I coralli sono sicuramente da annoverare tra gli organismi marini che suscitano maggiore curiosità. Sono davvero degli animali? Come si formano e che ruolo hanno nell’ecosistema?
In una recente puntata del giardino di Albert radiofonico, Alessandra Bonzi ha intervistato Federica Siena, dottoranda dell’Università di Milano-Bicocca, attualmente impegnata alle Maldive per lavorare al progetto “Map the Giants”, proprio dedicato ai coralli.
In fondo al mar
Il giardino di Albert 30.05.2026, 18:00
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Map the Giants è un progetto di citizen science (scienza partecipativa) volto a mappare i coralli giganti, ovvero quei coralli così grandi da superare i 5 metri di diametro. Questi organismi sono vere e proprie macchine del tempo viventi, possono vivere per centinaia di anni, e ogni strato del loro scheletro è un capitolo della storia del pianeta, un archivio prezioso delle condizioni ambientali passate.
“Un corallo”, racconta Federica Siena, “è un organismo quasi sempre, o per la maggior parte, coloniale. La cosa molto affascinante è che iniziano a crescere da un singolo polipo che può essere anche solo di un millimetro di diametro, fino a raggiungere dimensioni che sono letteralmente colossali. Per noi la soglia minima è cinque metri di lunghezza e di diametro; quindi, tutti i coralli che sono all’interno del nostro database sono di almeno cinque metri. E poi arriviamo a coralli che sono anche venti, venticinque, trenta metri di diametro per un perimetro che in alcuni casi è di 190 metri. Stiamo parlando di organismi che a partire da qualcosa di minuscolo vanno a continuare a crescere”.

Corallo gigante sottomarino sotto lo sguardo di una nuotatrice
La crescita dei coralli è un processo molto importante perché crea degli ambienti preziosi: le barriere coralline, in cui si installano una moltitudine di altre specie viventi, favorendo la biodiversità marina. Per crescere, continua Federica Siena, “il polipo originale continua a dividersi e a depositare uno scheletro di carbonato di calcio fino a costruire queste strutture enormi. Sono dei veri e propri bio-costruttori. I coralli in generale vanno a generare proprio degli ambienti, a creare, nel caso delle Maldive, le Maldive stesse”.
I coralli sono animali a tutti gli effetti, sono organismi coloniali che vivono ancorati al substrato e sono formati da un insieme di minuscoli invertebrati chiamati polipi (da non confondere con i polpi), in grado di vivere con alghe unicellulari in un rapporto di simbiosi. Le alghe donano ai polipi ossigeno e zuccheri prodotti dalla fotosintesi e in cambio i polipi mettono a disposizione nutrienti e un habitat protetto in cui vivere. Una convivenza particolarmente affascinante che genera una sorta di superorganismo coloniale. I polipi sono formati da un corpo morbido, simile a un sacco, sulla cui sommità si trova una bocca piena di tentacoli urticanti. La loro struttura rigida esterna è determinata dalla secrezione di un esoscheletro di carbonato di calcio ed è questa deposizione che genera l’impalcatura che poi prende il nome di corallo.
I coralli giganti, anche chiamati sequoie del mare, sono spesso definiti macchine del tempo naturali ed è per questo motivo che l’Università Bicocca di Milano ha lanciato il progetto Map the Giants, un’iniziativa di ricerca guidata dal Centro Mare della medesima Università, che mira a scoprire, studiare e proteggere le colonie di coralli più grandi e antiche del mondo. È un progetto partecipativo, quindi subacquei, biologi marini, turisti e comunità locali possono contribuire segnalando avvistamenti di questi coralli. Ma perché sono così importanti?
“Parlavamo prima del fatto che sono delle macchine del tempo”, prosegue Federica Siena. “Alcune di queste specie contengono, nel loro scheletro di carbonato di calcio, delle informazioni che riguardano le condizioni del mare. Queste informazioni sono un po’ come dei logger, degli strumenti che hanno contenuto e registrato al loro interno, per centinaia di anni, informazioni sulle condizioni del mare”.
Al di là della loro imponenza, questi animali sono dei custodi della biodiversità perché pur occupando una frazione minima dei fondali, le barriere coralline offrono riparo e nutrimento a circa il 25% di tutte le specie marine, quindi, sostengono l’ecosistema marino, sono fondamentali per l’equilibrio del pianeta e sono veri e propri archivi del clima.
Coralli indicatori
RSI Servizi 21.05.2018, 09:34
Nell’era dell’Antropocene, anche i coralli sono confrontati con molte forme di stress. Nella maggior parte dei casi si tratta di impatti di origine antropica, oppure naturale, ma amplificati dall’attività dell’uomo. Pensiamo all’inquinamento, oppure al nostro impatto diretto nel momento in cui nuotando si urta un corallo. Ci sono poi delle malattie che oggi, a seguito del cambiamento climatico, sono in grado di creare delle epidemie che sterminano intere porzioni di scogliere coralline. E non da ultimo, l’aumento della temperatura media del pianeta e il conseguente aumento della temperatura delle acque sono la causa principale dello sbiancamento dei coralli.
La buona notizia, però, è che alcuni di questi coralli sembrano essere in grado di resistere al fenomeno dello sbiancamento, come confermato da Federica Siena: “una cosa importante da comunicare e che lo sbiancamento è un fenomeno che spesso viene descritto come causante la morte dei coralli. Ciò è vero, ma alcuni generi di coralli e alcuni individui i sono più resistenti di altri riescono a sopravvivere”.
È importante quindi continuare a fare ricerca. Un progetto come Map The Giants permette di capire ancora meglio le interazioni che possono avere gli organismi con l’ambiente e, in questo caso, di valutare nello specifico gli impatti dei cambiamenti climatici sull’intero ecosistema.
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Terra 26.05.2026, 09:45












