Al via oggi la 64ª edizione della Lingera guidata dalla Dinastia Boeri, con una novità 2026: ci sarà un viceré.
Per l’occasione, riproponiamo un articolo che ripercorre la favola di questo storico appuntamento, grazie ai racconti di chi, negli anni, ha reso la Lingera un carnevale che si fonda sulla tradizione e sul tramandare saperi che passano anche dalla tavola.

Una Lingera ambiziosa
Il Quotidiano 27.01.2026, 19:00
L’origine della Lingera è una lunga storia: anche se le fonti più ufficiali raccontano che prese il via agli inizi del Novecento, alcune leggende narrano come la si festeggiasse almeno trent’anni prima della Grande Guerra.
Dalla Lapponia a Roveredo
La leggenda della Lingera inizia nel 1862. Una donna proveniente dalla Lapponia, con il figlio Giovanni, arrivò a Roveredo e aprì un piccolo negozio di alimentari. La donna girava di paese in paese, per tutta la Mesolcina e la Calanca, con una grande gerla piena di prodotti gastronomici: formagelle, salsicce, salametti, salami e mortadelle. Poi li rivendeva nella sua bottega all’entrata della vecchia strada “Caraa de Befen”.
Elzio Taddei, memoria storica delle tradizioni locali e nipote di Giovanni Meyer (il figlio della donna lappone), racconta come tutto ebbe inizio. Giovanni, soprannominato “el Todeschett” per la sua padronanza del tedesco, fece amicizia con Alessandro Gemperle, un giovane di Sarn in cerca di lavoro. I due ragazzi, con un gruppo di amici, durante il carnevale acquistarono una bottiglia di vino nostrano a Carasole e la bevvero tutta in poche ore.
La tradizione si ripeté anno dopo anno. Il gruppo cresceva, i canti diventavano schiamazzi e le donne del paese, affacciate alle finestre, bisbigliavano tra loro:
Te vist chi ghè giù amò?! Anga chest’ann! I lingera del paes a inciocas come porscei!”
I ricordi golosi della Lingera
A Re Brenno, regnante della Lingera insieme a Regina Stefania, abbiamo chiesto qualche ricordo e nozione gastronomica per raccontare la grande festa a tavola. Brenno ci svela che i suoi ricordi da bambino sono legati a una leccornia “rituale”: «Pochi sanno – spiega Brenno Martignoni – che Roveredo, oltre ad aprire la carrellata dei carnevali, la chiudeva anche, con il Carnevaa Vecc Carasoo, il carnevale “vecchio”, cioè, in pieno regime ambrosiano, la cui specialità sono i merengue con la fiora, delle irresistibili meringhe con la panna».
(Roveredo: apertura Carnevale Lingera Roveredo, maccheronata. Nella foto il Ré e Regina Lingera durante la festa di Carnevale Lingera, aperto con la maccheronata offerta e musica Guggen. © Ti-Press / Alessandro Crinari)
Elga Guerini, cuoca alle scuole elementari di Roveredo e assidua frequentatrice del carnevale Lingera fin dalla sua infanzia, ricorda i numerosi cuochi in campo durante i giorni di festa addetti alla preparazione di risotto e luganighe, ma anche la polenta con gorgonzola, preparata nei vari ristoranti di Roveredo in occasione del martedì grasso (Martedì Grass), tradizione che si è portata avanti per tanti anni - oggi persa - chiamata StraKumerli, in onore del Re Kumerli.
In Piazzetta, a pochi giorni dalla chiusura ufficiale della Lingera, iniziava una seconda festa con serate nei ristoranti e bar, e il palo della cuccagna al centro della piazza.
Elga racconta i suoi ricordi dolci: «Oltre alle classiche chiacchiere che si facevano e si fanno tutt’ora, sono i tortei de carnevaa ad essere una vera delizia; delle frittelle a base di una pastella relativamente soda composta da mela grattugiata, birra, latte, farina, uova, burro, zucchero e uvetta che, presa a cucchiate, viene fritta nell’olio bollente fino a doratura, per poi ultimare le frittelle ottenute con una spolverata di zucchero a velo».
Tortei de pom de pianta con Carla Norghauer
Timer 23.02.2023, 19:40
Il carnevale nel Dopoguerra
Taddei ricorda come si svolgevano i preparativi nel dopoguerra. Si organizzavano cavallo, carro, carrettiere e una botte di legno da due o tre ettolitri. Quando tutto era pronto, si faceva il giro delle frazioni suonando la cornetta. I viticoltori del paese portavano il vino dalle loro cantine al carro con secchielli di rame, versandolo nella “pidra” (imbuto).
Una volta piena, la botte veniva portata davanti alla falegnameria del vecchio Martin Manzoni, chiamato “el Lola”. Lì funzionavano le caldaie per il risotto e le luganighe, distribuiti gratuitamente a tutto il paese.
La festa oggi e gli appuntamenti gastronomici
Oggi i capannoni adibiti ai festeggiamenti sono la “casa” di risotto e luganighe. Il gruppo di cucina della società carnevale Lingera è attivo tutto l’anno e organizza altri eventi oltre al carnevale. È conosciuto e apprezzato in tutte le stagioni.
Il risotto e luganighe è servito, come da tradizione, durante il pranzo della domenica conclusiva del carnevale (8 febbraio 2026 alle ore 12:00), anche da asporto; mentre il giorno dell’apertura (4 febbraio 2026 dalle ore 19:00), è la classica maccheronata offerta a tutta la popolazione e regnanti.
Accompagnano le serate anche i 6 food truck.
