Il formaggio ticinese è molto più di un prodotto da assaggiare. Lo troviamo sul tagliere, nei grotti e sulle tavole di famiglia. Lo riconosciamo come “nostro”, ma spesso ci fermiamo alla superficie: una forma, una crosta, un gusto più o meno intenso.
Dentro un formaggio, invece, c’è un territorio intero. C’è un modo antico di conservare il latte. C’è la montagna, dove l’allevamento ha rappresentato per generazioni una risorsa fondamentale. C’è il lavoro dei casari, fatto di esperienza, attenzione e gesti ripetuti nel tempo. E poi ci sono le forme: fresche, stagionate, d’alpe, di valle. Dal Büsciòn al Piora, il formaggio ticinese non è una sola storia, ma una costellazione di saperi.
Alla vigilia di Caseifici Aperti, in programma il 9 e 10 maggio in tutto il Cantone, ne abbiamo parlato con Alessandro Corti, agronomo, direttore del Caseificio del Gottardo e conoscitore della filiera lattiero-casearia ticinese.
Il formaggio ticinese è più che un prodotto: è una tradizione che vive da oltre 800 anni in Ticino.
Alessandro Corti, direttore Caseificio del Gottardo
Prima del gusto, una necessità: il formaggio nasce per conservare il latte
Il formaggio nasce prima di tutto come risposta a un problema concreto: conservare il latte. Prima della refrigerazione, un alimento fresco e deperibile doveva essere trasformato per durare nel tempo. Da qui nasce una delle grandi intelligenze alimentari delle culture di montagna: trasformare una materia fragile in un prodotto capace di conservarsi, viaggiare e nutrire.
In Ticino questo legame è particolarmente evidente. Come racconta Alessandro Corti: «In montagna era impensabile coltivare i campi come in pianura. Per la tipicità del territorio e per il clima più rigido, l’allevamento è sempre stato fondamentale per le zone periferiche e montane». È qui che il latte è diventato materia prima, alimento, quindi economia e cultura.
L’invenzione del formaggio
RSI Food 04.11.2024, 21:00
Il formaggio non è mai stato solo un cibo, è stato un modo per abitare il territorio.
https://rsi.cue.rsi.ch/food/extra/territorio-e-tradizioni/Il-formaggio-invenzione-medievale--2356284.html
La produzione di formaggio in Ticino: un po’ di numeri
Secondo le spiegazioni di Alessandro Corti, in Ticino vengono prodotti ogni anno circa 13 milioni di chili di latte. La produzione di formaggio nel Cantone si aggira attorno alle 800 tonnellate annuali. Una parte del latte ticinese viene oggi trasformata fuori Cantone, soprattutto dopo la chiusura della Lati.
Non esiste un solo formaggio ticinese
La produzione locale è fatta di famiglie diverse, nate in luoghi e momenti differenti della vita agricola. Ci sono i formaggi freschi, legati a un consumo più immediato. Ci sono le formaggelle, diffuse in molte valli e capaci di cambiare volto secondo il latte, il pascolo e la mano di chi le produce. Ci sono i formaggi d’alpe, che portano nella forma il tempo della stagione alpestre.
Questa varietà racconta bene il Ticino: un territorio piccolo, ma fatto di molte differenze. Cambiano le altitudini, le vie di comunicazione, le abitudini di consumo, le proporzioni tra latte vaccino e caprino. Cambia anche il tempo: breve per i freschi, più lungo per i formaggi da stagionare. Il risultato non è una sola tradizione, ma una costellazione di prodotti che parlano di luoghi, bisogni e saperi diversi.
Piccola mappa dei formaggi ticinesi
Robiola
Fresca, morbida, spesso rotonda. Può essere di latte vaccino, caprino o misto. È legata storicamente al Sottoceneri e alla Valle di Muggio, dove piccoli formaggini freschi venivano prodotti già a inizio Novecento. Si mangia al naturale, con olio, sale e pepe, oppure con pane, salumi, insalate o polenta.
Büsciòn
Formaggino fresco, cremoso, di forma cilindrica, dal gusto acidulo e leggermente salato. Il nome richiama il “tappo”, per via della forma. Nato come prodotto capace di conservarsi un po’ più a lungo delle robiole, oggi si trova anche aromatizzato con erbe, aglio o conservato sott’olio.
Zincarlìn
Parte da una base simile a quella del büsciòn, ma viene lavorato con del pepe. Esiste fresco oppure stagionato. Nella versione stagionata assume una forma a cupola, un colore più rossiccio e un gusto forte e persistente. Lo Zincarlìn da la Val da Mücc stagionato è stato il primo Presidio Slow Food svizzero.
Formaggella
Tonda, di medie dimensioni, a pasta molle o semidura. Può essere di latte vaccino, caprino o misto. La sua identità cambia molto da valle a valle, secondo pascoli, maturazione, latte e mano del produttore. È uno dei formaggi più versatili della tradizione ticinese.
Formaggio d’Alpe
Prodotto durante la stagione alpestre con latte appena munto e lavorato direttamente in quota. La forma viene pressata e poi lasciata maturare in cantina. Il Formaggio d’Alpe Ticinese DOP è registrato dal 2002; può includere, in alcune zone, una quota di latte caprino fino al 30% oltre al latte vaccino. Giovane è più dolce e aromatico, con la stagionatura diventa più deciso.
