluppo) del ristorante tristellato Mirazur di Mentone, in Francia, premiato come migliore ristorante al mondo secondo la classifica “The World’s 50 Best Restaurants” nel 2019. Qui, per lo chef Mauro Colagreco, si occupa non solo del reperimento e dell’uso delle erbe selvatiche in cucina, ma persegue un continuo studio gastronomico sul campo, all’insegna della promozione di varietà antiche, insieme a piccoli produttori e contadini presenti sul territorio. Amante e coltivatore per passione secondo i dettami dell’agricoltura naturale, organizza anche corsi sulla raccolta e conservazione di erbe selvatiche tramite le pratiche della fermentazione, tra Francia, Italia e Svizzera.

Cuffiette alla mano e pronti a partire insieme a noi per una passeggiata colorata da interessanti racconti, in cui impareremo a riconoscere e ad utilizzare alcuni frutti che la natura ci riserva anche in angoli insoliti metropolitani. Con Alessandro, infatti, non solo scopriremo perché raccogliere e mangiare frutti ed erbe spontanee provenienti dai centri urbani è possibile, ma capiremo qualcosa in più di questa affascinante pratica da riscoprire fatta di tradizioni, saperi popolari e profumi selvatici da portare in tavola che per lo stesso forager è molto di più di una mera pratica gastronomica, bensì vera e propria filosofia di vita.

Menta, sambuco, tarassaco, piantaggine, ma anche frutti come le prugne selvatiche sono solo alcune delle delizie che il Parco Dora, in pieno centro torinese, ci ha offerto in una piovosa mattinata di fine settembre…

Intervista ad Alessandro Di Tizio - Forager

©Alice Tognacci 08.11.2022, 18:17

  • ©Alice Tognacci

“Il foraging ci insegna tempo, pazienza e osservazione, tutti aspetti essenziali utili per la vita di tutti i giorni”, ecco perché Alessandro ha ribadito più volte quanto, secondo lui, tutti dovrebbero tornare alla raccolta delle erbe spontanee, al contatto diretto e fisico con la natura, aggiungendo che per farlo i tanti libri ormai pubblicati possono correre in nostro soccorso, sì, ma è soprattutto seguendo persone specializzate che ci si può avvicinare a questo mondo, iniziando un vero e proprio percorso fatto di luoghi da conoscere e riconoscere nel tempo grazie alle piante e al passare delle stagioni. Lui stesso ricorda la fortuna che abbiamo sul territorio della Svizzera italiana ad annoverare un personaggio come Meret Bissegger, figura di spicco nel mondo del foraging e punto di riferimento non solo locale ma anche in Italia. Alessandro racconta infatti di aver studiato a fondo i libri di Meret e tiene a sottolineare quanto li reputi tra i migliori lavori mai fatti sia per materiale fotografico che per piante scelte, “si vede che sono libri fatti con amore e professionalità. Solo così è possibile ampliare il sapere e rendere accessibile ai più un patrimonio importante per tutti e di tutti”.

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