Il 2026 è stato decretato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) come l’anno internazionale delle donne agricoltrici: un modo per valorizzare l’importante ruolo che svolgono, spesso sottovalutato e non riconosciuto. Per l’occasione, a partire da aprile 2026, il Museo svizzero all’aperto del Ballenberg presenterà la mostra «Le donne in agricoltura: ieri – oggi – domani».
Anche in Svizzera infatti il tema è attuale: da sempre le donne contribuiscono ai lavori delle aziende agricole familiari, occupandosi sia delle attività produttive sia amministrative, oltre che a quelle domestiche. Tuttavia, il loro statuto di mogli o madri tende spesso a prevalere, anche perché molte di loro non possiedono un diploma in agricoltura, pur svolgendo gli stessi compiti degli uomini.
In Ticino, è Alice Ambrosetti la presidente dell’Associazione Donne Contadine (ADCTi), associazione nata nel 2001 con lo scopo di promuovere gli interessi professionali, economici e sociali delle donne contadine e che oggi conta 200 socie. L’ADCTi appoggia e salvaguarda il settore primario, organizza attività di formazione, ha pubblicato più libri e ha costruito una rete tra le donne del settore.
Questo riconoscimento è motivo d’orgoglio. È un’occasione da sfruttare per far sentire la nostra voce.
Alice Ambrosetti

Intervista Alice Ambrosetti
RSI Food 04.03.2026, 09:15
Le battaglie delle donne contadine
Uno dei motivi principali per cui Alice ha accettato il ruolo di presidente è ottenere il riconoscimento ufficiale del lavoro delle donne agricole e un reddito che garantisca le relative protezioni giuridiche e previdenziali. «La remunerazione è importante perché consente di ottenere la previdenza per la vecchiaia e di essere assicurate», afferma Ambrosetti.
Un tema di cui si discute molto, sia a livello ticinese sia svizzero, è quello del divorzio: una contadina che è stata responsabile dell’azienda familiare con il marito può infatti ritrovarsi all’improvviso senza reddito. In politica, la discussione per una maggiore protezione per i coniugi e l’introduzione di un reddito obbligatorio per le contadine è aperta, ma la situazione è difficile da cambiare dal momento che molte piccole attività non se lo possono permettere.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Il-divorzio-insostenibile-delle-contadine--712876.html
A livello di sensibilizzazione, l’Associazione promuove diverse attività di formazione per rendere le partecipanti consapevoli delle questioni assicurative e dei loro diritti, oltre a formarle sulla gestione aziendale. Queste iniziative sono fondamentali per far capire che si può intraprendere questa strada. «Dobbiamo essere un modello e mostrare che è possibile diventare agricoltrici», afferma Ambrosetti, pensando alle giovani che vogliono iniziare una carriera in agricoltura, settore in cui il numero delle donne è ancora inferiore rispetto a quello dei loro coetanei maschi.
Fare rete tra donne contadine
Da quando ha intrapreso anche questa strada, Alice si è attivata per promuovere gli interessi di questo gruppo. Ha organizzato per esempio una conferenza sulle difficoltà di essere donna contadina alla quale hanno partecipato diverse personalità femminili del mondo agricolo, tra cui anche la presidente dell’Unione svizzera donne contadine e rurali Anne Challandes. «Pur essendo tutte accomunate da un contesto agricolo, arrivavamo tutte da ambienti diversi. Però quando ci siamo incontrate per discutere i temi da presentare, abbiamo subito trovato moltissimi punti in comune».
È infatti convinta che tutte condividano situazioni simili e che allo stesso tempo tutte provengano da contesti diversi: «Spesso siamo catapultate nel settore agricolo pur provenendo da contesti professionali o accademici completamente diversi. È anche questa la nostra forza: quella di portare visioni e competenze nuove alle aziende agricole».
Secondo lei connettersi è anche d’aiuto per non sentirsi isolate in un mondo che può essere difficile da penetrare - specialmente se non ci si è cresciute - e nel quale bisogna dimostrare di essere all’altezza.
La donna è stata storicamente parte integrante del settore agricolo svizzero, essendo il nostro un territorio tradizionalmente sostenuto dall’agricoltura. Se si pensa inoltre alla grande emigrazione ticinese dell’Ottocento, in cui molti uomini sono partiti per gli Stati Uniti o l’Australia per cercare una vita più dignitosa, si capisce subito come le donne abbiano dovuto farsi carico delle attività familiari, comprese quelle agricole.
Una lotta comune
Oltre alle questioni femminili, un obbiettivo fondamentale dell’Associazione è supportare l’agricoltura in generale e le sue rivendicazioni. Punto su cui insiste anche Alice Ambrosetti: «l’agricoltura ha le sue rivendicazioni. Noi come donne contadine dobbiamo mostrare che lottiamo a nostra volta per portarle avanti e come gruppo unito la nostra voce è più forte». Le problematiche attuali sono «la troppa burocrazia, i prezzi bassi e il misconoscimento del ruolo dell’agricoltura nella società. Noi come associazione lavoriamo anche su questo».
Non è perché ci settarizziamo che vogliamo stare al nostro posto, è il contrario, secondo me. È perché insieme siamo più forti
Alice Ambrosetti