Il gusto ticinese? Più morbido, lattico e legato all’affinamento Anche il gusto racconta un territorio. Secondo Alessandro Corti, il consumatore ticinese tende a prediligere profili «più morbidi, più lattici», mentre in Svizzera interna si incontrano spesso preferenze per formaggi «più forti, più saporiti». Non è una classifica, ma una geografia del palato: ogni territorio impara a riconoscere e ad amare sapori diversi.
Fare formaggio oggi non significa lavorare come cento anni fa
Quando si parla di produzioni tradizionali, il rischio è immaginarle ferme nel tempo. Ma il mondo caseario ticinese non è rimasto uguale a cento anni fa. «È impensabile trasformare il latte come cento anni fa», osserva Corti. «Sono cambiate le norme, i controlli, la tecnologia, ma la produzione non ha mai perso la sua essenza e la sua tradizione».
La sfida è proprio qui: evolvere senza perdere identità. La trasformazione del latte richiede oggi competenze tecniche, attenzione sanitaria e conoscenza dei processi. Ma questo non cancella la tradizione. Al contrario, può renderla più consapevole perché proteggere un sapere significa anche capire quali elementi sono davvero essenziali.
Con l’avvento di una nuova tecnologia, se non vuoi perdere l’identità, devi capire qual è la tua identità e poi proteggerla.
Cinque parole per capire meglio un formaggio
Latte crudo: latte senza nessun tipo di trattamento termico (termizzazione o pastorizzazione), lavorato con l’obbiettivo di mantenere una maggiore complessità microbiologica.
Affinamento: il periodo in cui il formaggio matura e sviluppa aromi, consistenza e carattere.
Crosta naturale: crosta grigia che si forma naturalmente durante la stagionatura, senza utilizzo di acqua e sale o altri tipi di aggiunte.
Pasta molle, semidura o dura: categoria di formaggi che si differenziano per il loro tenore di acqua, quindi con una consistenza dal più “molle” al più “duro”.
Occhiatura: l’insieme dei piccoli buchi presenti nella pasta del formaggio. La loro forma, dimensione e distribuzione possono raccontare molto sulla lavorazione e sulla maturazione.

Il mondo del formaggio
Prima Ora 22.04.2026, 18:00
Casaro: un mestiere che si impara tra scuola e caseificio
Fare formaggio non è un gesto improvvisato. È un mestiere che richiede tecnica, esperienza e capacità di leggere la materia. Il latte non è sempre uguale: cambia con la stagione, con l’alimentazione degli animali, con il clima, con la gestione della mandria.
In Ticino esistono percorsi formativi specifici, tra cui la formazione di casaro d’alpe presso la Scuola agraria cantonale di Mezzana. Ma la scuola, da sola, non basta, come sottolinea Corti: «A chi è interessato a questa professione consiglio di avvicinarsi, provare a fare qualche stage nei caseifici, ma anche esperienze sugli alpi ticinesi». Come ogni arte agricola e alimentare, anche quella casearia si costruisce nel tempo e con il confronto.
Il modo migliore per promuovere quest’arte lattiero-casearia è portare il consumatore dove si produce, fargli fare esperienza, spiegargli e raccontargli.
Caseifici Aperti 2026
Il 9 e 10 maggio, in tutto il Ticino, torna Caseifici Aperti, l’appuntamento che porta il pubblico dentro le realtà casearie del Cantone per scoprire da vicino come nasce il formaggio locale. Un’occasione per entrare nei luoghi di produzione, incontrare chi lavora il latte e osservare una filiera che fa parte della cultura agricola del territorio.
Quando: sabato 9 e domenica 10 maggio
Orario: dalle 10.00 alle 17.00
Dove: nei caseifici aderenti in tutto il Ticino
Cosa aspettarsi: visite, degustazioni, incontri con i produttori, attività per famiglie e occasioni per scoprire da vicino la filiera lattiero-casearia ticinese.
Si è parlato di Caseifici Aperti su Rete Uno a Casa Svizzera del 5.05.2026.

Mucche, capre, caseificio: una fattoria che non è solo lavoro, ma vita intera
RSI RSI Food 05.05.2026, 09:10
Mani, terra, Ticino: il buono di qui
Questo approfondimento fa parte della serie di contenuti “Mani, terra, Ticino: il buono di qui”, realizzata da RSI Food in collaborazione con Ticino a Te - progetto coordinato dal Centro di Competenze Agroalimentari Ticino (CCAT), organizzazione senza scopo di lucro - e con la Sezione dell’agricoltura della Divisione dell’economia.
Ogni mese, attraverso video e approfondimenti, raccontiamo le produzioni agroalimentari del Cantone, in chiave divulgativa e curiosa. Ogni puntata valorizza una filiera locale attraverso la voce di un interlocutore che si fa portavoce del sapere collettivo, con l’obiettivo di sfatare miti, sostenere il lavoro artigianale e far emergere il vero “buono di qui”.
https://www.rsi.ch/s/3269132